Albert ha sempre ragione
Per rilevare le onde gravitazionali ci è voluto LIGO, un esperimento “monstre” a partire dalle dimensioni. LIGO è un interferometro fatto da due tunnel lunghi 4 km posti ad angolo retto. Nei tunnel vengono inviati due raggi laser. Ciascun raggio fa su e giù diverse volte nel suo tunnel per allungare la strada, e poi i raggi vengono sovrapposti in un unico segnale, la “figura di interferenza”. Quando un’onda gravitazionale arriva sulla terra, i due tunnel si deformano in modo diverso e la figura di interferenza cambia. E a LIGO hanno osservato questo cambiamento.

Sostanzialmente, è lo stesso esperimento che Albert Michelson e Edward Morley realizzarono nel 1887. Nel loro caso, un raggio di luce percorreva solo 11 metri, sempre su traiettorie perpendicolari. Michelson e Morley, ruotando l’apparato, speravano di veder mutare la figura di interferenza. Sarebbe stata la prova dell’esistenza del vento d’etere, che cambiava la velocità della luce a seconda che essa andasse di poppa o di bolina. Ma la figura non cambiò. Si trattava di un bel rompicapo, perché al vento d’etere ci credevano quasi tutti.

Molti colleghi pensarono che quell’esperimento fosse stato impreciso. Einstein no: partì proprio da quell’esperimento per operare il suo cambio di prospettiva. Etere o no, la velocità di un‘onda luminosa doveva essere la stessa per tutti gli osservatori, indipendentemente dal loro movimento. Da quell’ipotesi nacque la teoria della relatività. La stessa che ieri ha ricevuto una nuova e importante conferma.
Dunque, la scoperta della relatività è di fatto un lungo cerchio, che comincia e finisce con l’esperimento di Michelson e Morley. All’inizio la figura di interferenza non cambiava mai, e aveva ragione Einstein. Oggi i ricercatori di LIGO sono riusciti ad osservare una variazione minima, mille volte più piccola di un protone. Ma anche stavolta è una conferma che aveva ragione Einstein. Perché è lui che ci ha detto dove guardare.