Di quando Internet arrivava a casa mia quando Internet in Italia non c’era
Breve e avventurosa storia di 2:332/602


Non c’è Internet in Italia nel ’87 ma abbiamo 3 Presidenti del Consiglio: Craxi, Fanfani e Goria. Invece De Mita, il paesano, è presidente del principale partito di governo: la Democrazia Cristiana. In diretta Rai, che ha acquistato i diritti per il concerto italiano pagando l’ira del Papa, c’è Madonna, la cantante che al tempo è una pischella tutto pepe, che inizia lo show con un ambiguo «Ciao Italia, sei calda?» e giù: scandalo nazionale. La vedono in 15 milioni.


L’Italia pop è a lutto per la scomparsa di Claudio Villa e molto di più per quella di Bombolo, «L’ultimo imperatore» becca 9 Oscar e il Down Jones crolla del 22% lasciando in braghe di tela l’economia a stelle e strisce. Beppe Grillo fa il simpatico in TV pubblicizzando vasetti di yogurt. Comunione e Liberazione acclama tre grandi italiani, Silvio Berlusconi, Raul Gardini e Calisto Tanzi.


Il mio coetaneo diciottenne Mathias Rust con un Cessna (un Cessna è tipo la FIAT Duna di tutti gli aerei) parte da Amburgo va in Islanda e, Odino solo sa come, da lì passa in Norvegia e poi atterra sulla Piazza Rossa a Mosca maramaldeggiando l’intera aviazione militare sovietica.
Ok, ci sono vistosi buchi rugginosi nella cortina di ferro. Di lì a due anni sarebbe crollata.
A Pisa la Torre non s’è ancora data alle pratiche BDSM e il mitico prof. Francaviglia fa esami di analisi uno sul pratone del Campo de’ Miracoli. Io nell’87 sono iscritto a ingegneria, vivo dai padri lanteriani in una stanza a due letti con Rasoterra che mi sveglia tutte le mattine alle 6 col bollettino dei naviganti. Praticamente a quell’ora sono appena andato a letto. È una sorda guerra di nervi.
In quel bailamme costruisco il mio primo modem a 300 baud (è a pagina 204 di “Nuova Elettronica” n.117/118). Bé, li racconto adesso, dopo breve consultazione con gli avvocati amici di Hermes, perché gli illeciti compiuti per collegarsi dalla linea telefonica del pensionato sembra siano caduti in prescrizione.


Non sto a spiegarti di più, ma con i rotor c’era modo di fare le interurbane gratis. Di notte (molto di notte) si smonta la cornetta dell’apparecchio comune e si stende un doppino volante lungo lungo lungo per tutto il corridoio fino in camera, poi si corre di là e si compone il numero sapientemente titillando i pistolini d’aggancio della cornetta perché il rotatorio è bloccato dal lucchetto, si corre di qua e, quando dall’altra parte qualcosa fischia, si lancia il programma del terminale ed è fatto: si può passar notte collegati con il mondo telematico italiano.
Al tempo il centro del mondo telematico italiano è, bé non esiste una cosa come il «mondo telematico italiano», ma comunque è Potenza. Altro che Molise, allora non esisteva Milano, ma Potenza c’era. Sì, Potenza c’era.
In un’Italia in cui è ILLEGALE anche solo mettere nella stessa frase telefono e computer pure se non stai fregando le interurbane a Padre Agostino dei Frati Lanteriani voglio dire, c’è un manipolo di disobbedienti che «si collega». Fa questo cioè: si collega per il gusto di collegarsi. Per trovare qualcun altro dall’altra parte. Ci si collega. Gli uni agli altri, gli altri agli uni, uno con tutti, tutti con uno. Ecco, l’uno, anzi l’UNO è Giorgio Rutigliano, a Potenza. È lui che ha messo su il primo nodo Fidonet a sud di Utrecht. Esticazzi, A Potenza ripeto, non a Milano!
Ma che città assurda è Potenza che non gli ha ancora fatto un monumento a Rutigliano, eh?
Così, mentre gli altri, i fortunati, gli spocchiosi e potenti, chiusi dentro le torri di avorio dei dipartimenti universitari o nei ricchi enti controllati dallo Stato stanno lì a cincischiare con le loro dorate linee punto-punto pagate milioni di lire dei contribuenti italiani, c’è questa genia di cowboy della linea telefonica che messa la mano alla tasca, paga da sé i, diamine costosissimi, collegamenti «telefonici su linea commutata» in giro per il mondo, con il rischio che se la SIP, l’azienda telefonica di Stato, li becca li denuncia per «fischi non autorizzati».
In Wargames al cinema, Matthew Broderick quindicenne ha appena fatto scoppiare una guerra termonucleare globale usando un modem, quindi nell’immaginario collettivo chi usa un modem è un pericolo pubblico. E poi in Italia non c’è neppure un professor Falken a darti fiducia. I nostri professori, quelli, stanno a menarsela con ITAPAC, l’ISO/OSI e l’ATM, snobbando Fidonet e i suoi protocolli, ma pure Internet e il TCP/IP se è per questo.


