Come si trasforma una scuola in una scuola 2.0

Non vi nascondo che sono rimasto sorpreso quando ho fissato l’appuntamento per questo colloquio.

Andare a farlo nel mio vecchio istituto superiore, dove ho trascorso molto tempo, tante esperienze e tante amicizie mi creava una certa emozione.
Ma credo nel destino, credo nel cinese sulla sponda del fiume e quindi armato di molta calma mi sono presentato.

La sede non è più quella, le persone nemmeno, l’unica cosa che ho ritrovato della vecchia scuola, oltre al nome e le materie, un vecchio fascicolo delle mie pagelle e l’originale della licenza media (opportunamente ed immediatamente classificato TOP-SECRET e nascosto alla vista di chicchessia!).
Non era un colloquio per una docenza, non ne ho i titoli e nemmeno i requisiti, ma, colui che è divenuto il proprietario della scuola (parificata ovviamente!) è un cliente che ho come freelance da tempo e a cui ho fatto dei corsi di SMM oltre a diversi siti web.

Mi ha chiamato perchè ha bisogno di una persona che trasformi l’istituto che ha rilevato in una scuola 2.0 ed ha pensato a me.

Superfluo raccontarvi l’onda di emozioni e l’accavallarsi di idee che nell’istante successivo all’aver accettato l’incarico mi ha invaso. Ho cominciato a pensare alle prime cose da fare, a replicare tutto quanto ho visto creare e diffondere dalla rete dei Digital Champion. Ho cominciato a ripercorrere i post di Piersoft e Agnese sui Coderdojo, di Matteo Tempestini e Paolo Nicchi sui FabLab e sulle stampe in 3D, di Chiara sul crowfounding, di Riccardo come collettore di tutto questo patrimonio.

Come Digital Champion ho tentato più volte di avere contatti con le scuole pubbliche del mio paese per progetti di questo tipo, senza molto successo.

Ma ero partito in un volo troppo alto, me ne sono accorto presto.

Visitando la scuola e osservando i primi giorni di lezioni mi sono reso conto che dovevo iniziare da qualcosa di più semplice. L’ambiente pur essendo una scuola privata con possibilità e libertà diverse dalle altre, rimane tuttavia una scuola “vecchia” maniera, organizzata e pensata come le migliaia di scuole che abbiamo in Italia.

Unica differenza la volontà di chi la gestisce nel volerla trasformare in una scuola più moderna.

Dovevo quindi trasmettere ai ragazzi che la frequentano, ai professori e al personale la stessa passione che mi ha invaso al momento dell’incarico, la passione di quei Digital Champion che nominavo prima, l’idea di poter fare scuola in maniera diversa, moderna ma senza starvolgerne i contenuti, digitale ma non fantascientifica.

Ho pensato di dover prima far comprendere e far vedere a questi ragazzi le minime possibilità che un pc e la rete offrono loro sia che proseguano nei loro studi, sia che intraprendano un percorso professionale. Ho pensato di dover dire ai professori che esistono strumenti semplici e moderni per lezioni molto più coinvolgenti e comprensibili.

Per quanto riguarda i ragazzi mi sono detto “Hey, sono nativi digitali, sanno sicuramente le possibilità che hanno!” Beh alcuni lo sanno, altri no, ad altri pur sapendolo o intuendolo non interessa (per ora), per il corpo docente ed il personale sono stato fortunato, è un bel gruppo, giovane, preparato e aperto a recepire e collaborare per innovare senza stravolgere le basi sacrosante delle materie che insegnano, quindi con ordine ho cominciato la trasformazione!

Osservando e scoprendo la scuola, fin dai primi momenti, ho ritenuto che una delle cose fondamentali da avere fosse una infrastruttura IT degna di questo nome; con connessioni alla rete altrettanto degne. Anche qui sono stato abbastanza fortunato, il fabbricato è moderno, relativamente nuovo e dotato di un buon impianto di rete. ahimè invece per la connessione che è una misera 7mb a servizio solo della segreteria, della presidenza e per il server della sala pc (abbastanza moderna anche questa) oltretutto in due classi sono presenti due LIM con pc vetusti ma almeno funzionanti. Tutto sommato i presupposti per fare del “bene” ci sono, ho un budget, minimo ma c’è, l’infrastruttura, minima ma c’è, in altri casi sicuramente partono più svantaggiati. La cosa più fondamentale però sono le persone, e ad sensazione ci sono anche quelle.

E’ il sistema che manca.

Ritengo un crimine, nel 2015, che i professori debbano ricorrere ancora a fiumi di fotocopie per le loro lezioni, a dover “passare” le circolari in tutte le classi per ogni minima comunicazione ad un registro digitale che sembra rimasto agli albori della rete.
Ho pensato (vedendo che non c’era) che i ragazzi potessero finalmente avere una piattaforma di condivisione e scambio del materiale scolastico e che fosse semplice per i professori far avere una dispensa in tempo reale ai loro alunni. Come ho ritenuto antico “vietare” (anche se lo è) l’uso di tablet e cellulari in classe.

Senza rete e i device tutto questo sarebbe relegato alle sole ore di lezione con accesso ai pc del laboratorio, un po poco direi.

Una sorpresa è stato l’apprendere che insieme ai libri di testo ordinati dalle famiglie (e pagati!), sarebbe stato fornito un tablet dove i ragazzi avrebbero potuto trovare gli stessi testi in formato digitale. Mi ero meravigliato che una scuola e sopratutto diverse case editrici avessero “pensato” ad uno strumento tanto evoluto. Tanto meravigliato da nutrire forti dubbi.

Ed ho fatto bene! I dubbi erano e sono fondati.

