Niagaria

Una passeggiata tra aria e acqua: la sfida di una giovane donna con una passione senza gravità.

Luglio, 1876
Terra

A Berlino, dove sono cresciuta, questo mio cognome italiano, Spelterini, non sapevano pronunciarlo mai bene. E questo, insieme alla storia della mia famiglia di tradizione circense, non mi ha mai particolarmente aiutato ad avere amici. Ma non mi è mai importato.

Una volta, finiti gli studi obbligatori, ho iniziato a lavorare al circo con i miei fratelli e da lì è stato tutto in discesa. Tranne sulla corda. Noi Spelterini siamo nati per fare questo: stare sospesi mentre tutti con la bocca aperta muoiono per una paura che non conosciamo, che non fa parte di noi.

Ho imparato a volare prima di camminare, a conoscere i miei muscoli meglio delle persone e poi ho viaggiato tanto. Siamo stati in così tanti posti che nemmeno li ricordo. Sempre in bilico; tra le levatacce, le slogature, i doveri, i compiti, le prove fino a tardi, i costumi da provare, le bende da togliere e gli esercizi da preparare. E se non sono mai caduta in questi anni è perché avevo un sogno:

«Voglio attraversare le cascate del Niagara papà, sulla corda!»

Avevo tredici anni, i libri di Walcott sotto il cuscino e l’America in testa.
Mi chiamo Maria Spelterini, ho 23 anni e oggi attraverserò le cascate del Niagara sopra una corda sospesa a 25 metri di altezza.

Le chiamano semplicemente cascate ma sono il più spettacolare e famoso salto d’acqua del mondo. 52 metri di altezza tra gli Stati Uniti d’America e il Canada. Una portata fluviale di 200.000 mᶾ di acqua al minuto. Le cascate più grandi dell’America Settentrionale. E io sopra una corda di 2 inch e un quarto, al lato più a nord del ponte di sospensione più basso, le attraverserò. E sono pronta. Sono anni che lo sono in effetti. 
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Luglio, 1876
Aria
 
La prima cosa è l’aria. Non avevo mai pensato che potesse essere così fresca, in America, in pieno luglio. Eppure sono cresciuta a Berlino, sono stata in Russia. E lì sì che le temperature erano davvero basse. Eppure, sotto di me, gli uomini sono tutti con giacche di lino e le donne indossano camicie di seta e cappelli larghi. Tengono la testa alzata, mi fissano, e non hanno la più pallida idea dell’aria che ci sia qui. C’è anche Sergio, mio padre. Lo immagino con i suoi baffi bruni, le sue spalle grandi e quel sorriso fiero di chi con l’orgoglio vivo addosso ci ha costruito un impero. Mi ha insegnato tutto, mi ha fatto innamorare di quest’arte senza regole e gravità. E mi ha seguito fino a qui, anche qui.

La seconda cosa è il mio corpo. Otrageoues hanno scritto su qualche recensione delle mie imprese passate. Riferendosi a me, ai miei veli succinti e alle mie forme pronunciate. Ma a me non importa niente di quello che dicono. Loro vengono qui, mi guardano dal basso e poi dopo solo mezz’ora di spettacolo pensano di aver visto tutto e tornano dietro le loro scrivanie e le loro vite monotone coi piedi ben saldi a terra e non lo sanno. Non la conoscono la sensazione dell’equilibrio stabile, del vuoto sotto di sé, dell’aria in faccia e di un corpo pronto e protetto solo dalle stoffe cucite dalla pazienza di una nonna amorevole ed ex circense straordinaria.

La terza cosa è l’acqua. Non è la prima volta che sorvolo questo elemento che non caspico ma che ho imparato a rispettare; quattro anni fa ero sull’isola di Jersey, in Inghilterra, e ho attraversato su una corda il canale della Manica. Erano 30 metri di altezza, avevo i capelli corti e mio fratello continuava ad urlare il mio nome. I suoi spruzzi non mi raggiungono. Sembrano dirmi ti vogliamo e ti veniamo a prendere ma io non ho paura. Non posso. Sotto i piedi ho una corda che è un tappeto, i volti delle persone sono luci che mi illuminano e l’acqua, quest’acqua violenta ma incapace di smuovermi, è la rete che mi salverà se dovesse succedermi qualcosa. 
Sotto di me 52 metri di silenzio e, dentro, tutto il rumore che il mondo là sotto non sta facendo.

Siamo io, il mio corpo, l’acqua e una corda che così ferma non lo è mai stata. Mi chiamo Maria Spelterini, ho 23 anni e sono pronta per la mia passeggiata.

Martina Spelterini fu la prima e unica donna che nel luglio 1876 all’età di 23 anni attraversò le cascate del Niagara. Realizzò l’impresa più volte: la prima il 7 luglio, poi il 12 con legati ai piedi dei cesti di vimini pieni di pesche, il 19 luglio bendata e il 22 con polsi e caviglie legate.

Esperance H. Ripanti