Vita culinaria di uno studente fuori sede

Dopo molti anni di vita familiare con i pasti preparati dalla propria mamma arriva il momento in cui bisogna cavarsela da soli e/o con i propri coinquilini.

Pare un po’ strano all’inizio entrare in cucina e non trovarsi più il pranzo o la cena pronti preparati con tanto amore dalla propria mamma, che tutt’ora rimpiangiamo perché consci del fatto che non cucineremo mai bene come lei.

Che sia chiaro: la propria mamma rimarrà sempre il miglior cuoco (a parte la nonna).

Pertanto ci si butta in prove culinarie all’apparenza ardue con meccanismi così strani da farci sentire Master Chef a tal punto da spammare le foto delle nostre delizie tra Whatsapp e Facebook. Anche se poi in realtà si tratta di pura sopravvivenza e nella maggior parte dei casi colei che comanda è la fame e quindi i risultati sono quelli che sono.

Partiamo dunque con la routine dei pasti che uno studente fuori sede si ritrova ad affrontare.

La colazione

Il pasto più semplice che per molti non richiede alcuno sforzo mentale di creatività perché rimarrà l’unico pasto invariato giacché le abilità cerebrali di prima mattina sono molto ridotte.

Dopo mesi e mesi di agonia a sopravvivere con la moka grazie alla compassione dei propri genitori nel vedere il proprio figlio campare sulla Nespresso ai suoi rientri a casa, lo studente fuori sede si è ritrovato quindi a godere del minor sforzo mentale anche fuori sede. Perché la colazione consiste proprio nell’inserire una capsula, rigorosamente caffè lungo la mattina, e pigiare un bottone, per poi aggiungere un po’ di latte e bere un cappuccino degno di nota. Solamente cappuccino perché i biscotti imitazione o tutti i dolci chimici presenti alla Lidl, supermercato di fiducia, ormai hanno annoiato e vengono mangiati solamente fuori pasto, molto spesso per scazzo.

Il pranzo

Il pasto a cui si dà meno importanza perché molto spesso ci si ritrova fuori casa dovendosi adattare alle pizzette dei market arabi, tra l’altro un ottimo rapporto qualità prezzo, oppure se si è in vena di spendere un po’ di soldi ci si fionda dal cinese a prendere una pizza, 3€ una margherita.

Se si è a casa, invece, è la disperazione perché non si è mai tutti i coinquilini insieme e, molto spesso essendo in 2 o 3, non si pensa al pranzo. Pertanto nel vedere il frigo vuoto in preda allo sconforto e alla costante mancanza di voglia nel percorrere 200 metri per andare a fare la spesa ci si ritrova ad arrangiarsi con quel poco che si ha preparando la maggior parte delle volte risotto o pasta di fortuna.

Eccone un esempio: un risotto all’apparenza molto semplice, anonimo e leggero con cipolla, porro e carota, se non per il fatto che, per rendere più accattivante il piatto, il soffritto sia stato fatto con una dose maledettamente abbondante di burro e una quantità di parmigiano reggiano altrettanto ricca di grassi. Il tutto a creare un riso definibile come una bomba di grassi che molte ragazze guarderebbero con sdegno, facendo la più attenzione possibile ad avvicinarcisi, perché possibile attentatore della loro vita.

Il grande classico: pasta con cipolla e polpa di pomodoro e, se ce le avete, qualche oliva. Veloce, semplice ed efficace. Il tipico piatto di pasta che un tipico italiano prepara nel 99% dei casi in cui non ha tempo, non si rifiuta mai e gli ingredienti sono sempre presenti in casa, anche se sappiamo benissimo che camparci tutti i giorni a tutti i pasti sarebbe un’ardua sfida che pochi saprebbero affrontare.

Il rituale post-pranzo

Non ci si potrebbe godere veramente un pranzo ed essere soddisfatti al massimo senza il rituale alla fine: caffè e sigaretta. Sembrerà una cosa stupida ma lo studente fuori sede si è ritrovato a voler dare importanza ai suoi pasti per capirne veramente l’importanza o, forse molto più probabile, perché in esso trova l’unica fonte di felicità tra studio e lavori.