I fidonettiani invece, si scambiano posta, discussioni, chiacchiere, informazioni, programmi e flame flame tante flame. Ma le flame sono il sale della vita, no? Oggi, per te, ricevere una mail è un battito di ciglia. A quel tempo una lettera per arrivare da Pisa ad Avellino può metterci due settimane, ma proprio in quell’anno le PPTT «inventano» la Posta Celere, che ci mette anche solo 5 giorni perché è celere, ma solo in teoria. Però almeno questa non ti picchia per strada.
Fidonet distribuisce email da due a quattro volte al giorno sul territorio nazionale e entro 24 ore in tutto il mondo.
È quello il tempo in cui, con alle spalle il mio curriculetto da programmatore in erba (sic), faccio il mio ingresso nel meraviglioso e Rutigliante mondo di FIDONET dalla porta principale e, in mancanza di una linea telefonica tutta mia inizio a pascolare quella di Wolfnet. Divento co-sysop di 2:332/602 (tel. 050–589.050), accolto da uno dei pochi veri miti della mia vita: Cesare Dieni.
2:332/602 è l’indirizzo di rete di Wolfnet, un indirizzo di rete Fidonet sta ai numeri IP come l’uomo di Ötzi starebbe a Matteo Salvini: quanta evoluzione sprecata. Dopo le lunghe e dovute sperimentazioni, Cesare decide l’adesione a Fidonet. La nodelist 216 registra l’ingresso di Wolfnet al n. 23 della Zone 332. Sia chiaro, ogni sysop a quel tempo ha la sua storia che meriterebbe di essere raccontata. A me tocca questa solo perché lì io c’ero.


Cesare è un incrocio mitico tra un BOFH e un Malcom X hacker. Il mitico «Uomo con il Cappellino« è il motore della rete toscana e guida il suo nodo con insieme il piglio del condottiero napoleonico e la bonomia del mentore su praticamente qualsiasi cosa dello scibile informatico.
È matematico, fisico, programmatore, sistemista, genio — in senso militare — delle telecomunicazioni, generale e truppa, testa calda e vecchio saggio. È un uomo con grandi pregi: vola troppo basso alla guida delle sue auto potenti da far impallidire Niki Lauda, ha il senso dell’umorismo di una corazzata in assetto da guerra e la stessa identica parlantina di un M16, cioè per lo più sta zitto ma quando parla non ce n’è per nessun altro. E generoso senza paragoni, non c’è cosa che non puoi chiedergli. Se serve, non c’è nulla che non compra a spese sue.


