Le infinite sfumature della pelle

Ci piace catalogare ogni cosa, etichettarla in modo preciso, ordinato. 
Nord e Sud. 
Ricchi e poveri. 
Destra e sinistra. 
Atei e credenti.
Quasi senza accorgercene, costruiamo di continuo categorie rigide che non ammettono deviazioni.

Una delle contrapposizioni più forti — e più tragiche — è quella legata ai diversi colori della pelle. Quattro tonalità, bianco, rosso, nero e giallo, che sembrano non solo distinguerci, ma anche dividerci brutalmente. Bianchi contro neri, gialli contro rossi, neri contro bianchi; la storia è sempre la stessa, una serie infinita di “lotte tra colori” e discriminazioni razziali.

Eppure la mappatura delle tonalità della nostra pelle è ben più articolata di questa generica classificazione. Innanzitutto, ciascuno di noi vede i colori a modo suo — e addirittura, uno stesso colore viene percepito da una stessa persona in maniera differente a seconda della luce, della posizione, e dell’ambiente. Basti pensare al dilemma del colore del vestito — meglio conosciuto come #dressgate — che ha fatto impazzire il web lo scorso anno: oro e bianco o nero e blu? Per quanto la risposta corretta sia la seconda, la maggior parte degli internauti (tra cui la sottoscritta) continua a vedere il vestito in tutt’altro modo.

Dressgate : oro e bianco o nero e blu?

Ma se l’universo cromatico è tanto variegato e dai confini sfumati, come possiamo classificare i colori della pelle — e soprattutto ridurli a quattro semplici tonalità? Un vero e proprio tributo alla diversità umana, alle sue mille sfumature, arriva dal mondo dell’arte: si tratta del fotoprogetto Humanae della brasiliana Angelica Daas.

“Humanae è un esercizio per evidenziare una sorta di scala continua dei nostri toni che evidenziano più parità che differenze fra le persone, i nostri veri colori, piuttosto che il rosso e giallo, nero e bianco. Un gioco per sovvertire i nostri codici.” spiega l’artista.

Il progetto è nato in famiglia, per così dire. Nonostante i legami di consanguineità, la famiglia della Dass è, come lei stessa dice, “piena di colori”: la madre color “cannella”, il padre “cioccolato nero”, e il nonno di una tonalità “tra vaniglia e fragola”
Dopo essersi sbizzarrita con i propri famigliari, l’idea è diventata quella di catturare le diverse sfumature di pigmento della pelle umana. Era il 2012 — da allora, la Dass ha immortalato più di 3000 persone in 13 nazioni diverse, riprendendo la famosa scala dei colori Pantone. Il processo è semplice, ma davvero efficace: ogni soggetto viene combinato a una tonalità, che a sua volta è associata a un codice. La Dass, per esempio, è il Pantone 7522 C. Humanae sta così diventando uno splendido inventario dei colori della pelle che supera le classiche distinzioni e i pregiudizi razziali.

Non è forse un caso che dietro questo progetto vi sia un’artista brasiliana. Nella sua lingua, infatti, esistono più di 100 parole per indicare le sfumature della pelle umana. Una catalogazione, questa, messa a punto dopo un sondaggio nazionale nel quale si chiese alle persone di identificare il colore della loro pelle.

E non è neppure un caso che Humanae sia un costante work in progress, un progetto senza fine. Perchè il mosaico della pelle umana è variopinto e fatto di infinite sfumature: siamo molto più che semplice rosso, bianco, nero e giallo. Ciascuno di noi è unico e dotato di un colore tutto suo — ed è proprio questo il bello.

Giulia Viganò