Caterina Venturini racconta i retroscena del suo ultimo romanzo “L’anno breve”

La prima a bussare è stata Ida Ragone. Mi ha detto che si sentiva sola e inadeguata, che non avrebbe potuto continuare a stare in quella torre se non avessi scritto di lei e dei suoi studenti. Ne ha mandato avanti uno, Andrea, me l’ha fatto vedere con la testa chinata sopra il banco, anzi sopra un tavolaccio tutto inciso e fratturato all’interno di un istituto: si chiama NEU, mi ha detto, così è scritto sul mio orario. Andrea l’ho conosciuto ieri. Non mi ha mai guardato in faccia. Poi mi ha mostrato Elisa con i piedi immersi in una bacinella d’acqua e una camicia da notte a fiori, la nonna a fianco che fa l’uncinetto, anche la nonna ha la faccia chinata verso un qualche punto della stoffa. Ida mi dice: Aiutami.