Sono tempi epici, seriamente. È il tempo della fondazione della Frontiera Elettronica e la EFF però arriverà solo anni dopo. Sono tempi duri in cui un’errore di routing costa soldi veri di tariffe interurbane. Dormici tu la notte così! Ci sono intere generazioni di informatici a Pisa che devono tanto a Cesare e forse non gli hanno mai detto grazie.
Perciò Cesare è venerato come una rock-star: prima o poi tutti schiodano dalle proprie case per venire in pellegrinaggio a Cisanello a trovarlo di persona. D’altronde è l’unico posto dove puoi trovarlo: a casa sua. In anni non l’ho mai visto al bar, in sala giochi o chissà dove.
Per dirne una: nel ’92 viene quell’ometto buffo che è Berners Lee a Pisa per presentare il WWW e non fa una gran figura: in quello stesso evento al talk di Cesare fanno la Ola. A ragione: mantenere un nodo che gira le mail facendo telefonate intercontinentali, come Wolfnet, è cosa che solo l’audacia di pochi può permettersi. La speranza del futuro è un costo che bisogna avere il coraggio di pagare di tasca propria. E Cesare lo fa. Molti di quelli che oggi si vantano del loro ruolo durante i primi vagiti della Internet italiana ammettessero almeno che lo facevano col culo al caldo e con Pantalone che gli pagava i costi.
Noi in Fidonet pagavamo di tasca nostra. Questo fa la differenza.
La killer application delle reti è la posta elettronica ma le BBS offrono di più: giochi e servizi interattivi, accesso a fonti di informazione e c’è anche una chat, ma solo con il sysop o il co-sysop se c’è, e c’è praticamente sempre e sempre ben disposti a fare una chiacchiera. E poi ci sono le aree di discussione e quelle di Fidonet spaziano su tutto, dalla fantascienza al metallo pesante, dalla chimica degli esplosivi alla cucina. In Wolfnet c’è anche l’area LIVORNO-PISA dove io e Cesare, calabrese lui, partenopeo io, impersoniamo a turno gli autoctoni per tener alta la fiamma della litigiosità campanilistica dei toscani. C’è dello humor quindi. Strano per quanto.


Una cosa però non c’è sulle BBS Fidonet: i programmi pirata. Nata in un’America in cui le riflessioni sul copyright sono già molto più avanti, FIDONET sceglie delle norme etiche stringentissime. I sysop fanno rispettare le regole in modo rigido, fino al punto di scandagliare le comunicazioni personali degli utenti (a quel tempo nulla è crittografato e qualsiasi allegato genera file sul disco facili da verificare).
Le BBS sono amministrate come proprietà privata e personale del sysop (in quanto di fatto lo è), gli utenti non hanno alcun «diritto» delle proprie comunicazioni che vengono distribuite solo per la magnanimità del sysop e fintanto che questo non si stufa. Niente è dovuto, niente è garantito.
Best effort, si dice. E solo se ti comporti bene.
C’è un motivo professionale per essere anti-pirata anche: molti sysop storici sono programmatori e non solo non sopportano il furto del lavoro di altri programmatori ma sono attivamente coinvolti nella distribuzione del software freeware, giftware o shareware. Uno shareware è un software distribuito gratuitamente ma per cui l’autore richiede un equo pagamento se glielo si vuole dare. Uno shareware che risulta effettivamente utile può rappresentare un introito determinante per il programmatore (ed è talvolta il modo per mantenere la stessa BBS). E poiché molte BBS sono tenute da programmatori questo Gentlemen Agreement ha più valore della Costituzione stessa di molti stati nazionali (di cui a dirla tutta non è che capiamo moltissimo l’utilità, se non a impedire le comunicazioni della «gente libera» di Fidonet). Il cane Fido del logo © Tom Jennings fondatore di FIDONET, se noti, ha un disco in bocca.
Le BBS creano un canale di distribuzione alternativo del software, precedente alla diffusione dello stesso Free Software. Fidonet è in diretta competizione con la distribuzione commerciale, ma anche con quella pirata che invece è funzionale alle grandi aziende di software.
Per un lungo periodo il mio compito è proprio cercare e distruggere su Wolfnet software che puzza di pirateria e cazziare a dovere l’utente che l’ha caricato, e senza troppi complimenti cacciarlo se non si adatta. Nel momento del suo massimo splendore Wolfnet ha 2Gb di disco, non c’è file registrato che il sysop (o il co-sysop) non conosca di persona.


