Come scrivere per Medium

Come si scrive una storia per Medium (ma anche più in genere)?

Quando decido di scrivere qualcosa su Medium (e in genere, sempre) ho delle regole che bene o male cerco sempre di rispettare. Le applico con disciplina perché solo così quello che scrivo avrà un successo straordinario, sarà letto da milioni di persone e mi arricchirà così potrò tirare tanta coca a bordo del mio yacht. E devo ricordarmi di prendere le pastiglie, è vero.

Comunque.

1. Avere qualcosa da dire

Altrimenti non dirlo proprio, non provarci nemmeno a scrivere qualcosa. Quello che dici può essere un argomento di attualità (e avrai buone probabilità che susciti interesse, tante quante di sfiorire presto quando l’interesse scemerà), uno generico, una storia, quello che vuoi.
Il tema trattato non deve essere scelto perché farà tante letture: bisogna scegliere quello di cui interessa parlare, indipendentemente dall’interesse che susciterà. Se scrivi una cosa per forza si capisce. Se scrivi una cosa che ti interessa si capisce pure, ed è meglio.

2. Una bella immagine

L’immagine è la copertina del libro che hai scritto e i libri, si sa, si scelgono solo per la copertina. L’immagine deve funzionare bene in diversi formati: sia nella home di Medium (e quindi in formato piccolo) sia nell’articolo/storia.
Amo quelle a tutta larghezza (che non stanno insomma nella larghezza del corpo di testo ma che occupano tutta la finestra del browser o lo schermo del tablet/smartphone) per due motivi:

  1. Creano uno stacco rispetto a quello che il lettore stava leggendo prima e sono come una porta che conduce in una stanza, quella dove racconti la tua storia
  2. Graficamente funzionano meglio.

3. La brevità

Medium è anche fatto per scrivere quello che non ci sta in un tweet: è una lettura da meditazione che fai quando hai tempo. Non troppo breve (altrimenti scrivi un tweet e fai prima), non troppo lunga (a meno che non sia incredibilmente interessante). Io mi baso sulla mia soglia di attenzione: 3 minuti. Un testo da 5 minuti è anche troppo lungo. Cerco sempre di scrivere cose che non richiedano più di 3 minuti per essere lette.
(questo pezzo è più lungo di 3 minuti, ma è incredibilmente interessante. O no?).

4. Alleggerire il discorso

Una volta scrivevo in maniera ampollosa e contorta e quanto più era complesso l’argomento (o pensavo lo fosse) tanto più ero serio. Ora credo che niente vieti di alleggerire un discorso serio con una leggerezza: una battuta ben contestualizzata è un modo per sollecitare la mente del lettore a restare vigile perché i discorsi seri e complessi sono spesso noiosi.
Chi ha paura di far sorridere ha un concetto di sé iperbolico e si prende troppo sul serio. Boring.
(anche usare termini inglesi va benissimo. È snob e provinciale, quindi è perfetto per stanare i benpensanti).

5. Rileggiti

“Write drunk, edit sober” diceva Hemingway. Scrivi da ubriaco e rileggiti (e correggiti) da sobrio. Non c’è altro da dire direi. La birra va benissimo, ma il senso è che devi rileggere quello che hai scritto.

6. Elimina

Le forme passive, le subordinate, certe forme verbali (“andiamo a vedere”, No: “vediamo” basta e avanza) sono insopportabili e complicano la comprensione di un testo.
Scrivi come parla un deejay o come scrive un anglosassone: soggetto, verbo, complemento.
È un esercizio che ti obbliga all’estrema sintesi. Sarai più chiaro e diretto. Tutto di guadagnato.

7. Scrivi spesso, sempre, ogni giorno

Uto Ughi non è Uto Ughi perché ha talento a suonare il violino. Lo è anche, ma lo è soprattutto perché studia ogni giorno, tante ore al giorno. Un talento deve essere alimentato e fortificato con l’esercizio. Scrivendo tanto riuscirai a farlo più velocemente perché mettere le parole in fila è un esercizio che va ripetuto ogni giorno, più volte al giorno.

8. Impara a fingere che non essere considerato in fondo non ti interessa

L’artista deve esprimere se stesso, questo è il suo dramma umano e la sua forza interiore. Vero, ma l’artista è anche un essere umano e come ogni essere umano ha un solo, finale, unico desiderio: essere amato. O riconosciuto almeno. Avere successo, essere seguito, essere condiviso, suscitare anche polemica (c’è a chi piace, a me no) è sicuramente uno dei motivi per i quali si scrive. O almeno è una motivazione. Scrivere per non essere considerati è molto romantico ma dopo un po’ ti stufa, diciamolo.
Però ricorda sempre che scrivi solo per esprimere il tuo nobile animo e il tuo illuminato punto di vista.
Quello che ne pensa la gente e se poi la gente ti legge non ti interessa.
No, figurati.

9. Rinnega tutte queste regole

Ma non dopo averle applicate almeno 100 volte, però.


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