Cosa succede dopo essere stati arrestati per aver protestato a New York

Sono appena tornata dopo aver passato 12 ore in custodia del Dipartimento di Polizia di New York (NYPD). Se posso essere arrestata io (con tutti i miei privilegi di donna bianca e un aspetto generalmente percepito come non minaccioso), allora può capitare a chiunque. In totale, oltre mille persone hanno protestato ieri a New York, e oltre 120 sono state arrestate. Ecco cosa ha comportato per me quell’esperienza:

1 — La Protesta: I manifestanti in favore di Freddie Gray passarono davanti al nostro ufficio, marciando verso Broadway. Decisi che avrei dovuto far seguire i fatti alle parole e uscire e unirmi a loro.

Una vista dei manifestanti dalla finestra del mio ufficio prima che scendessi e mi unissi a loro.

2 — Gli Arresti: La polizia era schierata lungo un lato della strada e ci osservava mentre marciavamo, ma ben presto ci trovammo davanti uno sbarramento. La polizia iniziò a individuare in modo casuale persone da arrestare. Un agente mi indicò e un’altra mi afferro le braccia e mi disse di non opporre resistenza. Il mio arresto fu tutto sommato senza incidenti — nessuno mi ha sbattuto a terra o dentro una macchina, una cosa che stava accadendo a quasi tutti gli altri tranne me.

3 — Il Furgone Cellulare: Coloro che furono arrestati vennero ammanettati e ammucchiati dentro grossi cellulari blindati. Nel nostro veicolo, gli uomini si trovavano tutti assieme sul fondo. Le donne erano dentro celle singole o doppie. Aspettammo all’interno del veicolo per oltre 2 ore senza muoverci fino a quando non lo riempirono a loro piacimento (finimmo con l’essere 12 persone). Le ultime due ad essere fermate nemmeno partecipavano alle proteste, stavano solo camminando lì vicino. Parecchie persone erano state sbattute con forza e si sentivano svenire, o avevano le manette strette a tal punto che le loro mani si gonfiavano e cambiavano colore.

Parentesi tecnologica: Il mio telefono era stato confiscato, ma veniva tenuto nelle vicinanze. Stavo indossando un Apple Watch per testare il prodotto, e riuscii a mandare a Lian un messaggio di testo grazie all’orologio (per tutto il tempo che rimanemmo in custodia non mi fu permesso di fare una telefonata o contattare chiunque altro). In qualche modo dubito che questo particolare uso sia uno che la Apple promuoverebbe, ma è il più interessante che ho scoperto fino a questo momento…

Questa è l’immagine più simile che sono riuscita a trovare del tipo di furgone dentro al quale ci trovavamo.

4 — Un Viaggio Rude/la Snapchat della Polizia: Lanciarono i furgoni cellulari a tutta velocità lungo la West Side Highway con scorta completa fino al numero 1 di Police Plaza. Lungo il percorso, ci furono parecchie inversioni a U non necessarie. Noi non eravamo allacciati con le cinture e non potevamo aggrapparci ad alcunché perché le nostre mani erano ammanettate. Gli agenti di polizia nella parte anteriore del furgone facevano video selfie del folle stile di guida da corsa e postavano su Snapchat storie che condividevano e se ne vantavano apertamente davanti a noi, ridendo.

5 — Il Fermo di polizia: Parlando con l’agente che mi aveva arrestato ho appreso che avevano chiamato agenti da tutto il territorio per controllare le proteste e che tutti i “perps” ([abbreviazione di “perpetrator” n.d.t.] come venivamo chiamati) fossero trattenuti al numero 1 di Police Plaza, anziché nei rispettivi distretti degli agenti. Qui ci furono tolte le manette e sequestrati i nostri beni. Aspettammo in fila fuori al freddo mentre loro compilavano alcuni moduli rudimentali (nome, indirizzo, data di nascita). Quindi fummo trascinati a farci scattare la foto di coppia più imbarazzante del mondo — era previsto che ogni persona che era stata fermata stesse fianco a fianco con l’agente che l’aveva arrestata. Spero che un giorno potrò avere accesso a una copia di questa foto, dato che si tratta di una vera gemma.

Una vista aera del numero 1 di Police Plaza. Credo che fossimo trattenuti nell’area a un piano solo all’estrema sinistra del complesso, ma non ne sono sicura. Immagine via Civic Center Residents Coalition.

