Chi ha paura di Peppa Pig

Fenomenologia del cartone animato più pericoloso del mondo moderno

Che i maiali siano animali molto intelligenti è noto a tutti, che siano anche straordinariamente simili all’uomo è altrettanto vero.

La cosa piace particolarmente ai sassoni che nella tradizione fiabesca usano spesso i maialini protagonisti, e non è un caso che lo scrittore che più ne abbia celebrato qualità, nel bene ma soprattutto nel male, sia stato proprio quell’Orwell George della Fattoria degli Animali (e notate bene, anche di 1984), che si conclude con queste celebri righe:

“Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.

Dopo un tale incipit vi sembrerà esagerato affrontare un cartone animato nemmeno fosse lo spirito hegeliano del rincoglionimento generazionale, ma io sto per farlo. Quindi se avete qualche bimbo piccolo che gira accanto al vostro schermo in questo momento e che adora Peppa, vi consiglio di allontanarlo. Anche con una scopa.

La sigla

Il cartone è un sottile e preciso sistema pavloviano d’ipnosi regressiva. Lo si intuisce subito dalla sigla. Il temibile motivetto compare ancora prima della discutibile maialina stilizzata. La ripetitività di musiche e parole è tale che finisce per penetrati e martellarti in testa anche se ti trovi ad una certa distanza dalla sua emissione.

La voce narrante

Vedi sopra. La calda e rallentata voce nelle diverse lingue in cui viene tradotto Peppa (ma gli italiani si abituano a quella inglese illudendosi che sia il modo comodo d’insegnarla ai propri figli, mollandoli davanti al cartone) ripete compulsivamente come un mantra tutto ciò che avviene nell’acceso mondo antropo-animale, come se chi lo guarda fosse scemo, fino a chiosare sempre con lo stesso messaggio totalizzante di orwelliana memoria:

“ A tutti piace…”

Più che 1984, forse calza ancora più inquietantemente New Brave World di Aldous Huxley. Il Grande Ford ci completa in ogni puntata. Per ricordarci che non esistono alternative all’Essere maiale.

“Everyone loves jumping up and down in muddy puddles”

Messaggio subliminale che poi risulterà tragico nella conseguenza realistica dei pargoli sedotti dal ciclo peppiano. Inutile che vi spieghi perché.

La famiglia Pig

I principali personaggi di Peppa Pig ruotano intorno al famiglia di Peppa, all’interno della quale emerge subito un classico melodramma domestico anglosassone stile Gioventù Bruciata. Il povero papà Pig è un pusillanime obeso, canzonato da tutti, che colleziona figure barbine, a dispetto di una madre, petulante e saccente, vero leader della famiglia inglese.

Figura ancora più pericolosa però è quella di nonno Pig, ovviamente padre di mamma Pig (mentre i nonni paterni sono stati da tempo deportati alla sagra della porchetta in paese), che si diverte ad umiliare il genero in ogni modo, mostrando un potere economico e risolutivo (con una moglie ironica ma schiava) degno di Enrico Ottavo. Nonno Pig ha tutto (treni, navi, trebbiatrici), fa tutto, aggiusta tutto, ma peggio ancora: sa tutto. Anche un vegano ne farebbe braciole.

Il fratellino George è un piccolo prescelto. In effetti molto precoce. Fa tutto tranne che parlare. Il suo modello esistenziale preferito è quello del Tirannosauro Rex. Il patricidio appare un’evidente questione di pochi anni.

Gli altri animali

Interessante analizzare l’universo zoologico col divieto di caccia (tra loro prima di tutto) in cui Peppa scorrazza con famiglia ed amici. Ogni razza animale (tutti mammiferi ma mancano guarda caso i primati, mentre altre famiglie animali restano tali, tipo pesci, uccelli o insetti) viene raccontata con fenotipi piuttosto tradizionali. I lupi sono un po’ più aggressivi, gli elefanti un po’ più saggi, le pecore più zelanti, e via così.

Per non farsi a pezzi, sono usciti dallo Stato di Natura, vivono in un Contratto Sociale lockiano, dove non occorrono Leviatani alla Hobbes, né fughe selvagge alla Rousseau. La proprietà privata è sacra. Garantita dalla Regina (unico personaggio umano insieme a Babbo Natale) e dal rispetto civico globale: la Gran Bretagna. Laica eppure suddita.

Resta il mistero del perché i conigli, anzi, come sempre in ottica anglofemminista, la coniglia vesta i panni di tutti i ruoli di direzione e potere sociale. La signora Rabbit, a differenza dell’omonima Jessica, porta tutti i mezzi più sofisticati e dirige le situazioni di emergenza anche con un certo margine di necessaria severità. E’ l’unica che impartisca ordini a nonno Pig, il quale suo malgrado li esegue. La signora Rabbit è la Thatcher.

Da sottolineare che nella puntata in cui Peppa e famiglia escono dall’umido Regno Unito e vengono in Italia per le ferie, gli animali indigeni che le ospitano e gli fanno la pizza sono delle sgarbiane capre cornute… Con baffo nero, s’intende.

La società di Peppa Pig

I piccoli animali seguono i propri genitori o le maestre in un sistema di regole che farebbe impallidire la Cina di Mao. Dalle gite scolastiche all’amico del cuore, tutto è costruito in modo che ognuno ottenga il suo spazio sociale preordinato. Divertimento compreso. Senza disobbedienza. Senza pericolo. Senza libertà.

Ovviamente anche Peppa e George, pur serbando un minimo spirito critico nel leibniziano migliore dei mondi possibili, rispettano totalmente le consegne. Senza fare una piega. Mangiano, dormono, si lavano i denti. Tutto come fossero soldati modello Full Metal Jacket.

Una morale che secondo gli ideatori di tale tragico soma cartone inanimato a colori dovrebbe risultare pedagogico, mentre più lo si osserva e più si ha il crescente sospetto che produca futuri spietati serial killer o, nel migliore dei casi, tossici perduti.

Affascinante però, oltreché ugualmente pericolosissima in ambito educativo, la rappresentazione logico dinamica del traffico. Nel mondo perfetto di Peppa, verde ed ecologico, vanno tutti allegramente in macchina, su e giù per utopiche colline (nella piatta Inghilterra sarebbero Alpi) ma soprattutto parcheggiando in condizioni talmente proibitive che nemmeno a San Francisco, James Stewart, inseguendo La donna che visse due volte.

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