Let’s play, master and servant

Secondo una concezione socialmente condivisa, all’amore si associa inequivocabilmente un’idea di sicurezza, complicità romantica ed esclusiva dedizione.

Se ci venisse chiesto di immaginare una coppia di innamorati, molto probabilmente nella testa si creerebbe subito un’immagine di dolce sentimento, tutto regalini e dichiarazioni al chiar di luna.
Per carità, se ciò non avesse delle basi veritiere dovremmo dire addio alla maggior parte delle convinzioni a cui siamo stati abituati, nonché polverizzare gran parte della letteratura o musica che, sin dai primi bollori dell’ adoloscenza, hanno nutrito il nostro animo.
Ci è stato insegnato che l’amore è scambiarsi promesse eterne e trattare con gentilezza il proprio partner, come un oggetto prezioso e delicato, ma bisogna anche considerare che questo approccio totalmente emotivo e poetico al sentimento per antonomasia, non sia l’unico esistente.
Il verbo amare è vasto e sconfinato, coniugabile con gran parte dei piaceri che rendono l’anima vibrante e proprio per questa ragione, sarebbe riduttivo parlarne come un qualcosa di confinabile entro i limiti dell’idea comune.
Insomma, un calcio tra i denti fa sicuramente male, su questo non ci sono dubbi, c’è però chi lo preferisce ad un mazzo di fiori.
Questa categoria di amanti trova la sua giusta collocazione in quella gamma di pratiche relazionali universalmente definita come BDSM, acronimo di “Bondage, Disciplina, Sadismo e Masochismo”.
Secondo una ricerca psicologica condotta in Italia su 120 soggetti fra i 19 e i 65 anni, il 44% degli intervistati lo preferisce ad un rapporto standard.
Sebbene questo genere di relazione includa svariati generi di pratiche, tutte basate sul consenso e tutelate da una parola d’ordine di sicurezza, il disequilibrio di potere vi gioca un ruolo fondamentale: le dinamiche che intercorrono tra sottomesso e dominante sono il fulcro centrale dell’appagamento amoroso stesso. 
Perchè sì, per quanto ci si riferisca ad un utilizzo del corpo intenso, ai limiti della crudeltà, è sempre della sfera emotiva che stiamo parlando.
Il dolore fisico è volto a stimolare corde delicate e nascoste, ponendosi come l’ostacolo da superare per entrare in contatto con la propria consapevolezza.
D’altronde Leopold von Sacher-Masoch, scrittore austriaco da cui deriva appunto il termine masochismo, l’ha detto: «Uno schiaffo in faccia è più efficace di dieci lezioni. Ti fa capire molto rapidamente».

Lola Pensato