6 - L’Area di Detenzione: Dopo il fermo, ci hanno trasferito in due diverse aree di detenzione. L’area degli uomini era un enorme recinto con almeno 80 uomini tutti ammassati assieme e con un numero limitato di posti a sedere. Quella delle donne era formata da una fila di piccole celle, ognuna di circa 1,5mt x 2,5mt, con una panca di metallo e i servizi igienici. Ogni cella conteneva 4-5 donne. Faccio notare che tutti venivano collocati in base al genere indicato sui documenti, quindi c’era almeno una donna transgender nel recinto degli uomini, e almeno due uomini transgender nelle celle delle donne. Prima di farci entrare nelle celle ci hanno perquisiti tutti in modo invasivo e ci hanno fatto rimuovere tutte le stringhe dai nostri vestiti (incluse quelle delle scarpe, come anche i laccetti decorativi sulla mia giacca).

Questa è simile alla cella di detenzione dove eravamo trattenuti. La nostra era più grande di circa il 20% e poteva contenere 4–5 persone. Non sono riuscita a trovare alcuna immagine delle vere celle del NYPD. Immagine via SDM.

7 — Il Gioco dell’Attesa: a questo punto erano passate 3 ore da quando ero stata arrestata. Non avevo visto l’agente che mi aveva arrestata o avuto alcuna indicazione di cosa sarebbe accaduto adesso, o nel corso delle 7 ore successive. Non mi furono letti i miei diritti, non mi fu permesso di fare una telefonata, e non mi fu detto di cosa ero accusata. Lo stesso valeva per tutte le altre persone nelle celle delle donne. Per fortuna, una delle persone nella mia cella era un Osservatore Legale con una grande conoscenza del sistema, e ci ha dato alcune informazioni a proposito di cosa sarebbe potuto accadere (sebbene fosse la prima volta che veniva arrestata personalmente). Alla fine ci offrirono dei panini con formaggio raffermo, latte, e acqua. Nessuno riuscì a finire il suo panino, ma scoprimmo che il formaggio si appiccicava bene alle pareti della cella. Per ammazzare il tempo, finimmo col fare un gioco nel quale si doveva indovinare quanto avrebbe impiegato un particolare pezzo di formaggio a staccarsi dalla parete. Abbiamo anche cercato di fare a turni per dormire sulla panca ma non andò molto bene dato che c’era parecchio rumore, era molto freddo, era crudamente luminoso, e la panca di metallo era progettata per essere fredda e scomoda. C’erano un sacco di canti e alcune piacevoli conversazioni, ma c’erano anche alcune persone molto in difficoltà e un sacco di urla. Ci mettemmo tutti d’accordo per rimanere in contatto attraverso i social media tramite l’hashtag #drycrustnypd. Non credo che qualcuno l’abbia già usato, ma chi può sapere quando le persone riusciranno davvero ad avere indietro i loro beni e arrivare a casa.

8 — Le Accuse: Più o meno tutti erano lì per lo stesso motivo (prelevati a caso dalla protesta), ma le accuse erano molto differenti. Iniziammo a capire che le due alternative erano un mandato di comparizione per una “violazione” e il rilascio, o l’incriminazione con la citazione in giudizio (il prelievo di impronte digitali e foto segnaletiche) e il trasferimento in Centrale. Ovviamente non so cosa sia davvero accaduto a ogni singola persona che era stata arrestata, ma so che le accuse più pesanti erano rivolte alle persone di colore e a chiunque avesse l’aspetto più maschile. Se qualcuno viene trasferito nella Centrale, non solo vuol dire che dovrà far fronte ad accuse penali e che quel giorno dovrà passare altre 6 o più ore in balia del sistema, ma anche che tutti i beni sequestrati all’arrivo rimarranno nel sistema e non sarà possibile recuperarli prima di una data da definire. Questo poteva essere molto stressante per parecchie persone, dato che di solito questi beni includevano portafogli, telefoni e chiavi. Perciò, dopo aver finito alla Centrale, fondamentalmente ci si trova senza beni o denaro, e senza un modo per entrare in casa o contattare chiunque.

Il fermo in Centrale, dove vengono mandatele persone con accuse penali dopo la detenzione. Immagine via nychinatown.org

9 — Il Bizzarro Sistema dei Compagni: Una cosa di cui non mi ero resa conto è che l’agente che aveva effettuato l’arresto doveva personalmente rimanere e seguire l’elaborazione dei suoi moduli. Quindi, in pratica, per ognuno dei 120 o più in stato di fermo, c’era anche un poliziotto lì in attesa, a cui venivano pagati gli straordinari e che cercava di mandare avanti la sua pratica così da poter tornare a casa. Una volta che me ne resi conto iniziai a diventare un po’ nervosa, dato che uno degli agenti addetti ai procedimenti aveva detto a quella che mi aveva arrestato che poteva anche andare dopo avermi messa in cella, e non la vedevo da circa 7 ore. C’era qualcuno nella stazione che sapeva che mi trovavo lì? Questa paura fu aggravata dal fatto che un’altra agente venne a fare un appello sulla base di una grande lista scritta a mano, e per alcuni minuti non riuscì a trovare il mio nome —in seguito si scoprì che lo stava solo pronunciando male. Alla fine riuscì ad avere l’attenzione di qualcuno e a chiedere dell’agente che mi aveva arrestata, e con mio sollievo venne alla cella circa un’ora dopo. Mi disse che aveva quasi finito con le mie scartoffie, ma che per tutto il tempo che siamo stati lì hanno processato i documenti attraverso il loro sistema manuale per le altre 100 e più persone che erano state arrestate e detenute prima di me. Ovviamente, esser rimasti 3 ore seduti nel cellulare prima di arrivare non è stato di aiuto con il nostro posto nella coda.

