Di cosa abbiamo bisogno noi mamme autistiche

Non so se è questione di astri, di stagione, di un nuovo anno scolastico ma sta di fatto che è un periodo che io e le mie amiche mamme autistiche ci confidiamo che non stiamo tanto bene e che ne abbiamo anche un po’ le palle piene, di non stare bene ma anche di non trovare un orecchio teso da parte di chi si occupa dei nostri figli ma dovrebbe prendersi cura anche di noi, dato che l’autismo è decisamente un family business.

Prima di avere la Bionda e la Bruna ho perso due volte due cosine che si erano appena formate dentro di me. Ce la mettevo tutta per essere quella di sempre, quella che è capace di ragionarci su e tornare presto e bene alla normalità (argh, questa parola mi tormenta).

La verità? Tutto quello che volevo io in quei momenti era parlarne, parlarne, parlarne: di come ero stata, di quanto è triste fare un raschiamento, di come ti senti il corpo cambiato anche se sei appena all’inizio di una gravidanza e poi di colpo, quando stai facendo l’abitudine alla novità tutto si interrompe e sei così, rotta e da capo, senza sapere se avrai le forze per rifarlo.

Cosa faceva chi mi stava accanto? Quello che fa chi ti vuole bene: ti consola, minimizza, ti distrae. Va bene ma non va bene. A un certo punto mi sono sentita così poco capita e così infastidita che per non diventare intollerabile ho avuto l’idea sana di fare l’unica cosa sensata: cercarmi una psicologa. Le giornate a Milano in primavera quando andavo da lei hanno nei miei ricordi una luce mai vista. E il profumo della rinascita.

Ci pensavo durante le mie 48 ore di pronto soccorso la settimana scorsa, mentre un monitor attaccato al mio cuore misurava la mia salute e il mio livello di saturazione: non di ossigeno, è chiaro.

Di cosa abbiamo bisogno noi mamme autistiche (e molte altre con altre cose con cui convivere ogni giorno): di orecchie tese. Ci piacciono gli incoraggiamenti, i “vedrai che miglioramenti vi aspettano”, ci piace tutto, anche la distrazione — io sono al 100% per il baby sitting, se possibile, almeno qualche ora ogni tanto — ma in fondo qualche volta vogliamo solo buttare fuori. Con le amiche è ok ma le amiche non possono tutto, così come non possono tutto le cerchie di affetti più stretti.

Ci vuole sostegno e noi siamo fortunati: la psicologa della Bruna ha sempre una porta aperta per me e David se ne abbiamo bisogno. Ma dovrebbe essere una prassi: nel futuro in cui le buone cose funzionano davvero mi auguro che i genitori non vengano mai dati per scontati, “in grado di”, perché essere genitore, checché ne dicano tanti meme, non è un superpotere. E forse offrendoci ascolto e supporto — professionale — ci troverete anche meno aggressivi e mal disposti quando ci tocca fare le ragioni dei nostri figli.