Come farsi una foto
in stile True Detective

Non è un tutorial, è una ricetta



Ingredienti


Prendi una mattina uggiosa q.b. Di luce ce n’è molta, ma il cielo è completamente offuscato da una patina lattiginosa. Il sole lo puoi fissare, non acceca, è solo una macchia più chiara nel cielo. I colori delle cose si sono rintanati da qualche parte e anche tu preferiresti sparire sotto le coperte. Il mood è perfetto per realizzare delle foto che emulino la sequenza introduttiva di True Detective.

Per prima cosa cerco su Google “true detective title”, per rinfrescarmi la memoria e avere sotto gli occhi il riferimento all’originale.

Sono per lo più di ritratti di persone, su sfondo giallino, che con la tecnica della doppia esposizione rivelano nelle loro parti in ombra immagini di paesaggi decadenti, autunnali, in parte industriali, di quell’industria rurale.

Faccio la lista della spesa, servono:

  • una location esterna
  • una persona
  • un set interno dove fotografare la persona

Farina, uova, latte. Mentre preparo un impasto per pancakes (i brunch possono dare un senso alle mattine uggiose) ripasso mentalmente le possibili location a portata di mano. Zone industriali nelle vicinanze, fattorie ai piedi dei Colli Euganei, zone sperdute nella campagna padana. Poi ho un’illuminazione. Nel tragitto casa lavoro passo tutti i giorni dietro un ex seminario abbandonato. È una struttura molto grande, geometrica, con elementi architettonici non troppo banali. Tutto intorno sono campi incolti e una vegetazione così selvaggia da rendere tutto il quadro abbastanza inquieto. Copro l’impasto con una pellicola e lo lascio riposare. Raccolgo la mia Nikon ed esco.

Al supermercato

La luce è perfetta, tutto è omogeneamente illuminato eppure sembra tutto così spento. I verdi del paesaggio sono desaturati, la struttura abbandonata è ancora più mesta. Provo un paio di punti di vista panoramici, il migliore dal parcheggio deserto di un supermercato lì vicino. Indisturbato faccio qualche scatto, tenendo a mente che le punte irregolari degli alberi faranno gioco nelle composizioni definitive.

Mi avvicino per studiare il posto da più vicino. Non l’ho mai veramente visitato. La struttura è più grande di quanto pensassi. È affascinante immaginare quanto in un altro tempo dovesse essere popolata. Oggi invece sono rimasti frammenti delle grandi vetrate, cumuli di legna e macerie che hanno colonizzato il piazzale, facciate erose da mille piogge e dall’incendio di qualche anno fa. Dà il benvenuto, o ammonisce l’ingresso, una larga scalinata infestata dalla vegetazione che ricorda antichi templi di fantasie salgariane.

In cucina

Ora mi serve la figura umana e un posto dove fotografarla. In mancanza di altro, scelgo me stesso. In cucina ho una parete bianca con una finestra laterale che è perfetta come set. La luce sufficientemente uniforme da un lato e il buio dall’altra parte mi aiuteranno a fare il gioco della doppia esposizione.

Controllo di nuovo le immagini della sigla di True Detective. Come sono vestiti i personaggi? Che posa tengono? Che espressioni hanno?
Corro all’armadio, pesco una camicia e una cravatta. Appoggio la Nikon sul mobile del forno di fronte alla parete e attivo l’autoscatto. Faccio qualche prova sistemando la mira e lo zoom. E poi entro nella parte: tengo le braccia unite al corpo, sfoggio uno sguardo a volte truce, a volte perso lontano.

Mescolare

Ora ho tutti gli ingredienti. Importo le immagini in Lightroom dove applico a tutte una veloce post. Sarebbe stato meglio farlo solo dopo aver lavorato alla composizione finale, ma avere le immagini già nel mood aiuta a rendermi conto che effettivamente tutto stia funzionando. E poi è più divertente.

Ci sono ancora troppi colori, li desaturo drasticamente quasi al 20%. Applico del color toning spostando le parti in luce verso un giallo/verde e le ombre verso un blu con una punta violacea.

Infornare

Si fa tardi, mentre si apre Photoshop metto un padellino a scaldare con una noce di burro. Tra una mestolata di composto di pancake e l’altra, allineo le foto tra loro principalmente utilizzando il metodo di fusione di livelli “lighten”, che rimpiazza i pixel scuri di un’immagine con quelli chiari dell’altra.

La torretta di pancake cresce, l’odore di burro riempie la stanza. Mi diverto ad incastrare i rami degli alberi coi miei capelli spettinati. Gioco con le maschere di livello nascondendo alcune parti del viso e recuperando alcuni dettagli dei vestiti o delle architetture.

Ci sono, ho fame. Piazzo sopra una texture grunge, verso dello sciroppo d’acero caldo e servo.