La cena

Il pasto più bello e il più lungo di tutti, si arriva persino a perdere 4 o 5 ore. Quando ci sono tutti i coinquilini è una lotta per decidere cosa preparare e chi deve preparare perché, come detto in precedenza, ci sentiamo tutti Master Chef. Pertanto diamo pure libero sfogo alla fantasia e troverete qualsiasi piatto che vi può venire in mente: tortilla e gazpacho del mio coinquilino spagnolo, risotto radicchio e gorgonzola, zucchini ripieni, insalata di patate, crostini sempre presenti, perché ogni sera ci si dimentica del pane e il giorno dopo in qualche modo bisogna rimediare, pasta al ragù di una delle nostre mamme, pasta al pesto, che gentilmente mia nonna preparò e mi diede quando andai a Genova a trovarla, e quanto più potete immaginare.

Da sinistra a destra: Risotto radicchio e gorgonzola, crostini, linguine al pesto.

Ma ricordatevi che ciò che sarà sempre presente in tavola immancabilmente è il vino. Non ci si preoccupa di quanto sia buono, si passa dal vino della Lidl, tra il Chianti Riserva da 3,99€ e il Lambrusco da 1,59€, al vino sfuso da 2€ al litro del fruttivendolo o della vineria con un’ampia scelta tra Barbera, Dolcetto, Rosso da tavola e Bonarda.

Caffè e ammazzacaffè

Ricordate la mia nonna? Ecco non solo mi diede il pesto ma anche Limoncello ed Erba Luisa: due digestivi, come li definisce lei. Ovviamente noi tutti sappiamo che non c’è modo migliore di concludere una cena, in cui il vino è stato sostituito all’acqua e si ha mangiato per una legione di sodati, con un buon caffè e due bicchierini di Limoncello ed Erba Luisa, giusto perché avevamo bevuto poco o forse perché vogliamo credere effettivamente che siano digestivi.

Le mangiate “trasgressive”

Si potrebbero definire le mangiate non premeditate, ovvero tutte quelle che facciamo in due casi fuori dall’ordinario.

Il primo si tratta di quando si esce a far serata e immancabilmente verso le 3:00 il nostro stomaco reclama pietà dal troppo alcool ingerito e pertanto lo facciamo star zitto, temporaneamente, con un bel kebab con insalata, pomodori, patatine fritte, ketchup e maionese, la cipolla va a discrezione del momento, se siete in presenza di una ragazza ovviamente non la si metterà a meno che il calcolo probabilistico sia dalla vostra parte in cui anch’essa la mette nel suo e vi posso garantire che è molto raro. L’altro principale motivo per non mettere la cipolla è essenzialmente perché le cipolle del kebabbaro sono così pesanti che per almeno 3 giorni non vengono digerite, e ad evitare spiacevoli inconvenienti vengono bypassate senza pensarci troppo.

Il secondo caso invece capita quando si fa serata in casa con i propri coinquilini e, oltre il vino a cena, gira pure qualche canna e pertanto con un metabolismo alquanto accelerato la sensazione del nostro stomaco risulta di totale assenza di cibo pur dopo una cena abbondantissima.

Ed è così che quindi bisogna correre d’urgenza al frigo prendere il latte, versarlo in una tazza e farlo scaldare in microonde con gli occhi fissi sul timer in quei 40 secondi che passano come fossero ere geologiche. Ma non finisce solamente sul latte la fame chimica perché si aggiungono i biscotti da inzuppare nel latte caldo. Impossibile resistere: ed è così che nel giro di dieci minuti una quantità alta ma non definita di biscotti se ne va via, 1000 chilo calorie all’incirca, tenendo conto che una Macina è 63Kcal. Dopo la mangiata più soddisfacente della giornata lo studente fuori sede può ritenersi pienamente appagato e con l’animo felice e la pancia piena si appresta verso la sua camera per poter finalmente dormire un quantitativo di ore elevato.

Ormai tutto ciò non ci sconvolgerà più perché ormai ne siamo abituati, ma capisci di stare veramente male quando con i tuoi coinquilini c’è la lotta per cucinare ma ancor peggio che la votazione dei piatti preparati viene espressa in Vacca di! Tipica espressione veronese che rende perfettamente l’idea di quanto un piatto sia stato gradito o meno, il voto massimo è 5 con la consapevolezza da parte di tutti che nessuno lo prenderà mai.

Marco Bonadonna