Torino non muore mai

«Torino è una città d’avanguardia» Lo dice il sindaco Piero Fassino, che Torino la conosce bene e la ha vissuta, per introdurre la storia del capoluogo piemontese ed ex capitale del Regno d’Italia.

Torino, vista dalla collina

Piero Fassino è in carica dal 2011, e a maggio di quest’anno sarà di nuovo in corsa per il prossimo mandato. In questi cinque anni la città ha assistito a grandi cambiamenti, come la costruzione del primo grattacielo di Torino Intesa San Paolo (progetto di Renzo Piano) e del Campus Universitario Luigi Einaudi (progetto di Foster), giungendo all’apice del ciclo di rinnovamento urbano iniziato negli anni ’90. Un ciclo destinato a continuare, nell’intento di rendere Torino una città “in continuo divenire”.

Piazza Castello, 1950

Prima della terza rivoluzione industriale degli anni ’60, Torino contava poco più di 700mila abitanti. Con l’industrializzazione della città si assistette ad un importante fenomeno migratorio, sia dalle campagne del Piemonte che dal resto del Paese, tanto che nel 1981 arrivò ad avere quasi 1milione e 200mila abitanti.

«Fu in quel periodo che la città ritrovò la connotazione di capitale per la seconda volta, non più istituzionale ma industriale — spiega il sindaco — e proprio perché nel Novecento l’industria era il fertilizzante per tutte le forme di progresso, si svilupparono l’Arte, il Design, il Jazz, il Cinema e la Moda. Torino era tante altre cose, oltre ad essere la principale città italiana per l’industria, la manifattura e la produttività».

L’avvento del mercato globale nel decennio ’80-’90 si tradusse, invece, in una forte crisi del settore industriale. Iniziò il processo, inverso a quello precedente, di deindustrializzazione della città. «In quegli anni Torino perse 10 milioni di metri quadrati di area industriale. Nello stesso periodo passò ad avere poco più di 900mila abitanti. Questa situazione avrebbe potuto uccidere la città: svuotamento dei quartieri, spazi inutilizzati, zone disabitate. Detroit è un esempio negativo in questo senso».

Borgo Dora oggi

La sfida andava accettata: rinnovamento o morte urbana. Il Lingotto, storica fabbrica Fiat, divenne un centro commerciale, gli stabilimenti metallurgici in Torino Nord divennero Borgo Dora e tante altre aree industriali abbandonate vennero, nel tempo, riqualificate. «Fino a pochi anni fa, a Torino non esisteva la parola “impresa”. Si diceva “fabbrica”, e quella era l’unica idea di business e di opportunità della città». Oggi è tra le prime città italiane per numero di startup. È anche una delle città più verdi e vivibili d’Italia, ancora di più da quando sono state avviate delle strategie per abbassare l’alto tasso di disoccupazione giovanile, il quale è passato dal 49.9% del 2014 al 44.9% del 2015. C’è ancora tanta strada da fare, ma la direzione sembra essere quella giusta.

Un ruolo cruciale lo giocarono le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, che contribuirono alla costruzione di nuovi impianti per la mobilità, come la metropolitana e la stazione di Porta Susa, e a far conoscere la città agli italiani e al Mondo per ciò che è, e non per ciò che è stata.

Piazza Castello (Medal Plaza) durante le Olimpiadi Invernali 2006

Torino, infatti, dell’epoca industriale ha tenuto solo le avanguardie artistiche e culturali, perdendo i grandi impianti e gli operai. Al loro posto, il fiorire delle università ha portato nuovi centri di studio, attrazioni e frotte di studenti e di turisti. «Torino ha una rete museale rinnovata e curata, ed offre ai turisti tantissime attrazioni da visitare e da vedere. Questa connotazione ha dato alla città un profilo turistico, di cui mai prima d’ora si aveva avuto la percezione. Non per niente, Torino è stata indicata dal New York Times come una delle 50 città da visitare nel mondo, unica italiana».

Per questi motivi il declino è stato evitato. Oggi Torino può essere qualsiasi cosa: una capitale, un centro artistico, un polo scientifico. Non chiamatela città industriale: sbagliereste. Torino è una Detroit che ce l’ha fatta, è una città giovane, dinamica e ricca di opportunità.

Concludendo, Torino è una città che ha sofferto molto. Ciò che conta, però, è che sia sempre riuscita a rialzarsi.

Perché Torino non muore mai.