Valentina Nappi: porno, politica e antifemminismo

Quando il porno è donna

Facciamocene una ragione: l’era di Playboy è ormai, definitivamente, fuori moda. 
Se un tempo per spiare il corpo altrui, per rendere tangibili le proprie fantasie, bisognava timidamente sgattaiolare dal giornalaio camuffati con goffi occhiali da sole oppure sintonizzarsi a tarda notte sulle reti delle tv private più piccanti sperando di trovarsi sul canale giusto al momento giusto, l’avanzamento tecnologico ha stravolto totalmente questa situazione di voyerismo vintage.


Con l’avvento del web 2.0, la possibilità di interazione tra utente e sito web diventa diretta, in prima persona tra quest’ultimo ed i contenuti online.
Internet non è più un oceano di codici html, interpretabili soltanto dai più astuti sviluppatori occhialuti, ma diviene una sorta di piazza di aggregazione che prima di essere cibernetica, si fa sociale. Le piattaforme di condivisione audio-video sono alla portata di tutti, permettendo la fruizione,immediata, di una quantità vastissima di materiali di ogni genere; in questa scena, l’industria pornografica si colloca in una posizione del tutto nuova, sdoganata rispetto ai dogmi del passato. La fruizione di contenuti erotici non è più qualcosa da dover nascondere, insabbiare, bensì si pone come un’azione semplice: il confine tra fantasia e realizzazione della stessa è, se maggiorenni, semplicemente a portata di click.
Così la storia dell’erotismo si evolve, adattandosi ai medium proposti dall’attuale società. La logica resta la stessa sono invece gli strumenti a cambiare e con loro, i personaggi di riferimento.


Sin dalla notte dei tempi l’oggetto delle fantasie erotiche non è soltanto mera carne, è il connubio tra il desiderio e un gioco di immagini : attraverso l’iconografia sessuale, il corpo diviene oggettivazione del desiderio e allo stesso tempo si fa riflesso di un immaginario collettivo.
Ogni epoca ha la sua la sua “immagine sacra” di riferimento, la musa che incarna gli ideali di un’era , lanciando un coro generazionale. 
Così come negli anni ’80 Moana Pozzi, broncio angelico e coroncina in fiori, ha incarnato l’icona del desiderio sessuale e del bisogno di trasgressiva libertà di un’Italia in mutamento, così negli anni dieci del 2000 Valentina Nappi si propone come un’icona della pornografia della comunicazione.


Nata in Campania, classe 1990, la Nappi si trasferisce negli States per dedicarsi alla carriera del porno all’età di 21 anni, lanciata e sostenuta dal celeberrimo Rocco Siffredi. Più folgorante della sua innegabile sensualità è la posizione che questa giovane donna ha assunto rispetto alle proprie convinzioni. E’ su una scelta di passione che infatti Valentina ha costruito il proprio personaggio, una figura che riesce ad incarnare allo stesso tempo la carnalità del femmineo e la lotta al diritto della libertà del corpo.La Nappi ha fatto breccia nel cuore dei pornoamatori, non solo come performer, ma come icona della sensualità umanizzata, quella sensualità che ragiona ed esprime il proprio ideale, spesso anche attraverso il discorso politico, e coinvolge personalmente i propri fans.
Dal 2012, infatti, l’attrice conta più di 85.600 follower su Facebook e 70.000 su Twitter e collabora come blogger per la rivista online MicroMega.
I temi di cui tratta Valentina, sono complessi ed alquanto spinosi e vengono trattati con un approccio filosofico. Sesso e potere, l’abbattimento degli antichi tabù, sovranità e culture nazionali, violenza di genere, libertà sessuale etc: Valentina è già una Guru del sexy pensiero liberale. 
La pornonerd , che si dichiara antisessista, è un personaggio di contrasto, detestata o adorata, ma in entrambi i casi, specchio di una cultura che cambia. 
Alla staticità delle forme plastiche e spersonalizzate, la Nappi contrappone la sua opulenza e attraverso le pungenti provocazioni, si propone di cambiare il paradigma alla base della scena hard, riuscendo a distruggere lo stereotipo della donna destinata a vivere il sesso soltanto come proiezione delle volontà maschiliste. D’altronde, come dice Valentina:

«E’ un problema di ruoli: finché ci saranno i ruoli e le differenze, ci sarà violenza di genere. La violenza di genere nasce dall’idea che la donna sia preziosa, alle bambine si insegna che sono preziose e da lì discende la logica delle fighe di legno.»