Razzisti come prima, più di prima

Oggi, nella nostra Italia, il razzismo si manifesta in modo diverso rispetto al secolo scorso, ma persiste. Lo si osserva scorrendo le pagine su Facebook, lo si sente al bar sotto casa, lo si vede applicato ai margini di questa nostra santa società.

I margini.

Già, i confini fisici e mentali sono un problema non secondario, associati al fenomeno del razzismo. Da quanto si evince dai recenti sondaggi COSPE, l’Italia è in prima fila tra gli euroscettici e i detrattori del Trattato di Schengen, che sancisce la libera circolazione degli individui all’interno degli stati comunitari. Questo fenomeno va di pari passo con altri dati statistici molto più preoccupanti: siamo primi in Europa per ostilità nei confronti di Rom e musulmani, secondi dietro alla Polonia per antisemitismo. Alla faccia di chi crede che l’italiano non sia razzista, l’italiano è il primo razzista d’Europa e tanti saluti all’operazione Mare Nostrum e ai centri di accoglienza: salvare le persone dal mare non giustifica “ucciderle” sulla terraferma.

Il tentativo di movimenti politici, quali la Lega Nord (sempre più “Lega” e sempre meno “Nord”, ché ora quelli da discriminare sono altri) e il Movimento5Stelle, di spronare il popolo contro l’Unione Europea, gli immigrati ed i rifugiati è vincente dal punto di vista dei sondaggi. Un ruolo importante, però, ce l’hanno anche le nostre testate giornalistiche, visti certi titoli imbarazzanti volti tutt’altro che a mitigare questa ascesa incontrollata del razzismo. Se lo scopo dei partiti è quello di rappresentare i cittadini, in un certo senso è comprensibile (non giustificabile, comprensibile) l’escamotage di scegliere un nemico “altro” per raccogliere consensi; non è altrettanto comprensibile né giustificabile l’atteggiamento dei giornali cartacei e online che, pur di ricevere qualche click in più, si rendono partecipi di un andazzo inquietante che dura ormai da più di dieci anni, ovvero quello della “colpa per nazionalità”, della generalizzazione del termine immigrato e della cattiva gestione delle community online, dove gli utenti sfogano il proprio odio e la propria fobia nei confronti del diverso, dimenticando il peso che ormai hanno i social ed i blog.

Non solo Lega.

È inutile scagliarsi contro due sole entità politiche. La verità è che gli elettori di tutti gli schieramenti sono divisi su diverse tematiche. Dal PD a Forza Italia, ogni partito ha il problema della gestione degli aiuti umanitari. Questo favorisce la confusione dell’elettore che, per essere completamente a favore dei diritti umani, dovrebbe costituire un partito a sé. L’alternativa, ben poco allettante per chi crede nei valori dell’Uomo, è quella di scendere a compromessi amari con la propria coscienza: non si può, umanamente parlando, essere a favore di Schengen e contemporaneamente contro i migranti, non è possibile essere a favore degli “aiuti a casa loro” e parlare di integrazione, è impensabile schierarsi a favore della Pace nel mondo ed essere contro la libera circolazione. Tutte queste cose, però, sono possibili a livello politico. Ci sarebbe quindi da chiedersi che valore abbia il nostro colore (non della pelle, ma ideologico) se le ideologie sono morte e sepolte mentre proliferano le demagogie, i falsi patriottismi e le ipocrisie di uno stato bagnato su tre lati dal mare che rimpiange le frontiere.

I dati ci mostrano il vero volto del Belpaese, ancorato a superstizioni fasciste e divisioni in categorie. Lo sappiamo, noi italiani, che non è uguale se si è uomo o donna, che è diverso se si è ricchi o poveri, che il colore della pelle conta. La ragione di tutto ciò non è da ricercare solamente nell’ignoranza della gente. L’Italia, fondamentalmente, è un paese che ha paura. Questo sono la xenofobia ed il razzismo. L’augurio che dobbiamo farci non è quello di essere meno ignoranti, solo un po’ più coraggiosi. Per il bene di tutti, perché il razzismo è sbagliato in ogni sua forma, sempre.