AD-BLOCKALYPSE NOW!

Come le testate più importante stanno reagendo allo “tsumani adblock”, come rispondono alle accuse i capi di AdBlockPlus, quali sono i nuovi attori in campo e quali le alternative possibili.

In questo pezzo si parla dello tsunami degli adblock, delle schermaglie tra Google e Samsung, di come riviste tipo Slate, Forbes, Wired e altre stiano reagendo. C’è poi un’intervista ai capoccia di ABP per chiedergli conto del loro “crimine perfetto” e infine si guarda ad altri esperimenti “etici” tipo Contributor o Brave.

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di Andrea Daniele Signorelli

L’onda montante degli adblocker ha iniziato a crescere da lontano, sei anni fa, senza che quasi nessuno le desse la meritata attenzione. Oggi, però, si sta per trasformare in uno tsumani pronto a travolgere la già traballante editoria online; o almeno la gran parte che basa i propri introiti sulla pubblicità classica.

I numeri, d’altronde, parlano chiaro e fanno paura: nel 2010 erano solo 21 milioni le persone che bloccavano le pubblicità sui siti internet; a fine 2014 — secondo un report di Adobe e PageFair che ha fatto il punto della situazione — si arriva a 181 milioni. Nel giugno 2015 si sale ancora, arrivando a 198 milioni, e oggi le stime ci dicono che si sono superati di parecchio i 200 milioni di utenti.

Un numero enorme, anche se lette in percentuale le cose prendono una prospettiva diversa: il 9% degli utenti statunitensi usa un adblocker (dati comScore), dato che sale al 12% per l’Italia, al 24% per la Germania e arriva fino al 27% per la Francia. La nota positiva per gli editori, quindi, è l’utilizzo limitato nel fondamentale mercato statunitense; mentre è facile prevedere che in Europa (e Canada) entro breve le percentuali saliranno sulla linea di quelle francesi e tedesche. La differenza tra Europa e USA, secondo molti, è soprattutto culturale: gli europei sono più attenti alla privacy e utilizzano gli adblocker anche allo scopo di bloccare i tracker, quegli strumenti che seguono i nostri movimenti da un sito all’altro allo scopo di capire che cosa davvero ci interessa e targettizzare al meglio la pubblicità che riceviamo.

Quali che siano le ragioni, però, ciò che interessa agli editori sono gli introiti mancati a causa della costante crescita di AdBlock, ABP e tutti gli altri tool che stanno inondando la rete. Sempre secondo il report di Adobe e PageFair i ricavi mancati sono quantificabili in 22 miliardi di dollari; il triplo di quanto gli editori avevano perso nel 2013. Appunto, un’onda che cresce esponenzialmente e si fa tsumani.

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