A poco a poco, sto diventando un Cyborg

È solo una questione di tempo.


Visto che gran parte della vita si sposta online, atomizzata in frammenti su applicazioni, social network e una quantità di altri prodotti web, sto cominciando a notare sempre di più che mi affido a questi strumenti per nutrire il mio intelletto.

Sembra melodrammatico, mi rendo conto, ma provate a seguirmi per un attimo.

Per esempio, i miei impegni. Al lavoro, me ne sto incollato a Outlook in modo morboso. Tipo, se non sento quel piccolo ding 15 minuti prima dell’inizio di una riunione, non posso farcela ad arrivare in tempo. Le riunioni vanno e vengono e cambiano e succede ogni volta, ma non faccio mai attenzione a memorizzare qualsiasi dettaglio perché so di poter sempre un'occhiata al mio telefono per sapere quali sono i prossimi impegni.

Intrattengo un rapporto malsano molto simile con Facebook. Agli albori di Facebook mi piaceva molto loggarmi ogni giorno, scoprire chi festeggiava il compleanno, e scrivere una piccola nota d’auguri. Avanti veloce ai giorni nostri, e scopro quanto sono negato ad augurare buon compleanno, soprattutto perché 4 giorni su 7 ho amici che festeggiano un compleanno e questa cosa mi travolge! Ho così tanta paura di perderne uno o due che finisco per trascurarli tutti. Avere la capacità di conoscere il giorno del compleanno di ognuno di loro ha messo un freno all’abilità di ricordarne alcuni senza l’assistenza di Facebook.

Voi conoscete a memoria il compleanno di qualcuno? O avete perso, proprio come me, quella parte dei vostri ricordi?

In effetti, se non appunto qualcosa con carta e penna (a mio avviso, una pratica enormemente sottovalutata), ho la sensazione che potrei perderla per sempre, anche se è a portata di clic.

E mi sono ritrovato a utilizzare Twitter come assistente mentale. Che ho fatto la scorsa settimana? Oh, mi limiterò a scorrere indietro e vedere cosa tweettavo. O forse vado su Instagram a vedere il mio piccolo album di ritagli online per scoprire che facevo (o quello che facevo vedere al mondo).

Non ho nemmeno un gran senso dell’orientamento, e faccio troppo affidamento sul mio iPhone per andare in giro (anche se forse sono solo molto negato per le indicazioni, chissà). Ma perché dovrei perder tempo a studiare strade e punti di riferimento quando ho un mondo di mappe qui in tasca? (Nota a margine, stiamo perdendo l'arte di perderci?)

E non c'è niente di sbagliato in tutto questo, suppongo. Più che altro, ho la strana sensazione di contare forse un po’ troppo sulla tecnologia?

La cosa che mi ha spinto a rimuginare su tutto questo è stato un video che ho visto, dove viene chiesto a delle coppie se ricordano il numero del partner a memoria. Spoiler: Nessuno di loro lo ricorda. Anzi, diversi anni fa ho fatto lo sforzo di imparare il numero della mia compagna, ma se non avessi mai preso consapevolmente quella decisione, sicuramente ora non lo ricorderei.

Perdere singolarmente queste piccole pratiche arcaiche di per sé non significa molto, ma quando le si somma, comincia a essere un po’ opprimente, no?

Questa cosa del cyborg vs. luddista è saltata alla ribalta con l’arrivo sul mercato dei gadget indossabili. I Google Glass sono stati visti da tutti come un flop, ma non dovrebbe essere presa alla leggera il fatto che le persone stavano letteralmente scegliendo di indossare un computer sul loro volto per tutto il giorno.

O, naturalmente, prendete l’Apple Watch (e altri smartwatch simili). L’ennesimo dispositivo creato per soddisfare un bisogno che nessuno ha, ma che inevitabilmente diventerà un aggeggio indispensabile che tutti dobbiamo avere fino quando non ci saranno impiantato uno smart chip nel cervello. Uno dei miei scrittori preferiti, John Herrman descrive questa cosa abbastanza brillantemente:

L’Apple Watch dovrebbe fare da filtro tra voi e il mondo infernale da richiama-attenzione dello smartphone; gli daremo il permesso di fare da tramite perché è un po’ più facile guardarlo e può aiutarci a tenere a bada la nostra ansia da che-sta-succedendo-cioè-voglio-dire-in-tasca — intendo-dire-in-qualsiasi-altra-parte-del-mondo quel tanto che basta per non farci impazzire del tutto. Fornisce un buzz leggero, speriamo quel tanto che basta, a un costo sociale minore. Perciò è un po’ come il… metadone?

Eppure, sono sicuro che ne avrò uno entro due anni.


Va bene, allora non sono neanche un tecnofobo decrepito e scontroso. Comprendo il valore della tecnologia. Diamine, online ci lavoro e quindi praticamente ci vivo. I gadget mi piacciono come a chiunque.

In realtà, mi ha piuttosto divertito un episodio recente di Invisibilia (un nuovo podcast incredibilmente interessante della rete NPR) che racconta in dettaglio la storia del cyborg originale, un tizio del MIT negli anni '90 che costruì un prototipo di ciò che sono essenzialmente i Google Glass, e che li indossò per anni. Usò il suo volto computerizzato per recuperare frammenti di informazioni in un dato momento sulle sue interazioni precedenti con la gente, come se avesse a disposizione una cartella digitale di file su ogni relazione.

Da parte sua, Starner dice che non crede che affidarsi al computer in questo modo abbia impoverito le sue interazioni sociali. Pensa che le abbia rinforzate — rendendolo quasi sovrumano.
In qualità di studente del Massachusetts Institute of Technology nel 1997, Thad Starner sviluppò — e indossò, un po’ ovunque — un computer con uno schermo collegato a degli occhiali. Gail Oskin/AP. Via NPR.

Ci sono naturalmente numerosi esempi su come la tecnologia possa arricchire l’esperienza umana. Come costruisca relazioni e dia voce a chi non ne ha e ha aperto nuovi mondi di possibilità. Potrei (e spesso lo faccio) passare giorni interi a parlare di tutte le cose incredibili che possiamo fare oggi e non 20 anni fa.

Ma, come ho sostenuto in precedenza, arriva un punto di flesso in cui noi tutti dovremmo pensare un po’ più criticamente agli strumenti e giocattoli che usiamo e su cui contiamo. E per me, quel giorno è arrivato.

Riuscite ad immaginare il giorno in cui saremo collegati a tutte le informazioni del mondo attraverso smart glass, smart watch, e i nostri smartphone?

Comincia a sembrarmi roba da cyborg!

GIF via The Awl

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