Prima di Internet in Italia quindi c’è Fidonet, ma a Wolfnet c’è di più. Si arriva agli anni ’90 e Cesare scala la gerarchia della rete (che nel ’89 conta 4000 nodi e nel ’92, 15.000, In Italia sono una ventina nella zona 332, l’Italia Centrale, di Claudio Boarino quando Cesare entra, sono quasi 200 nella zona 332 di Mario Murè, quando Cesare esce nel ‘94). Wolfnet diventa uno dei nodi nevralgici, distribuisce il traffico email internazionale sulla rete SIGNET e si tiene in mezzo ad altre reti per cui agisce da router per portare in Italia il freeware e lo shareware da ogni angolo del globo terracqueo.
Ci sono reti alternative a Fidonet che usano la stessa tecnologia, come SIGNET appunto, ma ci sono anche altre reti, con tecnologie diverse, che vengono dall’informatica aziendale e istituzionale. Ci sono le reti accademiche ad esempio. Ogni tanto Cesare parte, usa i suoi giorni di ferie per andare chissà dove nel mondo a mettere su una nuova rete per questa o l’altra associazione umanitaria. Tocca a me fare le pulizie del bitbucket in sua assenza, e anche accudire i gatti — che hanno peraltro la tendenza a farla un po’ ovunque in casa.
C’è BITNET e UUCPNET, che viaggiano per lo più sui sistemi universitari. Mondi a parte, separati, che non colloquiano con nessuno. Al tempo ogni «mondo» si costruisce la propria rete, ogni produttore ha i suoi protocolli, i normanni bevono calvados e IBM è ubriaca di SNA.
La Inter-Net, che conosciamo oggi, summa mitica di tutte le reti ancora non c’è, non c’è per le grandi masse e c’è in forma molto abbozzata per tutti gli altri. No, non esiste una cosa come il Web. Non c’è ancora neppure Gopher né Veronica. Se non sai di che parlo non ti sei perso nulla, tranquillo. Solo che erano tutto nella primissima Internet.
Le BBS nazionali italiane che vanno per la maggiore sono mondi chiusi in sé stessi. È così McLink e anche Agorà Telematica, nata nel ’89 per sostenere l’attività transnazionale del Partito Radicale, sono ancora ben lontane dall’aprirsi su Internet.
Non esiste la chiocciola [email protected] per gli indirizzi email, capiamoci… Se Internet di oggi fosse l’Homo Sapiens, allora non avevamo ancora assunto la …!eretta!posizione.
I fisici dell’INFN, che al tempo stanno a San Pietro a Grado sulla via che va a Livorno, vorrebbero tanto accedere alla propria posta da casa. Perorano la causa a Cesare e Wolfnet entra in UUCPNET agganciandosi a Sublink che riceve mail e news da Rutgers grazie all’Olivetti (il mio indirizzo email sarà…!gear!wolf!exedre). Cesare adotta un software shareware che trasforma la posta fidonet secondo lo standard RFC822 definito dall’IETF nel ’82. Per entrare in Sublink, Wolfnet deve dotarsi di un Trailblazer T2000 con il suo fischio caratteristico di negoziazione della sessione, costa un’occhio della testa ma non possiamo farcelo mancare. Da allora, in casa c’è sempre in sottofondo questa musica ad intervalli regolari così si sa che tutto è ok. Anche di notte, sì. Concilia il sonno…
Tra i primi in Italia, e forse al mondo come Gateway Fidonet, mentre tutti devono andare in azienda o in dipartimento, gli utenti di Wolfnet senza pagar niente ricevono e spediscono posta da casa su quell’abbozzo di Internet di allora coi bang address, cioè senza la chiocciola che diventerà famosa solo dopo. E con UUCPNET arriva USENET con le sue aree di discussione internazionali.
Prima di Agorà Telematica, prima degli ISP commerciali e prima ancora che diventasse legale usare il telefono per fischiare i nostri baud, Wolfnet era già in Internet e portava l’email a casa dei suoi utenti.
Ma l’Italia è l’Italia e non stupisce che questa storia non abbia un lieto fine.


