VITA BASSA E TACCHI A SPILLO

di Polly Williams

Questo romanzo me l’aspettavo proprio diverso, e invece ho goduto di un’incredibile sorpresa.

Non è per niente frivolo o spumeggiante come la copertina starebbe a suggerire, anzi!

Ho trovato questa storia molto malinconica, profonda e introspettiva.

La protagonista, Amy Crane, è una rampante professionista di Londra, sempre vestita in modo professionale, con i tacchi alti, un lavoro fagocitante pieno di scadenze, stress e orari impossibili da gestire.

Ma non è questa Amy Crane quella che accoglie il lettore, no. Quella Amy Crane è la vecchia protagonista, quella non ancora incinta di otto mesi.

Il romanzo è una storia di rinascita di una donna che affronta il più temuto — e desiderato al tempo stesso — cambiamento di sempre: la maternità.

L’autrice sceglie di mostrare le ultime fasi della gravidanza, e la vita scombussolata dalla nascita di una piccola creatura, croce e delizia allo stesso tempo, rivoluzione di vita e di intenti per i due genitori, che come tanti, si perdono per la strada, convinti di andare ancora nella stessa direzione ma in realtà allontanandosi sempre di più.

Com’è davvero una brava madre? Che cosa chiede questo mondo alle donne che hanno appena subito uno dei più grandi stress fisici e mentali di sempre?Che fine fanno la forma fisica, la vescica, i capelli, le ore di sonno, i bei vestiti, i tacchi? Che cosa cambia fuori e dentro di sé quando si aspetta un bambino e lo si dà alla luce?

Questi sono alcuni dei quesiti a cui cerca di rispondere l’autrice, giovane madre che descrive la sua esperienza attraverso gli occhi di Amy, mettendo in guardia chi si ritrova nella sua stessa situazione.

Mi sento uno schifo. […] Ora come ora non saprei come cavarmela da sola. E sai perché? Perché non so chi sono. Chi sono? Dov’è finita la vecchia Amy? La rivoglio, mi serve. Non posso affrontare tutto questo finché non sarò pronta a sopportare le conseguenze.

Non sono una madre e di certo non ho ancora accarezzato l’idea di provare ad avere un figlio, ma mi sono sentita molto empatica con Amy. La gravidanza e la nascita di un figlio assomigliano all’esplosione di una bomba nella vita di una persona. Una bomba che non provoca morti e feriti, ma che sconvolge gli equilibri, cancella i traguardi e che fiacca umore e fisico.

Spesso le donne si ritrovano confuse, si guardano allo specchio e non si riconoscono. Non so se sia una reazione normale, ma riconoscere una se stessa che è stata così fortemente cambiata credo sia un errore. Dopo un cambiamento così importante più che riconoscersi in una forma sbiadita e passata di noi stesse dovremmo ri-conoscere quello che siamo diventate.

Imparare a conoscere, ad amare e a rispettare la nostra nuova forma, la nostra nuova consapevolezza. Smetterla di ostinarci e indossare i panni vecchi, ormai stretti e scomodi, per fare spazio e quelli nuovi, che si adattano alle nuove forme e al nuovo ruolo.

La storia di Amy ci racconta questo: non esiste un modo giusto di essere madre, esiste il modo che ognuna di noi sente di dover mettere in pratica.

Non bisogna perseguire l’ideale di mamma in carriera giovane e perfetta, curata e sempre disponibile a un solo mese dal parto. Si sbaglia, si impara, si deve passare per le varie fasi dell’accettazione e conoscere la nuova donna nata da una gravidanza: una madre, oltre che una donna.

La protagonista ci trascina tra sbalzi d’umore, un corpo appesantito, notti insonni, scarso appetito sessuale, lacrime facili, ormoni impazziti, stanchezza e amore viscerale e profondo per Evie, la splendida bambina nata dall’unione tra lei e Joe, il suo compagno.

Uno slancio d’amore per Evie mi squassa tutta, come una corrente elettrica. è la cosa migliore che mi sia mai capitata. Come mai ci ho messo tanto ad accettare l’inalterabile realtà della vita con un bambino? Ho cercato invece di contrastarla, incapace di accettare che la mia vecchia esistenza era morta e sepolta. […] Credevo che la maternità fosse la mia fine, invece è stata solo l’inizio.

Una storia davvero bella da leggere, che fa riflettere sulla maternità e che rischiara alcune dinamiche psicologiche e fisiche che hanno inizio solo all’indomani della nascita di un figlio.


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