Cara Sardegna

Cara Sardegna, io e te dobbiamo farci due chiacchiere.

Ti racconto una storia. Era febbraio 2015, e mia moglie avrebbe avuto una settimana libera tra un lavoro e un altro. La settimana iniziava dopo tre giorni, per cui l’idea è arrivata immediata: andiamocene per una settimana alle Canarie, a interrompere l’inverno.

Io e Stefania eravamo in un pub londinese, uno di quelli di quartiere. Apro il mio portatile, vado su Airbnb, e cerco una casa nell’isola di Fuerteventura. Ne trovo una a Corralejo, cittadina dell’estremo nord dell’isola. Contatto l’utente di Airbnb che aveva messo l’annuncio, e la risposta arriva nel giro di qualche decina di minuti: la casa era disponibile, per cui prenoto senza esitazioni. Le mie recensioni come utente erano tutte positive, le sue come padrone di casa anche. Nessuna ragione per non procedere.

A Corralejo il mare è sufficiente. Non ha niente di meraviglioso, ma neanche niente di particolarmente negativo. Fa caldo — tocchiamo 27 gradi tutti i giorni, il che a febbraio per un europeo è un sogno.

Stefania ha investito quella settimana per rilassarsi e avviare la produzione di un suo nuovo romanzo. Io non sono andato in ferie: ho lavorato da bar e pub della cittadina con il mio portatile, agli orari tipici del posto: 9–14, siesta (passata in spiaggia), 17–20. Perché tutti i bar e pub di Corralejo avevano il wifi libero a disposizione dei clienti.

Quando finivamo di lavorare, andavamo alla cassa, pagavamo con la nostra carta di credito per tutti i caffè e le birre che avevamo consumato, e ce ne andavamo altrove.

Quanto suona meraviglioso, tutto questo?

Cara Sardegna, tu il potenziale per farmelo fare per almeno quattro, o forse anche cinque mesi all’anno, ce l’hai. Ma non sembra interessarti.

Al giorno d’oggi esiste una tipologia di viaggiatore nuova e in crescita. Il viaggiatore che:

  • Prenota una casa su Airbnb.
  • Ha bisogno di Internet, ovunque.
  • Vuole pagare con carta di credito qualsiasi bene, prodotto o servizio.

Questi tre punti, per molti di noi, non sono negoziabili. E soprattutto, non abbiamo neanche il dovere di giustificarteli. È a te che conviene offrirceli!

Ma fammi spiegare meglio.

  • Airbnb: Airbnb mi consente di prenotare una casa ovunque nel mondo con la garanzia reciproca di leggere altri utenti cosa pensano di noi, sia come casa che come ospite/inquilino. Avere un circuito unico nel mondo significa che dovunque vada, per me, il gesto fisico di prenotare una casa è lo stesso, e posso farlo dal mio computer o dal mio dispositivo mobile, in qualsiasi momento. Se questa sembra una comodità solo per me, caro padrone di casa, in realtà lo è anche per te: perché per definizione un venditore vuole rendere facile l’acquisto da parte dell’acquirente, e in questo caso con Airbnb lo faresti.
  • Wifi: molti di noi lavorano online, nel senso che potrebbero decidere di venire non solo nelle canoniche due settimane di ferie, ma anche per periodi più lunghi: se tu, padrone di casa, mi offri una casa con Internet, io potrei prenotare per — per esempio — tre mesi anziché due settimane, il che significa che ti riempi una stagione intera con una sola persona, il che riduce di molto i tuoi tempi di amministrazione (check-in, check-out, e tutto ciò che ne consegue — pulizie, visita della casa, etc.). Tra l’altro, se io rimango per tre mesi in una casa al mare, e ho intorno a me bar che hanno Internet, significa che io ogni giorno potrei andare in bar diversi a lavorare con il mio portatile e consumare (caffè, pranzo, etc.). Devo davvero spiegartelo quanto questo, in scala maggiore, avrebbe effetto sull’economia locale?
  • Carta di credito: garanzie, punti accumulati, no contanti (quindi no resto, etc.), no situazioni imbarazzanti tipo “Oops! Non ho abbastanza soldi, chi ha €13?” al tavolo di un ristorante, acquisti tracciati e quindi budgeting più semplice.

Qualche giorno fa siamo tornati da una vacanza di una settimana a Orosei. Sin da quando ho iniziato a cercare in zona, su Airbnb, questo articolo si è letteralmente costruito da solo nella mia testa.

