Così Stevie Wonder ha contribuito a creare il Martin Luther King Day


La sera del 4 aprile 1968, un giovanissimo e già famoso Stevie Wonder stava per assopirsi sul sedile di dietro durante il viaggio in auto verso casa a Detroit, di ritorno dalla Michigan School for the Blind, quando la notizia si diffuse dalla radio crepitante: Martin Luther King Jr. era appena stato assassinato a Memphis. L’autista spense in fretta la radio e guidarono in silenzio, scossi, le lacrime che rigavano il volto del cantante.

Cinque giorni dopo, Stevie Wonder prese un volo per Atlanta per i funerali del caduto eroe dei diritti civili, mentre scoppiavano rivolte in molte città degli Stati Uniti, con l’intera nazione ancora sotto shock. Insieme a lui c’erano Harry Belafonte, Aretha Franklin, Mahalia Jackson, Eartha Kitt, Diana Ross e una lunga lista di politici e pastori, tutti presenti a dare l’ultimo saluto a Martin Luther King, pregare per una nazione in cui tutti gli uomini fossero creati uguali e giurare di continuare la lotta per la libertà.

Stevie Wonder era ancora molto scosso: ricordava come, a cinque anni, avesse sentito per la prima volta parlare di King ascoltando un servizio alla radio sul boicottaggio dei bus a Montgomery. “Mi venne da chiedere: perché ci sono persone a cui non piace la gente di colore, qual è la differenza? Anche adesso non capisco dove sia la differenza”. Da adolescente, nelle sue esibizioni con il Motown Revue in Alabama, sperimentò sulla sua pelle i mali della segregazione: ricorda che qualcuno sparò al loro tour bus, mancando per un pelo il serbatoio. A quindici anni, Wonder incontrò finalmente King, a cui strinse la mano al freedom rally di Chicago.

Nancy Wilson, Eartha Kitt, Sammy Davis Jr., Sidney Poitier, Berry Gordy Jr e Marlon Brando arrivano ai funerali del Dr. King

Al funerale, si unì a Wonder il suo rappresentante locale, il giovane membro afro-americano del Congresso John Conyers, che aveva appena presentato una proposta di legge per onorare la memoria di King rendendo una festività nazionale il giorno del suo compleanno. Iniziò da qui una crociata epica, condotta da Wonder e da altri grandi nomi della musica — da Bob Marley a Michael Jackson — per creare il Martin Luther King Day.

Per superare la resistenza dei politici conservatori, tra i quali c’era anche il presidente Reagan, oltre a molti suoi concittadini, Wonder si prese una pausa dalla sua carriera artistica per guidare manifestazioni da una costa all’altra, galvanizzando milioni di americani con la sua passione e la sua integrità.

Ma ci vollero 15 anni.


Nelle settimane che seguirono la morte di King, le istituzioni politiche erano più preoccupate di mantenere la calma, sedare le rivolte e arrestare manifestanti e attivisti. Fu un anno violento : quell’estate la convention dei Democratici a Chicago esplose nel caos e un altro leader carismatico, Robert F. Kennedy, fu assassinato. Il Paese sembrava sull’orlo di una guerra civile.

Il progetto di legge di Conyers restò fermo al Congresso per più di un decennio, in anni segnati dalle proteste contro la guerra, dal Watergate e dalla corruzione politica, soffocato dall’inerzia e dal malessere della fine degli anni Settanta. Il sogno fu mantenuto in vita dai sindacati, che consideravano King un eroe della classe operaia, con proteste che lentamente ripresero vigore. In una fabbrica della General Motors a New York un piccolo gruppo di metalmeccanici si rifiutò di lavorare il giorno del compleanno di King nel 1969, e migliaia di dipendenti degli ospedali scioperarono a New York, finché i dirigenti non acconsentirono a riconoscere la data come giorno di ferie retribuite. Quello stesso anno in occasione del compleanno di King, la vedova Coretta Scott King guidò una manifestazione ad Atlanta, a cui si unirono Conyers e i leader del sindacato. Entro il 1973, alcuni dei sindacati principali del Paese, compresi AFSCME e United Autoworkers, fecero del giorno di ferie pagate una delle richieste ricorrenti nelle loro trattative contrattuali.

