

#Buypens: il potere di una singola storia
Questa è la storia di un uomo fuggito dalla Siria con i figli, che vendeva penne per la strada e di come un hashtag lo ha aiutato a raccogliere 170mila dollari
C Cinquemila dollari in trenta minuti. È la cifra raggiunta dalla campagna lanciata il 27 agosto dall’islandese Gissur Simonarson per raccogliere fondi a favore di un profugo palestinese fuggito dal campo di Yarmuk, in Siria. La cifra è triplicata in tre ore e ad oggi ha raggiunto 179mila dollari, donati da più di 6mila persone di 116 paesi.
La campagna di crowdfunding prende il via grazie a una foto pubblicata su Twitter il 25 agosto dall’islandese Gissur Simonarson: nell’immagine si vede un uomo con una bambina addormentata sulle spalle mentre vende penne agli automobilisti di Beirut, in Libano.
Alcuni utenti rispondono al tweet chiedendo come aiutare l’uomo, ma Simonarson non conosce il protagonista della foto e non ha idea di dove sia stata scattata esattamento. Attraverso l’account del sito di informazione Conflict news, di cui Simonarson è cofondatore, l’islandese chiede aiuto alla rete per localizzare l’uomo e attraverso l’hashtag #buypens raccoglie diverse testimonianze: dopo mezz’ora arrivano le prime risposte.
Qualcuno (che su Twitter si firma @CaptainMaj) sostiene di vedere l’uomo ogni mattina davanti a casa. Poi grazie alla mediazione di Carol Malouf, attivista dell’ong Lebanese4Refugees, finalmente si può dare un nome ai due volti nella fotografia: sono Abdul Halim Attar e sua figlia Reem, di 9 anni.
Gissur non si ferma qui. Lancia l’account @Buy_Pens e una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Indiegogo. Nella prima mezz’ora vengono raccolti 5mila dollari. La cifra è triplicata in tre ore e ad oggi ha raggiunto 179mila dollari, donati da più di 6mila persone di 116 paesi.
Gissur Simonarson non ha solo attivato una campagna di raccolta fondi di successo: ha coinvolto migliaia di persone nella storia di Abdul e quindi nella storia dei milioni di siriani fuggiti dal proprio paese, devastato da una guerra che dura da ormai quasi cinque anni.
Ma Gissur non vuole essere definito un “attivista” e come sviluppatore web vorrebbe creare “qualcosa che abbia ancora più impatto di un’organizazione non profit.
“Le persone vogliono aiutare, e vogliono essere messe in condizioni di farlo”.
Simonarson viene contattato dalla giornalista di Sky News Arabia Jessy El Murr (@JessyTrendSKY), Abdul viene intervistato in diretta tv e può raccontare la sua storia: è un palestinese siriano fuggito dal campo profughi di Yarmuk, a otto chilometri a sud di Damasco, ed è padre single di Reem e del suo fratellino Abdelillah, quattro anni.
Yarmuk è il campo profughi conquistato dal gruppo Stato islamico in Siria lo scorso aprile. Considerato la capitale della diaspora palestinese, era uno dei campi più grandi del Medio Oriente, arrivato ad accogliere 150mila persone.
Abdul racconta su Skyche userà i soldi per l’istruzione dei suoi figli e per aiutare gli altri siriani: “quello che è per me è anche per loro”. Vorrebbe incontrare la persona che ha lanciato la campagna in suo favore e ringraziarlo. Simonarson ha fatto sapere che consegnerà i soldi ad Abdul attraverso l’organizzazione Lebanese4Refugees.
Le autorità libanesi il 3 settembre, gli hanno consegnato i nuovi documenti per la residenza da rifugiato in Libano:
Ad oggi sono più di 4 milioni i rifugiati siriani registrati dall’Unchr
In Europa sono ospitati per il 47 per cento da Germania (98mila) e Svezia (64mila), per il 33 per cento da Serbia, Ungheria, Austria, Bulgaria e Paesi Bassi, i restanti sono divisi negli altri paesi.
L’Italia, insieme alla Russia, è uno dei paesi che rifiuta la maggior parte delle richieste provenienti dalla Siria. Secondo i dati dell’Unchr di luglio nel nostro paese abbiamo accolto solo 2143 richieste asilo.
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