Festival della Comunicazione, viaggio sulla nave della gentilezza

Raffaele Castagno
Sep 16 · 3 min read
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Italo Calvino la chiamava la “Gran Bonaccia delle Antille”. Una metafora marinara per descrivere in un celebre racconto l’immobilismo dell’allora PCI. Negli ultimi anni questa bonaccia sembra pervadere la nostra società. Non perché siano stati anni calmi e tranquilli, bensì per essere tutti come immobili, (auto)costretti in una sorta di loop di idee che non cambiano mai, esaltazione dell’incompetenza, fake news, bolle social e ancor peggio culturali.

Ecco allora che l’ultimo Festival della Comunicazione a Camogli, bellissimo borgo marinaro della Riviera ligure, è stato come un vento fresco che ha rigonfiato le vele di una nave da troppo nelle secche. Lo ha fatto mettendo al centro la socialità, declinata nelle sue mille forme, a cominciare da come ricostruire quella possibilità di confronto con l’altro.

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Gianrico Carofiglio — Della gentilezza e del coraggio. Conversazione sull’arte della politica

Mettersi in ascolto del mondo non per accettare punti di vista aberranti ma riconoscere le plurali manifestazioni dell’intelligenza” ci ha ricordato in un bellissimo intervento Gianrico Carofiglio, invitandoci a praticare il culto della gentilezza. Non cortesia o buone maniere, bensì pratica del dialogo, strumento per evitare che il confronto precipiti in una spirale distruttiva di odio e violenza.

Una “danza marziale” che ci richiede “azioni paradossali”, vale a dire l’ascolto attivo. Uscire da noi stessi, mettere a tacere il nostro ego, acquisire la capacità di riconoscere i propri errori. Provare a seguire il magnifico esempio del musicista Daryl Jones, capace di rompere la barriera dell’odio del Ku Klux Klan.

Gentilezza dunque come metodo di dialogo; ma il Festival ha evidenziato a tutti noi un altro importante fattore: non può esserci confronto senza conoscenza (reale) dei problemi, senza competenza. Ed è bello sapere che proprio la conoscenza sarà il tema della prossima edizione della rassegna nel 2021.

Un sapere, come ha rilevato il il vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini che è diventato articolato e complesso, tanto che solo pochi riescono a “intuire i riverberi” fra scienza, tecnologia, politica, salute. Metastruttura di una globalizzazione che ha però bisogno di anticorpi — prosegue la riflessione - anticorpi che devono andare nella direzione di una società meno diseguale.

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Elsa Fornero, Murizio Molinari, Carlo Cottarelli — Tenere il punto senza necessariamente avere il consenso politico

Provare a immaginare l’idea di una società che offra “un punto di partenza uguale per tutti” hanno sostenuto all’unisono Elsa Fornero e Carlo Cottarelli, in un bel confronto — moderato dal direttore de La Repubblica Maurizio Molinari — dove si è quasi avvertito un senso di vertigine nell’ascoltare rimettere al centro questioni epocali quali la scuola, la grande partita dell’educazione, la necessità di avere un welfare che sia costruito sul ciclo di vita delle persone, secondo gli insegnamenti di Franco Modigliani.

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Luca De Biase, Elisabetta Anversa, Cristiana Castellotti, Marco Azzani, Matteo Caccia, MONDO PODCAST Podcast: istruzioni per l’uso

Società che deve essere raccontata: dal Festival esce un’idea forte di un giornalismo che trovi la sua ragione profonda nel narrare le storie e le persone, pure con strumenti nuovi come i podcast. Eppure non è solo una questione di tecnologia. “Raccontare storie di vita è un gesto politico, per far sapere che nel mondo esistono milioni di modi diversi di vivere”. Parole di Matteo Caccia, tra i migliori podcaster italiani. “Le storie colorano e illuminato la vita delle persone — gli ha fatto quasi eco l’ex direttore de La Repubblica Mario Calabresi — per questo vanno scritte”.

Un giornalismo che mi immagino preciso, attento, esaustivo, profondo accurato. Come la musica di Arturo Benedetti Michelangeli: “Il pianista è artista e artigianoha sottolineato Roberto Cotroneo autore della biografia del grande pianista del Novecento. È sia interprete che “sacerdote della perfezione, del dettaglio”. E tutto ciò richiede non solo studio, ma sensibilità, pratica, disciplina, concentrazione. “Applicazioni di un’estetica che per certi versi parrebbe quasi perduta”.

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Parole come gradini per le connessioni umane

Raffaele Castagno

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Giornalista, archeologo, blogger. Si occupa di mondo antico, cultura, libri, articoli di cronaca divulgazione scientifica, comunicazione social.

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