Agid, che fare?

Un nuovo capitolo nella travagliata storia del digitale italiano

Immagine PCL Frosinone

Fulmine a ciel sereno (mica poi tanto). Bomba.
Insomma, le metafore si sprecano e si sprecheranno per commentare la notizia che è piombata fragorosa nel mondo del digitale italiano.

La direttrice dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Alessandra Poggiani, si è dimessa.

Lenin torna, quindi, di straordinaria attualità.

È stato scritto molto, e molto più autorevolmente

Paolo Barberis
Riccardo Luna
Stefano Quintarelli
Alessandro Longo
Carlo Mochi Sismondi

Non mi interessa molto il gossip e il botta e risposta con Wired. Nei paesi anglosassoni questa sarebbe una discussione lunare.

Penso che la strada da seguire sia quella tracciata da Luca De Biase. Torniamo alle cose semplici. Soggetto-verbo-complemento oggetto.

Cosa deve fare l’Agid? A cosa è chiamata?

Se si chiarisse che l’Agid è un’agenzia che deve realizzare i piani del governo, come sembrava ovvio ma non è mai stato detto in modo chiaro, ci sarebbero meno ambiguità.

Ne avevo già scritto qui.

Meno convegni, meno tavole rotonde, più alfabetizzazione e costruzione di politiche. La “politica” sembra dare segnali di risveglio. A noi il compito di dare sostanza e lavorare a esperienze e buone pratiche. A partire dalla Pa, vero motore per un cambiamento radicale dell’Italia digitale.

Sono contento di leggere che altri la pensino allo stesso modo.
Il nostro è un problema realizzativo, come dice De Biase.
Quindi,

il governo dà la visione e fa le strategie, il Comitato di indirizzo le trasforma in un piano operativo con la partecipazione dei vari ministeri, l’Agid le porta a compimento. È già complicato così. E di certo non occorre aggiungere altra complicazione.

Di certo non credo sia necessario andare a cercare il solito “Papa straniero”, il manager dal curriculum super aziendalista.
Penso siano invece necessari due ingredienti semplici: profonda e robusta conoscenza della Pa e forte commitment politico. Ovvero, Renzi ci crede davvero all’innovazione in Italia? Il momento è questo.


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