L’età ibrida

marisandra lizzi
Nov 3 · 6 min read

Episodio 3 | Contaminati

In collaborazione con Elisa Lenci Botticella
Qui l’episodio 1 | Il funambolo
Qui l’episodio 2 | Phygital

Contaminazione è una parola che oggi ci fa particolarmente paura.
Viviamo nell’incubo di essere contaminati, di toccare qualcosa che non andava toccato o di parlare con qualcuno che possa inquinarci.
Eppure non è sempre stato così.

La vita cambia in fretta.
La vita cambia in un istante.

Sono queste le prime parole de L’anno del pensiero magico, il libro in cui Joan Didion racconta la sua vita dopo la morte improvvisa del marito. È un anno di profondi cambiamenti, un anno in cui il mondo per come lo conosceva lei smette di esistere e diventa incomprensibile, tanto da richiedere nuovi schemi di pensiero per descriverlo. Come tornare a capirlo?

Leggi, impara, datti da fare, rifugiati nella letteratura.
L’informazione è controllo.

Noi forse oggi ci sentiamo smarriti un po’ come Joan Didion durante il suo anno magico, ma un modo per superarlo c’è. O almeno questo è l’unico modo che io conosca: mettere ordine tra le parole.

Dobbiamo ricostruire i significati, tracciare nuove mappe per non perderci, tornare a studiare. Insomma, dobbiamo contaminarci con nuovi saperi e altre culture, infettarci di forme e costrutti mai studiati. E poi ridefinire noi stessi.

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Milano, 27 ottobre 2020. Abbiamo deciso di iniziare gli incontri de L’età ibrida alle 18, per esorcizzare la paura del conto di ricoverati e contagiati, che ogni giorno viene rilasciato alla stampa proprio a quest’ora. Oggi, però, si è sommata una nuova triste notizia, dato che le 18 sono diventate anche l’orario in cui si abbassano le saracinesche di tante attività in Italia, per questa nuova stagione di sacrifici e di restrizioni che siamo costretti a gestire.

È una chiamata alla responsabilità, ma anche alla creatività.

Sì, perché è solo mettendo in campo la nostra immaginazione che possiamo concepire un mondo diverso, più giusto e sostenibile. Insomma, radicalmente nuovo. Il come proviamo a capirlo insieme alla nostra prima ospite.
Erika Lamperti è la co-fondatrice di IL3X, una startup nata durante il lockdown e appena uscita dal Tavolo Giovani della Camera di Commercio di Milano. L’idea alla base dell’impresa è ibrida per eccellenza: IL3X vuole posizionarsi come un tech partner dei brand moda, per realizzare collezioni a impatto zero. In che modo? Tutti i capi e gli accessori sono prodotti esclusivamente in realtà aumentata, in modo da essere venduti (e quindi indossati) soltanto su piattaforme online.

Il mercato esiste già, soprattutto nel mondo dei videogiochi, ma l’idea è quella di estenderlo ai social media e a qualsiasi altro spazio virtuale. Grazie a questa impresa, i marchi potranno testare i propri prototipi investendo pochissime risorse, oltre a creare engagement e aprirsi a nuovi canali di vendita. D’altra parte “IL3X” vuol dire proprio questo: la Internet Lex ci insegna che, su internet, apparire è più importante che possedere.

Il secondo ospite rappresenta una realtà che si è ibridata col tempo: Enoclub è un’impresa familiare nata nel 1982 a Milano. Massimo Malfassi, il figlio del fondatore Gianni, guida questa enoteca che oggi può vantare una vasta selezioni di vini oltre a una clientela interessata e affezionata. Agli strumenti tradizionali, negli anni, si sono affiancati anche quelli digitali, tanto che durante il lockdown l’azienda è riuscita a garantire consegne a domicilio puntuali ed efficaci, gestite attraverso diversi canali di comunicazione.

Non è sempre stato facile: “La vendita online è come un’onda lunga e se pensi di cavalcarla probabilmente ti fai male”, ci racconta Malfassi. E continua: “Ma se sfrutti l’effetto volano, puoi farcela. Tutti dobbiamo attrezzarci”.

Ecco un’altra caratteristica dell’età ibrida: l’adattamento.

È importante rimanere sempre aggiornati, provare nuove strade e imparare da chi ci ha preceduti, magari unendo discipline che sembrano anche molto distanti tra loro. Un vero esperto in questo senso è Giulio Xhaët, il nostro terzo ospite. Saggista e autore, partner di Newton Spa, quest’anno ha pubblicato con Hoepli il libro “#Contaminati: connessioni tra discipline, saperi e culture”.

Secondo Xhaët, infatti, i contaminati sono la risposta umana all’era dell’algoritmo, ovvero quest’epoca in cui gli esseri umani e le intelligenze artificiali lavorano fianco a fianco quotidianamente. Nella pandemia questa relazione si è intensificata, tanto che in alcuni casi è risultata addirittura necessaria. Ma non dobbiamo aver paura di questi processi, dice Xhaët, anche se occorre imparare a gestire gli algoritmi con abilità per evitare che ci rendano la vita impossibile. In questo passaggio, la contaminazione è essenziale.