Infine, nel 1979, il presidente Jimmy Carter, eletto con il sostegno dei sindacati, dichiarò il suo appoggio al disegno di legge per istituire la festività, durante una commossa visita alla chiesa che era stata di King, la Ebenezer Baptist Church di Atlanta. Ma il Congresso continuò a opporsi, guidato dal senatore conservatore Jesse Helms, della Carolina del Nord, che aveva denunciato King come un trasgressore della legge manipolato dai comunisti. La situazione non era incoraggiante.

A quel punto, Wonder si era trasformato da giovane star con l’armonica in un genio musicale in cima alle classifiche ed elogiato per le sue ritmiche complesse e i testi socialmente consapevoli che parlavano di razzismo, liberazione dei neri, amore e unità. Era rimasto in contatto con Coretta Scott King e si esibiva regolarmente alle manifestazioni organizzate per il riconoscimento della festività. Disse a una folla esultante ad Atlanta nell’estate del 1979: “Se non possiamo celebrare un uomo che è morto per amore, allora come possiamo dire di averci creduto? Ora tocca a me e a voi”.

Anni prima, Wonder aveva composto “Happy Birthday”, una canzone che celebra la vita di King, dedicando il brano e il suo album successivo alla causa. All’inizio pensava di registrarsi mentre cantava la versione tradizionale a King, ma Wonder non conosceva la musica, quindi “scrisse il ritornello per una diversa ‘Happy Birthday’”, ricorda il produttore Malcolm Cecil. La tenne per sé fino a che “il movimento per l’istituzione della festività non prese forza”, e ne fece il fulcro del suo album successivo, Hotter Than July. Sulla copertina dell’album c’è una grande foto di King con un passaggio che chiede ai fan di sostenere il progetto di legge: “Abbiamo ancora una lunga strada da percorrere per arrivare al mondo che sognava. Negli Stati Uniti non possiamo dimenticarci del suo supremo sacrificio o di quel sogno”.

Quell’estate, Wonder chiamò Coretta Scott King, dicendole, “Ho fatto un sogno su questa canzone. E in questo sogno ho immaginato che stavo suonando questa canzone. Stavamo marciando — con cartelli per chiedere che il compleanno del Dr. King diventi una festività nazionale”.

Coretta Scott King ne fu commossa ma non nutriva molta speranza, nel dire a Wonder: “Sai, ti faccio i miei auguri. Viviamo un momento in cui non penso che accadrà”.

Stevie Wonder e Coretta Scott-King nel 1984

Quell’agosto, in una memorabile apparizione con Barbara Walters a 20/20, Wonder suonò “Happy Birthday”, annunciando un imminente tour di quattro mesi con Bob Marley che si sarebbe concluso con a una manifestazione di massa per chiedere l’istituzione del giorno di festa. Il luogo scelto era altamente simbolico: il National Mall di Washington, D.C., dove King aveva pronunciato il suo famoso discorso “I Have A Dream”. Mancavano pochi mesi alle elezioni che avrebbero portato Ronald Reagan alla Casa Bianca, e Wonder era preoccupato per “l’inquietante deriva del Paese verso la guerra, l’intolleranza, la povertà e l’odio”.

Stevie si esibisce insieme a Bob Marley

I biglietti per le date andarono a ruba, l’attesa cresceva, ma poi accadde un evento tragico: Marley fu ricoverato in ospedale a New York con un cancro che lo avrebbe ucciso solo sei mesi dopo. Wonder chiese al poeta e cantautore Gil Scott-Heron, noto per la sua polemica “The Revolution Will Not Be Televised”, di prendere il posto della superstar del reggae. Il tour fu il momento saliente della carriera di Scott-Heron, come avrebbe poi scritto in The Last Holiday, il suo libro dedicato a King e Wonder per averlo invitato a unirsi alla causa. Alla fine di ogni spettacolo si univa a Wonder sul palco per guidare la platea in una trascinante interpretazione di “Happy Birthday”.

