Che cosa aspettarsi quando si aspetta, in Etiopia
Sara ha 22 anni ed è al suo nono mese di gravidanza, messo in evidenza da una pancia estremamente gonfia e una camicia i cui bottoni si allacciano a malapena. Siamo in piedi l’una accanto all’altra, a pochi passi dalla sua casa in uno degli improvvisati insediamenti urbani di Addis Abeba, nascosto in un angolo della capitale dell’Etiopia. Non capita spesso che io mi trovi senza parole, ma la risposta di Sara alla mia ultima domanda — dove e come intende partorire il suo bambino — mi ha lasciata basita.
Io e il mio team siamo venuti in Etiopia con il programma Amplify, una partnership tra l’organizzazione no profit IDEO.org e il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito. Il nostro obiettivo è quello di svolgere ricerche sulle difficoltà che affrontano i genitori con un reddito basso nell’Africa Orientale, quando si tratta di sostenere la crescita e lo sviluppo dei loro bambini. La mia intervista con Sara, che abbiamo incontrato per caso per strada, è una delle oltre venti conversazioni che nelle ultime tre settimane abbiamo avuto con madri, padri, futuri genitori, infermiere, insegnanti e leader delle comunità.
In 15 minuti, ho imparato parecchio. Questo bambino sarà il terzo per Sara (i suoi altri due bambini al momento vivono con sua madre nel nord rurale). Come molti giovani etiopi che abbiamo incontrato, Sara è tornata di recente dal Medio Oriente, dove per anni ha lavorato come domestica.


Tornata ad Addis Abeba, ora per vivere dipende dal suo lavoro quotidiano, visto che quando è rimasta incinta è stata abbandonata dal suo fidanzato. Nonostante gli ostacoli che sta affrontando, Sara è cordiale, accogliente e — dopo gli incerti primi minuti — risponde con candore alle mie domande. Quando le chiedo dove intenda partorire, risponde senza esitazioni: a casa.
“So che potrebbe uccidere me o il bambino farlo da sola”, dice, “ma non ho soldi per pagare una levatrice e qui non ho nessuno”. Come tutte le madri, vuole dare al suo bambino le migliori chance possibili, ma è anche pronta per il peggio.
Il mio shock nel sentire la risposta di Sara non è dovuto al rischio che questo parto porterà a lei e al suo bambino — sono cosciente del fatto che l’Etiopia è tra i Paesi più pericolosi al mondo in cui mettere alla luce un figlio. Sono scioccata perché sono arrivata nel quartiere di Sara subito dopo avere visitato una clinica nei paraggi dove il suo bambino potrebbe nascere in sicurezza, grazie alle attenzioni di una levatrice professionista, gratuitamente.
La mia squadra ha passato la mattina a fare interviste in quella clinica, a meno di cinquanta metri dalla baracca con una sola stanza in cui vive Sara.
Nonostante io non sia del quartiere — avendo passato meno di una settimana ad Addis Abeba — so tutto sui servizi offerti gratuitamente dalla clinica per l’assistenza al parto e per il programma di vaccinazione per i bambini. Sara invece non ha nemmeno idea che esista.
Il fatto che Sara non conosca le risorse a sua disposizione è segnale di una questione più ampia che è emersa molte volte nella nostra ricerca. Senza canali d’informazione affidabili, molte madri che vivono in povertà non possono compiere scelte per la salute e lo sviluppo dei loro bambini nella fase più cruciale: quella che va dalla nascita ai cinque anni. Contrariamente a quanto si possa pensare, il bisogno principale per le madri nei Paesi in via di sviluppo non è necessariamente avere nuovi ospedali, strumenti all’avanguardia o tecnologie più avanzate. È un miglior accesso all’informazione.
Nelle città più ricche del mondo, le informazioni per i futuri genitori sono ovunque. Che cosa aspettarsi quando si aspetta ha venduto decine di milioni di copie soltanto negli Stati Uniti, i gruppi di supporto per le neomamme sono ovunque e basta una telefonata per trovare sempre un pediatra disponibile. Persino la mia pagina Facebook è piena di esempi che confermano questa abbondanza di informazioni: amiche in dolce attesa che postano foto mentre tengono davanti alle loro pance sempre più grosse un frutto o un ortaggio che rappresenta le dimensioni attuali del loro bambino. Queste foto sono il risultato della sempre maggiore consapevolezza che i libri di consigli ai neogenitori, un sistema sanitario affidabile e persino le lezioni di biologia alle scuole superiori hanno contribuito a diffondere, consentendo alle donne che conosco di prendere decisioni informate per la salute e il benessere dei loro bambini e di seguirne i progressi di settimana in settimana.
Per le donne in cima alle piramide economica, c’è tutto un rituale che circonda i preparativi alla maternità, costruito sulle basi di un’informazione completa e affidabile su ciò che serve a un bambino per crescere bene. Pensare a un modo per far arrivare le stesse informazioni a madri come Sara non è soltanto questione di fare la cosa giusta. Potrebbe salvare delle vite.
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