Non che sia un concetto nuovo.

Nel mondo antico l’interdisciplinarietà era quasi la norma. Pensiamo al contaminato per eccellenza: Leonardo da Vinci. Egli sapeva destreggiarsi tra discipline anche molto diverse tra loro per portare avanti i suoi studi geniali: dalla filosofia all’architettura, dalla pittura all’ingegneria, dalla musica all’anatomia. Tutto gli era necessario.

Ma non serve essere un genio per rientrare tra i contaminati: se nella rivoluzione industriale ci si doveva specializzare per essere competitivi, oggi è importante apprendere per “propagazione”, in orizzontale. Saper danzare tra le intersezioni delle varie discipline, come scrive Frans Johansson nel suo “Effetto Medici”.

E i luoghi per imparare a farlo sono già molti: la London Interdisciplinary School, per esempio, propone un corso di studi che unisce fisica e chimica insieme a storia, filosofia, storia dell’arte e ingegneria informatica. Il motivo? Perché per comprendere i problemi sempre più complessi della nostra epoca serve avere una mente fluida, ricca. Una necessità che richiede lo stesso mondo del lavoro. Tanti innovatori della Silicon Valley, per esempio, hanno seguito il corso “Symbolic System” a Stanford, imparando a mettere insieme la linguistica e la matematica, l’informatica, la filosofia e la statistica.

E le aziende che stanno raccogliendo i frutti di questa contaminazione sono già molte. iHeartDogs, per esempio: l’azienda si dedica a produrre e vendere cibo per cani. Qualche anno fa, per il black friday, si inventa una campagna di sconti allo 0%. Sì, avete letto bene. Non è una battuta né un modo di dire. Gli sconti sono allo 0% perché l’azienda propone ai suoi clienti di devolvere la loro parte di sconto a una campagna di beneficenza per cani abbandonati. Il successo è enorme. Le vendite duplicano e, soltanto su Facebook, arrivano a muovere ben 500 mila post organici.

Altri due esempi nel mondo della cultura: nel 2017, il Carnegie Museum of Art di Pittsburgh ha lanciato l’hashtag #CMOArealday, chiedendo alla propria community di condividere foto che ritraessero un momento reale della loro giornata. Unica regola: la foto doveva essere senza filtri, senza trucchi e senza falsità. Inoltre, coinvolsero un paio di band note e altre quattro emergenti in modo da reinterpretare gli scatti più belli e creare una contaminazione tra professionisti e pubblico, tra musica e fotografia. Il risultato, anche in questo caso, fu sorprendente: 6 mila i post su Instagram delle giornate reali e la mostra che ne nacque divenne la più visitata di tutta la storia del museo.

Già, perché il mondo analogico e quello digitale possono collaborare. Pensate alle Insta Novels della NY Public Library. Aiutata dall’agenzia creativa Mother, la terza biblioteca più grande del Nord America è riuscita in pochi mesi ad avvicinare i ragazzi alla lettura, sfruttando le storie di Instagram e creando uno scaffale virtuale di grandi classici tutti da scoprire.

Gli algoritmi non potranno mai sostituire l’immaginazione umana, ma dobbiamo essere in grado di saperli creare con saggezza. Ce lo insegna Garry Kasparov: nel 1997 il grande campione mondiale di scacchi fu il primo a essere battuto da un’intelligenza artificiale, la Deep Blue della IBM. Quel giorno sembrava finalmente segnare la rivincita di tutti gli scrittori di fantascienza del mondo. Ma Kasparov non si diede per vinto e ventidue anni dopo, divenne ambasciatore di un nuovo gioco, gli scacchi centauri. Le regole sono le stesse degli scacchi tradizionali, eccetto che per una cosa: gli umani sono assistiti da un’intelligenza artificiale. Questa combinazione si è rivelata potentissima, tanto che l’uomo-macchina è in grado non soltanto di battere qualsiasi essere umano, ma anche qualsiasi altro algoritmo, persino il più potente.

“Giocando con l’aiuto del computer possiamo concentrarci sulla strategia, evitando di sprecare tempo a fare i calcoli”, ha dichiarato Kasparov. “In tali condizioni, la creatività umana diventa ancora più importante”.

Ecco la chiave.

Se volete approfondire i modi con cui contaminarvi, potete riguardare il terzo episodio de L’età ibrida qui.

https://www.youtube.com/watch?v=SKyTliCVVEg

Il prossimo appuntamento, invece, è per il 12 novembre con Vera Gheno. Potete iscrivervi qui gratuitamente e seguire l’evento in diretta insieme a noi.

Altre contaminazioni le trovate qui:

Frans Johansson, “Effetto Medici”

Emilie Wapnick, “Diventa chi sei

Melissa A. Schilling, “Ribelli

Waqas Ahmed, “The Polymath

David Epstein, “Generalisti

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Parole come gradini per le connessioni umane

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Written by

Ho fondato @MirandolaCom e @ipresslive e vissuto l’adrenalinica startup della comunicazione @TeamDigitaleIT. Internet per migliorare la vita delle persone.

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