illustrazione di Charis Tsevis (cc)

Che fine hanno fatto “i contenuti per il web”?

Longform e attenzione: Se i contenuti giusti per l’online fossero gli stessi che ci piaceva leggere sulla carta?

di Domitilla Ferrari


Questa mattina, mentre andavo in ufficio col treno, ho letto un articolo di 8419 battute, spazi inclusi. L’ho letto qui, su Medium: 10 minuti calcolati di tempo di lettura. Un articolo sul primo trapianto di cuore in Italia, con tanto di intervista e video.

Dunque: 8419 battute equivalgono a circa quattro, cinque pagine di una rivista e a cinque, anche sei di un libro. È tanta roba da leggere. Io le ho lette online. E le ho scoperte grazie a questa rete di segnalazioni, raccomandazioni, promemoria di lettura che Medium produce e sparge in giro.

Mi succede spesso, sempre di più. E quando queste cose non le leggo su Medium le scopro altrove, grazie alla rete di segnalazioni, raccomandazioni e promemoria di lettura che la rete di cui faccio parte produce.

La sovrabbondanza di informazioni

Se una cosa è stata scritta solo su carta, oggi, è destinata a sparire. Una notizia (così come un’inchiesta o un commento) se non viene ripresa online dura un giorno soltanto, e va perduta. Per sempre.
Eppure continuiamo a parlare di sovrabbondanza di informazioni.

Il paradosso è che tante ne abbiamo a disposizione che ne leggiamo sempre meno: possiamo accedere a più informazioni di quante ne cerchiamo, ma davvero l’offerta soddisfa la domanda?

E se il problema fossero proprio i contenuti copiosi che abbiamo a disposizione? Scritti “per il web” gli articoli sono nati tutti simili nello stile, nella formattazione, nella lunghezza. Informativi il giusto, non di commento. Per le opinioni c’erano gli editoriali da un lato, i blog dall’altro.

E poi Facebook e via: tutti editori, autori, editorialisti.
E tanti lettori a cui raccontare la propria trascurabile opinione.


Un minuto vale uno

L’accesso illimitato a sempre nuove fonti d’informazione e intrattenimento ha definito un nuovo obiettivo: risparmiare tempo.

Il tempo è una moneta preziosa, una risorsa limitata con cui il lettore ci ripaga del tempo che abbiamo speso a pensare, scrivere, verificare, rileggere, correggere...

E io inizio a pensare che la soluzione utile (per me) sia fidarmi sempre più delle segnalazioni della rete a cui ho scelto di dare fiducia e cercare quegli articoli che la mia rete commenta e condivide con foto e stralci qua e là e che non si trovano online, in nessun’altra forma. Non ancora. Ma che io voglio leggere. E tornare a leggere i giornali. Quelli di carta. Anche online.