Il tour fu pieno di estremi. Quando suonarono al Madison Square Garden a novembre, Wonder deliziò la platea immensa con un ospite a sorpresa — il Principe del pop, Michael Jackson, apparve sul palco sulle ritmiche reggae di “Master Blaster” e la folla urlò mentre lui si muoveva “come un pattinatore su ghiaccio privo di ossa”, ricorderà Scott-Heron. E quando suonarono a Los Angeles una settimana dopo con Carlos Santana, Wonder dovette dare il triste annuncio che quella sera era stato ucciso John Lennon, a una folla sconvolta che esplose in urla di dolore e pianti. In una commovente elegia, Wonder parlò della loro amicizia e lodò l’integrità di Lennon, ricollegandolo a King, disegnando “un cerchio attorno al genere di uomini che si sono spesi per la pace e il cambiamento” e rendendo ancora più significativa la manifestazione imminente.

L’atmosfera era cupa quando il tour raggiunge Washington all’inizio del 1981, con la città liberale che si preparava per l’inaugurazione di Reagan. Nessuno si aspettava un gran successo per la manifestazione per MLK, in un freddo giorno di neve. Ma 100.000 persone da tutto il Paese sfidarono il gelo il 15 gennaio per ascoltare Scott-Heron, Diana Ross e Jesse Jackson. Quando Wonder salì sul podio, la folla cominciò a cantare, “Happy Birthday!”.

Parlò con eloquenza: “Perché Stevie Wonder, un artista? Perché dovrei essere coinvolto in questa grande causa? …da artista, il mio scopo è quello di comunicare un messaggio che possa migliorare le vite di tutti noi. Vorrei chiedere a tutti voi solo per un momento, se volete, di restare in silenzio e semplicemente pensare e ascoltare nella vostra mente la voce del nostro Dr. Martin Luther King”.

Stevie Wonder, Gil Scott Heron, Reverend Jesse Jackson, Gladys Knight e Sam Courtney a una conferenza stampa alla Rafu Gallery, Washington, DC, 15 gennaio 1981.

Nonostante il crescente sostegno — e milioni di firme raccolte da Wonder e dal suo team — il Congresso continuò a discutere della questione. Il presidente Reagan si oppose all’istituzione della festività, parlando del costo di un altro giorno di festa nazionale, e suggerendo invece la creazione di borse di studio per giovani neri. Wonder tornò il gennaio successivo per una nuova manifestazione, e finalmente nel 1982 e 1983 ripresero le udienze. Nonostante le commoventi testimonianze di Coretta Scott King e di Wonder, i Conservatori erano scatenati, trascinati da Jesse Helms. Facendo un duro ostruzionismo, il repubblicano della Carolina del Nord definì King un “marxista-leninista” il cui “intero movimento comprendeva dei comunisti” e chiese alla FBI di rendere pubblici i suoi atti riservati su King. Il suo discorso era tanto pieno d’odio che a un certo punto il senatore di New York Daniel Patrick Moynihan gettò con rabbia a terra un faldone di documenti di Helms, definendoli un “mucchio di sporcizia”.

A quel punto, la retorica era diventata così incendiaria che persino i moderati all’opposizione si sentirono in dovere di esprimersi per l’istituzione della festività. Il progetto di legge venne approvato, 78 a 22. Reagan lo tramutò in legge nel novembre del 1983, ma la festività non fu osservata ufficialmente fino al terzo lunedì di gennaio del 1986. Per molti anni, alcuni Stati si sarebbero rifiutati di onorare la ricorrenza, finché nel 2000 la Carolina del Sud divenne l’ultimo Stato a riconoscere il Martin Luther King Day.

Coretta Scott assiste alla firma del Martin Luther King, Jr. Day da parte del presidente Reagan, il 2 novembre 1983 | Il presidente Obama premia Stevie Wonder con la Medal of Freedom alla Casa Bianca, il 24 novembre 2014. La Medal of Freedom è la più alta onorificienza civile del Paese.

Stevie Wonder continua a celebrare la nascita di King con frequenti esibizioni. Il 24 novembre 2014 è stato insignito della Presidential Medal of Freedom alla Casa Bianca dal presidente Obama, che ha ricordato che il primo disco da lui comprato era di Wonder.


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