A Bologna i sysop si riuniscono per fondare l’Associazione Fidonet Italiana, ma Cesare si chiama fuori. Non ha trent’anni ma ormai è un ‘anziano’ colono della Rete a cui interessa conquistare la prateria sconfinata e non costruire i servizi igienici del villaggio.
Cesare aiuta e sostiene sempre tutti. Chiunque tu sia, se vuoi fare un nuovo nodo o progettare una nuova rete, lui è sempre lì a tua disposizione. Ti prende sotto la sua ala protettiva e si profonde in consigli e spiegazioni senza mai risparmiarsi. Giovanni Pugliese, che anche grazie al nostro aiuto realizzerà Peacelink, una delle realtà telematiche amatoriali più vitali in Italia, lo ricorda così:
Lavorai giorno e notte per mettere a punto quella che da li a poco sarebbe divenuta Rete PeaceLink. Interpellai moltissima gente e cercai di “rubare” loro tutti quei segreti che fanno di un semplice collegamento telematico fra due computer un vero e proprio network efficiente. Tra chi ha saputo consigliarmi al meglio e mi ha dato un grosso aiuto tecnico per la realizzazione di PeaceLink non posso non menzionare il “mitico” Cesare Dieni che ha contribuito a farmi maturare tecnicamente in tecnologia FidoNet con i suoi consigli ed i suoi aiuti.
Da tutto questo lavoro appassionato Cesare ricava economicamente poco o nulla, il suo lavoro da programmatore COBOL gli dà poche soddisfazioni (e sfido io!) e non è sufficiente per sostenere i costi di Wolfnet e delle trasferte, ma è in generale troppo orgoglioso per chiedere qualcosa, persino a noi. Più lo si frequenta più salta agli occhi che la sua generosità si scontra con quanti sono sempre pronti ad abusarne. Specie quelli che invece navigano nell’oro.
Claudio Boarino, il sysop fiorentino che ha accolto Cesare in Fidonet e agisce sempre da burbero e saggio papà della rete Toscana, ci dà un po’ d’aria con una commessa software, Fondiamo la Rekursive Labs sdf, che assorbe finché può i costi di Wolfnet, ma è sempre una goccia nel mare di pagamenti che ricadono su Cesare.
Il tracollo avviene quando a Wolfnet viene chiesto di diventare gateway di BITNET, la rete dei ricchi mainframe IBM di cui è un feudo il CNUCE, il consorzio di calcolo elettronico dell’Università di Pisa. Cesare li convince a finanziare un collegamento punto-punto per stabilire un collegamento diretto con la rete dell’APC, l’Association for Progressive Communications, Cesare si mette sotto e ci fa le notti ma alla fine non c’è il router che si colleghi i protocolli proprietari IBM. Costa l’equivalente di 10.000€ di oggi, troppo per le sue finanze. Nessuno vuole contribuire. Cesare ha ormai ampiamente finito i propri fondi personali. Paolo Canali, l’hardware guy di Wolfnet, che ci risolve i frequenti problemi hardware inventando soluzioni creative, pur di salvare il progetto si dichiara perfino disponibile a costruire un router ad hoc con le sue mani, ma Cesare non vuole che qualcun altro si esponga e ci rimetta e a quel punto il CNUCE decide di chiudere la linea e con questo la storia.
È la goccia che fa traboccare il vaso, Cesare ha investito parecchi soldi personali sul progetto e rimane senza fondi. Nessuno si offre di coprire i costi sostenuti, gli “amici” fanno spallucce e tutti fanno gli indiani. Cesare capisce che in un’Italia così non è possibile far nulla e molla tutto. In Italia non si combinerà mai nulla di buono. Col senno di poi come dargli torto, voglio dire a parte l’ottimismo. “Mai” è troppo poco per questo paese.
La storia di Wolfnet in Italia finisce così, ma non quella di Cesare. Si sposta a Londra dove inizierà una nuova fase per Wolfnet. Si occuperà di portare la telematica in Africa con le Nazioni Unite e poi nel resto del mondo come dipendente del Segretariato dell’ONU a New York, dove lavora tutt’oggi.
Prima di andare, Cesare mi sostiene nella creazione di una BBS tutta mia, si chiama Riverryn_Joyce 2:332/607 (la prima che io sappia a girare in multitasking su un Amiga 4000 con un programma auto-costruito).
