La dura vita delle medaglie di legno

È capitato molto spesso vedere atleti delle Olimpiadi non salire sul podio per decimi o centesimi di secondo e ritrovarsi quindi al quarto posto, una delle posizioni peggiori per quanto riguarda i commenti dell’opinione pubblica.

Avremmo voluto vedere il nostro campione salire sul podio. Presi dalla rabbia ci si accaniamo contro di lui senza pensarci troppo, finendo poi per distruggere tutto il lavoro che sta dietro una gara.

Prima di tutto non bisogna mai scordarsi di un dato fondamentale: parliamo di una classifica mondiale e ciò sta a indicare che gli atleti presenti in gara sono i migliori. Durante una gara quindi entrano in gioco fattori che nemmeno noi spettatori possiamo né sapere né descrivere.

Quando gli atleti preparano le Olimpiadi arrivano sempre al meglio della forma fisica e ovviamente, com’è giusto che sia, pensano a vincere.­­­­

L’ambizione del podio alle Olimpiadi è sempre stato il sogno di ogni atleta e ogni quattro anni ognuno di loro è pronto a sputare sangue per quella che è considerata la più importante e più seguita manifestazione sportiva da più di duemila anni.

Non siamo quindi noi spettatori a dover giudicare le gare degli atleti perché, come detto prima, entrano in gioco fattori che molto spesso si rivelano decisivi. Giudicare con critiche una gara quindi non ha senso dal momento in cui siamo semplici spettatori: pure noi sappiamo che ogni gara è a sé e quello che può succedere è sempre un mistero, ed è ciò che ci tiene fino all’ultimo col fiato sospeso davanti alla televisione.

È importante ricordare un’ultima cosa: errare humanum est e come noi gli atleti sono umani e l’errore è sempre possibile. Non va quindi giudicato perché noi, come loro, siamo uguali anche se molto spesso si sbaglia pensando che gli atleti siano mostri alieni che vivono in un’altra dimensione solo per le loro capacità sportive.

Ognuno di noi è bravo in qualcosa e non per questo bisogna demolire una persona per i suoi errori perché pure dietro agli errori c’è sempre una preparazione che punta al massimo, ma non sempre il massimo è sufficiente.

Pertanto è giusto farsi un esame di coscienza prima di criticare una prestazione negativa di un atleta perché, pur sapendo che ha dato il 1000%, anche se non è arrivato sul podio per un battito di ciglia, è comunque arrivato quarto al mondo, e ricordiamoci che siamo sette miliardi di persone sul pianeta ed arrivare quarti non è un demerito ma anzi rimarrà sempre e comunque un merito e un ottimo risultato.

Marco Bonadonna

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