Il più grande e sconosciuto autore italiano

Anacleto Bendazzi e la palla di pelle di pollo

Apelle, figlio d’Apollo, fece una palla di pelle di pollo, e i pesci venivano a galla per vedere la palla di pelle di pollo d’Apelle d’Apollo.

Tutti conosciamo questi versi, eppure ai più rimane sconosciuta la grandissima penna dietro la palla di pelle di pollo d’Apelle d’Apollo: don Anacleto Bendazzi.

Anacleto Bendazzi è stato un presbitero italiano e un portentoso enigmista. Nonostante fosse stato discepolo di Giovanni XXIII, Anacleto Bendazzi non ha mai ottenuto incarichi pastorali a causa di quel suo carattere che lo rendeva, agli occhi della curia, “inadatto al rapporto con i fedeli”.

Quindi dopo gli studi al seminario di Ravenna e la laurea in teologia a Roma, Anacleto trascorse la sua vita nel seminario della sua città insegnando latino e greco.

Il merito di aver rivelato e ricordato questa figura ad Iride Magazine va tutto ad un altro grande, il critico cinematografico Bruno Fornara che, negli scampoli di tempo illumina i ragazzi della Scuola Holden con le sue lezioni e, quando non riesce ad esserci, si fa perdonare con video come questo.

Il professor Fornara (min. 6:26–8:05) con un gir di collo posollo il librollo sul leggiollo e colla consuetolla graziolla declamol la poesolla:

– Ma quel pollo chi mangiollo?
Ecco qua: pel padre Apollo
presto Apelle suo rampollo
cosse il pollo messo a mollo.
Fece poscia un picciol collo
e, trovato un francobollo,
sopra il collo per Apollo
colla colla collocollo.
Poi dubbioso su quel bollo
portò il pacco pel controllo
alla posta ed inoltrollo…
Con il pollo del rampollo
presto Apollo fu satollo.
O lettor, di rime in ollo
sei tu pure già satollo?
“Fino al collo!” — Sòllo, sòllo:
sonlo anch’io; per cui qui… crollo
con tracollo a rompicollo!!

In questi versi risiede il più profondo significato della vita, dell’arte, della poesia e del tiro al piattello, ma per scoprirlo bisogna esaminarlo fino al midollo.