Alla fine, nel ’94 anche Riverrun_Joyce arriva al capolinea e chiude definitivamente. Alex Pelosi, che oggi lavora nel CoreOS Team di IOS in Apple, raccoglie l’eredità come nodo dedicato all’Amiga (Perline_Colorate, 2:332/620) e a metà aprile Riccardo Iacobucci, l’ultimo arrivato nella famiglia dei sysop pisani, 2:332/618 subentra nella mia seconda linea telefonica (050–542561).
Venti giorni dopo ce’è il Fidonet Crackdown, la scellerata inchiesta del settantenne procuratore di Pesaro che praticamente decapita la rete Fidonet con un’accusa pesantissima: associazione a delinquere finalizzata alla distribuzione di software pirata. Fidonet pirata? Impossibile!
Riccardo, che è uno studente fuori sede come me, mi telefona quasi in lacrime. In casa sua c’è il caos che ha lasciato la Guardia di Finanza che ha sequestrato persino le ciabatte elettriche. Sarà un periodo durissimo. Alla fine si parlerà di una «svista» del magistrato, ma lui non ammetterà mai di aver toppato alla grande. Però è veramente difficile non pensare che le pressioni che i produttori di software fecero sulle forze dell’ordine non fossero funzionali piuttosto a cancellare questo canale di distribuzione di software perfettamente legale ed alternativo. Per tacere di quelle BBS con una connotazione più politica, come Peacelink, che saranno sottoposte ad un vero e proprio accanimento giudiziario e poliziesco per oltre 10 anni. Qualche anno dopo anche io però mi prenderò la mia rivincita sulla BSA, l’alleanza dei produttori di software. Certe cose non si perdonano.
Riccardo però dovrà lasciare Pisa. Cesare, che aveva continuato a gestire da remoto alcuni sistemi nella provincia, chiuderà definitivamente ogni rapporto con Pisa e con l’Italia. Perfino Rutigliano a Potenza, deciderà di ritirarsi e lasciare il mondo della telematica. Fidonet uscirà decimata da quest’inchiesta balorda. L’Italia tecnologica farà un salto indietro di 10 anni.
In pochi prenderanno coscienza di quanto la telematica avrebbe cambiato il panorama dei nostri diritti civili, i primi abbozzi di società civile digitale verranno fuori a quel tempo, come la LEga dei CIttadini Telematici (LE.CI.TI) di cui si fece promotore Bernardo Parrella sulla lista Community Network di Agorà e poi ALCEI di Livraghi e Monti con la velleità di diventare l’Electronic Frontier Foundation d’Italia. Giusto la velleità però.
Quello che ho raccontato successe a Pisa tra il 1987 e il 1994, ed è stata la breve e avventurosa storia di un manipolo di giovani cowboy alle prese con la frontiera telematica italiana.
Ad aver vissuto gli ultimi venticinque anni di telematica italiana, alla fin fine, c’è solo una cosa che mi sento di fare. Dire: grazie Cesare per allora. Anzi due: biasimare me stesso per non averlo seguito.
So che si preparano i festeggiamenti per il compleanno di Internet in Italia (sic). Si prepara un’altra kermesse di provincia in cui raccontare versioni edulcorate e fasulle dell’«Italia che innova» e questo non fa per me. Bisogna dire le cose come stanno: di Internet in Italia non c’è nulla da festeggiare, tra censure di stato e velocità da paesi africani, tra provider imbroglioni e campioni solo di fuffa digitale. Vale la pena festeggiare la fiera delle vanità dei tanti parassiti che hanno salito — senza meriti — i gradini dei posti di comando? La rete in questi anni non è andata tecnologicamente avanti e ha fatto tanti passi indietro rispetto ai diritti digitali dei cittadini. Ma il peggio è che questa matrigna Italia incensa solo i furbetti e allontana chi è competente e appassionato.
Cosa festeggiamo allora?
Accetta il mio grazie Cesare e di tutti quelli che ti hanno conosciuto e, sono certo, si uniranno a me. Per il resto… that’s Italy folks.


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