10— Il Rilascio: Dopo circa 11 ore in tutto dal momento del mio arresto, la mia agente fece ritorno alla mia cella per avviare la procedura del mio rilascio, per il quale ci volle un’altra ora di scartoffie e attese in coda. Quando passai, quasi tutti gli uomini assieme ai quali ero stata arrestata erano ancora all’interno del recinto; credo che ne avrebbero avuto ancora per almeno qualche altra ora rispetto ai tempi delle procedure previsti per le donne. Alla fine riuscì a vedere un documento con le accuse che mi venivano rivolte — mi venne dato un mandato di comparizione con un’accusa di ostruzione al traffico, e per fortuna nessuna accusa penale. L’agente che mi aveva arrestata mi accompagnò fuori dalla porta e oltre il cancello, dove si trovavano dei volontari della New York Lawyers Guild in attesa di fornire informazioni su risorse legali, come anche ciambelle e caffè. Dopo 12 ore dal momento del mio arresto, finalmente ero fuori dalla porta della struttura. Nessuno mi ha mai letto i miei diritti, o fornito l’accesso a strumenti di comunicazione per informare il mondo esterno su dove mi trovavo. Presi un taxi per tornare a casa.

Considerazioni finali:

Aver attraversato questo processo mi dimostra quanto possa essere devastante per la vita di qualcuno privo del mio livello di privilegi. A seconda di quella che è la discrezionalità sul momento di un agente di polizia si effettuano arresti, le persone vengono detenute senza poter comunicare con l’esterno e senza alcuna chiara spiegazione di quali siano le accuse e cosa accadrà loro. Vengono trattenute in quello che può essere un ambiente molto disumanizzante. Vengono obbligate a utilizzare i servizi igienici in prossimità dei compagni di cella e di fronte a un corridoio aperto. Non c’è mai alcun modo per sedersi o stare in piedi in modo comodo nello spazio ristretto. Alcuni agenti fanno commenti sprezzanti sui “perps” e il loro aspetto fisico o di genere, o in generale si limitano a ignorarli e a parlare tra loro mentre si vantano sui social media a proposito degli arresti che hanno appena fatto. Se hai delle medicine nella tua borsa, non ti permettono di prenderle — se vuoi prendere una medicina devi essere trasferito presso la struttura ospedaliera correzionale, dato che loro non si fidano della correttezza delle etichette delle confezioni che contengono i farmaci. Per non parlare delle situazioni in cui le persone vengono interrogate senza poter accedere a un avvocato, una cosa che per fortuna non è accaduta a nessuno di noi, per quello che posso saperne. A quanto pare, trattenere le persone in questo modo (senza leggere i diritti, permettere una telefonata o essere accusato di qualcosa) è legale fino a un massimo di 24 ore.

Riesci a immaginare se venissi beccato a caso da un poliziotto e fatto sparire del tutto dalla faccia della terra per un giorno intero senza che nessuno possa sapere cosa succede? Quali conseguenze potrebbe avere sulla scuola, il lavoro, o la ricerca di un impiego? Per la custodia di bambini o di altre persone a carico? E se venissi mandato alla Centrale di polizia con accuse penali, e con tutta l’ansia che deriva dall’essere detenuto accettassi un patteggiamento solo per uscire dalle grinfie del sistema e tornare a casa? È così che la gente finisce con avere precedenti penali per incidenti trascurabili, e rende più difficile per loro uscire da quel ciclo di povertà e carcerazione che risulta prevalente in molte comunità.

Per qualcuno come me, un arresto come questo rappresenta una notte di inconvenienti e disagio. Per le persone che di solito vengono arrestate, può distruggere progressi guadagnati con fatica nella costruzione delle loro vite, e può segnare una persona con lo stigma della criminalizzazione. E una volta che qualcuno viene marchiato come criminale, diventa più facile giustificare il trattarli come fossero meno che umani. La storia e gli eventi attuali indicano tutto ciò chiaramente in modo allarmante.

(Condiviso dal mio status di Facebook che ho scritto ieri subito dopo essere stata rilasciata.)


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