Come Medium sta diventando familiare

Medium ha sviluppato alcuni strumenti di cui tutto il web avrebbe bisogno

di Martino Pietropoli


Uno può non aver mai visto un film di Moretti ma è molto probabile che conosca una manciata di battute di suoi film.

Le parole sono importanti!
Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.
Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Perché molti ricordano quelle battute senza magari mai aver visto il film? Perché sono battute brillanti ma soprattutto perché hanno la capacità di esprimere un sentimento condiviso, una visione del mondo anche. Sono diventate familiari, come è familiare un volto di famiglia, appunto.

Per familiare intendo «accettato», «parte di un gruppo». Usando quelle parole ci si riconosce come appartenenti ad una collettività che condivide gli stessi valori e la stessa visione.

Ci sono invenzioni, sistemi di comunicazione, espressioni dell’intelligenza umana che, più genericamente, hanno contribuito a modificare i nostri comportamenti, rispondendo a una necessità espressiva o materiale.

Qual è la più grande invenzione dopo quella della rete? Per me è la ricerca della rete: uno strumento che non organizza ma almeno promette di trovate una direzione in un mare altrimenti indistinto. Quante volte ho cercato il campo «cerca» nella vita di tutti i giorni o leggendo un libro?

Questo strumento apparentemente semplice ha modificato il nostro comportamento non solo in rete ma anche nella nostra vita quotidiana, anche se non può (purtroppo) essere usato per qualsiasi cosa facciamo o di cui abbiamo bisogno ogni giorno.

Quando esattamente una novità diventa penetrante, pervasiva, necessaria? Quando non ne puoi fare a meno, quando ti serve. Come il campo ricerca in un testo scritto (anche se è stampato su carta), come lo smartphone, come la carta di credito, come molte altre invenzioni moderne che hanno migliorato nostre particolari esperienze. Non hanno rivoluzionato o inventato niente che già non ci fosse (i telefoni già esistevano, le banconote pure) ma hanno reso quella particolare esperienza più piacevole o semplice. Trovi cose (stringhe di testo), non porti banconote con te o acquisti più semplicemente in rete, fai mille cose con una cosa che tieni in tasca.

E Medium quindi?

Medium è una cosa relativamente nuova: ha qualche anno e ora è in forte crescita in tutto il mondo e in Italia. È percepito come un luogo in cui si discutono, espongono e sviluppano nuove idee. Magari un luogo un po’ elitario, frequentato da personaggi singolari. Non hipster, non troppo sofisticato ma di certo non nazional-popolare-pecoreccio. Quello no.

In cosa sta diventando familiare? Secondo me, oltre che nella sua riconoscibilità grafica ed estetica (copiata da Facebook nelle sue Note e da Pulse di Linkedin) anche, più sottilmente, in alcuni strumenti che ha implementato recentemente: le evidenziazioni del testo e gli screenshot allegati ai tweet in particolare.

Quello che intendo è che queste apparentemente piccole invenzioni hanno reso non solo l’esperienza su Medium migliore, ma hanno fatto capire che di strumenti del genere ce ne sarebbe bisogno ovunque. Tutti, in qualsiasi sito ci troviamo, dovremmo poter evidenziare un paragrafo particolare e condividerlo. O anche solo evidenziarlo e basta, per tornarci magari fra 2 mesi. Il bello di Medium è che raccoglie le evidenziazioni che ho fatto anche mesi fa. Ci posso tornare fra altri 3 mesi. Non sarebbe stupendo lo si potesse fare anche per tutto il resto del web? Proprio come avere un finder nella vita reale, mentre leggo un libro di carta.

Se queste invenzioni diventeranno popolari fino a trasformarsi in standard, Medium sarà stato capace di individuare un problema e risolverlo. Magari risolvendo una necessità solo latente o inespressa: quella di annotare facilmente, salvando note da tenere in una scatola virtuale. Ci sono applicazioni che lo fanno ma nessuna è diventata uno standard, almeno che io sappia. Per standard intendo esattamente che tutti le usano nello stesso modo, senza pensare che esistono alternative perché se esistono non sono altrettanto valide. Ci sono mille modi di fare una cosa, ma pochi modi — a volta solo uno — che ci vengono naturali.

Familiare e naturale: quando la tecnologia riesce ad avere queste due caratteristiche ha buone probabilità di diventare indispensabile.
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