Perché prenotare una casa al mare in Sardegna su Airbnb è un incubo. La situazione-tipo è questa: cerchi una casa, ne trovi una che risponde ai tuoi requisiti (zona, numero di stanze, disponibilità per le date che vuoi, etc.), contatti l’utente che ha messo l’annuncio, ed ecco cosa succede:

Insomma, alla fine tu, utente, perdi tempo a rispondere a me, che ho perso tempo a contattare te, perché nel frattempo tu hai dato la casa ad altri attraverso altri modi (passaparola, altri siti, etc.), e la disponibilità su Airbnb è rimasta invariata.

Quando la casa era disponibile, invece, abbiamo ricevuto più di una risposta tipo questa:

Il messaggio è evidente: fottiamo il sistema!

Che importa se attraverso tale sistema io ho trovato te, e tu hai letto tutte le recensioni positive che ho, che ti danno la certezza che sono un ottimo inquilino? Che importa se nel momento in cui usciamo dal sistema-Airbnb non abbiamo più garanzie reciproche e ti dovrò pagare in contanti, che probabilmente intascherai senza pagare tasse?

Capitolo wifi: la casa che abbiamo trovato alla fine non ce l’aveva. E ci andava bene così: trovata una, per miracolo, non ce la siamo lasciata sfuggire.

Sia io che mia moglie eravamo in ferie, ma per noi essere in ferie non significa abbandonare del tutto Internet, sia perché con i nostri portatili abbiamo da fare tantissime cose che vanno al di là del lavoro (per esempio mettere online materiale sulla Sardegna stessa!), sia perché può sempre capitare un’emergenza di lavoro che richiede la nostra presenza virtuale.

Il punto è che trovare un bar con wifi è stata una vera e propria caccia al tesoro: ogni volta in cui siamo entrati in un bar e abbiamo chiesto se c’era Internet, siamo stati guardati come degli alieni venuti da chissà dove. Alla fine ne abbiamo trovato uno, e qualche consumazione l’ha vinta. Se fossimo stati operativi anziché in ferie, avremmo speso parecchi soldi e ci sarebbe andato bene.

Pagare—e quindi acquistare, spendere soldi, investire sul posto—a Orosei è stato a volte impossibile: molti negozi, bar e pizzerie non accettano altro che contanti, e l’unico bancomat disponibile in zona non aveva disponibile l’opzione prelievo internazionale. Laddove le carte di credito vengono accettate, spesso c’è una soglia minima di spesa che va dai €15 ai €30. Le motivazioni che ci sono state addotte vanno dal Con le commissioni che ci applicano non ci conviene al Le banche ci controllano. (!)

Cara Sardegna, io amo il tuo mare e credo che il porcetto sia la carne più buona del mondo. Il pane carasau dà dipendenza come poche altre cose, e hai dato i natali alla donna che amo.

Però sappilo: il problema non è la mia pazienza. È che ti stai volontariamente rifiutando di rivolgerti a una categoria di viaggiatori che sarà sempre più comune, e che se deve partire dall’Europa settentrionale verso una destinazione calda, ad agosto, non ti considera: preferisce andare alle Canarie, in Portogallo, in Grecia, nel sud-est asiatico, tutte destinazioni dove gente come noi trova strutture e meccanismi più familiari. Preferiamo un mare leggermente meno bello, un cibo forse meno squisito, ma servizi collaterali all’altezza delle nostre aspettative.

Nel frattempo ti leggo sui social media, mentre ti lamenti che non ci sono più i turisti, e che non ci sono più i turisti di una volta. Ma preferisci dare la colpa a Ryanair che ha abbandonato l’isola e a “la crisi”; insomma, sempre e comunque a fattori esterni, invece di dare uno sguardo a te stessa.

A soggiornare in un paese della costa sarda — che non sia la Costa Smeralda — sembra di tornare indietro agli anni 80–90 del secolo scorso. Tutto è fermo ad allora: prendi la casa del cugino del cognato, entri in un bar a prenderti un caffè al volo, vai in spiagge bellissime e piene di ambulanti che passano ogni quarto d’ora, e il giorno di Ferragosto il menù dei ristoranti è fisso — e se sei vegetariano, vegano, celiaco, allergico ai crostacei, devi discutere per farti fare un’insalata. Ci è successo anche questo, e non è stato piacevole.

E non è un peccato, cara Sardegna?