Il tablet è infatti una mossa puramente commerciale del fornitore dei libri, e la possibilità di ritrovare sullo stesso i libri di testo in formato digitale è delegato alle singole case editrici, ognuna ovviamente con la propria app, il proprio sistema di codifica che è ovviamente ben lontano dall’essere open o solo in licenza CC. In pratica uno strumento inservibile ed inutile se non inserito in un contesto diverso.

Oltretutto senza considerare la quasi obbligatorietà dell’aggiunta del tablet all’ordine dei libri.
Molti ragazzi hanno già tablet o smartphone che potrebbero tranquillamente contenere tutti i libri di testo dell’intero quinquennio senza per forza doverne comprare un altro.

Credo che la rete dei Digital Champion su questo punto debba intraprendere una battaglia senza confine.

Per quanto mi riguarda e appreso ciò, le mie intenzioni di utilizzare device in classe, con una rete WiFi dedicata agli studenti e con strumenti di condivisione adeguati si è rafforzata, per lo meno l’acquisto e l’utilizzo dei tablet è servito a qualcosa.
Ho quindi ordinato e attivato una seconda connessione, 20Mb (di più il digital divide della zona non permette) e installando 4 access point ed un router adeguato dato la connessione a tutte le classi. La connessione è concessa ai ragazzi in forma limitata per escludere o diminuire coloro che ne fanno un uso diverso da quello didattico (Fifa 2016 e altri titoli sono le prime app scaricate in assoluto) attraverso un sistema di login con captive portal fornito da una startup italiana Cloud4Wi che permette di controllare e gestire le connessioni con molta libertà.
Ho attivato la piattaforma Google Student totalmente gratuita e perfettamente integrabile a qualsiasi device o pc e sopratutto friendly, perchè identica ad un’interfaccia conosciuta a tutti, quella di Gmail.
Google Student permette dopo la verifica del dominio della scuola di attivare 10.000 account e quindi ampliamente sufficenti a studenti, docenti e personale della scuola, ma sopratutto permette attraverso la app Classroom di costruire quella piattaforma di condivisione tra studenti e docenti in maniera velocissima e semplicissima.

In una mattina, una sola mattina, tutto questo era operativo. Con dieci minuti di spiegazione ad alunni e professori, in un sola mattina si è smesso di fare fotocopie e si è cominciato a riempire le classi virtuali di pdf immediatamente visualizzati sui device dei ragazzi, oggi non più tanto inutili.

Ma questo è solo il primo passo verso la scuola 2.0.

Gli indirizzi didattici di questa scuola sono due, arti grafiche e istituto tecnico per il territorio (ex Geometri) e a parer mio necessitano di approcci diversi. Uno dei miei compiti è quello di affiancare i docenti nei progetti che vorrebbero far fare ai ragazzi e che sono inseriti nei POF (i piano formativi). Ovviamente i progetti e gli strumenti dell’indirizzo Geometri (semplifico il nome) sono ben diversi da quelli necessari ai ragazzi di arti grafiche.

Ho cominciato a far vedere ai professori alcuni video di stampanti 3D, dopo aver saputo che specialmente per la classe 5° Geometri era previsto la realizzazione di un progetto architettonico con costruzione di un plastico. Da fare a mano!!

Beh niente da dire a chi riesce a fare un plastico a mano, ma il futuro negli studi di progettazione è la stampa 3D, esattamente come 10 anni fa lo erano i primi rendering tridimensionali (oggi comunissimi e obbligatori) ed una scuola, specie 2.0 non può esimersi da provare a far stampare i progetti dei propri ragazzi in 3D.
Ho chiesto di acquistarla, spero lo facciano, capendone l’importanza, altrimenti dovremo escogitare il modo di utilizzarla lo stesso! (una velata richiesta di aiuto ai FabLab!!).

Mentre per i ragazzi di arti grafiche ed ai loro docenti ho fatto vedere come utilizzare alcuni strumenti della rete, da instagram a Canva (anche questo attivato in versione edu) in modo da poter creare contenuti di valore da utilizzare per le piattaforme della scuola (sito internet e materiale informativo) e per poter far comprendere ai ragazzi un minimo di personal branding pubblicando e raccontando i lavori che fanno a scuola.

La costruzione del sito della scuola avverrà dai materiali e dai contenuti che i ragazzi sceglieranno di condividere e raccontare all’esterno, utilizzando instagram e la piattaforma di condivisione Classroom. Il sito è basato su WordPress dove ogni classe avrà a disposizione il proprio spazio blog dove rappresentare direttamente o con streaming automatici la vita in classe di tutti i giorni.

Perarallelamente a questo, delle brevi lezioni di utilizzo responsabile dei social e della rete illustrando casi concreti hanno aiutato i ragazzi a comprendere che la rete e le attività che si svolgono in essa possano divenire uno strumento utilissimo in qualsiasi attività decidono di svolgere.

Il loro entusiasmo e capire che finalmente anche a scuola possono apprendere in maniera moderna li spinge ad impegnarsi sempre di più, tant’è che già alcuni di loro chiedono come si possa aprire un blog, o un canale youtube o come funziona WordPress. Intanto per le loro passioni, ma in un futuro ciò che apprendono può servire loro anche nella professione.

Ho avuto ed ho la fortuna di poter lavorare a questo progetto su una scuola. Non l’ho fatto come Digital Champion è vero, mi pagano per questo però l’idea che in ogni scuola ve ne sia uno sarebbe veramente una spinta propulsiva eccezionale.

Su come farlo non lo so, comprendo che è un progetto di notevoli dimensioni ed i risultati si ottengono stando sul pezzo giorno per giorno e ciò implica ovviamente un impegno diverso da quello volontario proprio della rete dei digital champion (d’altra parte mangiano anche i champion!!) però formare il personale esistente della scuola sarebbe già un passo in avanti notevole, davvero!!

Alessandro Cipriani