Tre motivi per cui Expo rischia l’oblio da novembre 2015


Ormai l’Expo è fatta. Ecco quali saranno i nostri pensieri alla fine dell’evento.


Inutile spendere altre parole sull’Expo 2015 di Milano. Se n’è già parlato tanto (forse dicendo poco e niente) e non sono sicuramente io la persona giusta per parlare dei contenuti dell’evento. L’entusiasmo a palla di Giacomo Biraghi già basta e avanza.

Foody ha prenotato l’aereo con imbarco prioritario.

Quel che è fatto è fatto e, dopo tanti anni di lavoro, tra un mese e mezzo circa, l’Expo 2015 sarà realtà. Sarebbe ora, almeno da maggio in poi, pensare a cosa portarci a casa da questo grande e meraviglioso evento (che chiamare evento sembra quasi riduttivo.

Gli italiani, tutti gli italiani, anche quelli che non potranno vivere Expo in prima persona, cosa porteranno a casa da questo avvenimento globale?

Immagine del 1953 dei lavori sospesi per l’Esposizione Universale di Roma del 1942. Poca sfiga noi e le esposizioni, eh?

Si è detto tanto dei tre temi elencati nei paragrafi qui sotto, e questo finirebbe con il fare etichettare questo evento come una grande e costosa cazzata. Proviamo a immaginare quali saranno i non-ricordi degli italiani da novembre 2015.

“Expo è tutto un magna magna tra politici e mafie”

Ottimo, l’insegna è stata montata!

La comunicazione giornalistica di Expo è stata sporcata da fatti (veri) riguardanti la gestione poco trasparente (parlando per eufemismi) degli appalti. Ancora peggiore sarà il ricordo se si verificherà il fenomeno tipicamente italiano di svalutare o vendere tutto alla fine dell’evento.

Impianti abbandonati delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.

La speranza è quella che le grandi opere realizzate per Expo 2015 (quelle non smontabili) non facciano la fine delle costose opere realizzate per Torino 2006 o che, al contrario, siano vendute precocemente al primo offerente di passaggio, come nel caso dei grattacieli di Milano Porta Nuova.

“Cosa ci facevano Coca-Cola e McDonald’s?”

Un meme di BOB, youtuber.

Ha destato particolare scandalo che un evento all’insegna dell’alimentazione sostenibile e sana accettasse partner specializzati nella produzione massiva e nella grande distribuzione come Coca-Cola e McDonald’s. Nulla s’è detto però dell’industrialissima Algida, la divisione gelati di Unilever, e nulla s’è detto nemmeno delle realtà di qualità — magari anche più piccole — che stanno dietro l’evento.

Anche Algida è uno dei main sponsor di Expo 2015.

Rifacendoci al paragrafo precedente, il gran casino di brand (necessari) che supporta l’evento e la scarsa comunicazione sui dettagli di queste partecipazioni hanno fatto sì che le polemiche partissero spontanee al momento della conferma di due partner industriali statunitensi. Polemiche spesso aprioristiche, con un retrogusto stantio di anticapitalismo e cattocomunismo.

“Hai visto che a Dubai son già pronti per il 2020?”

Pochi soldi a Dubai…

Gli altri son sempre meglio di noi. E gli altri nostri connazionali son sempre peggio. È un assioma tutto italiano, privo di ottimismo e — ancor peggio — di iniziativa, ma colmo di rassegnazione.

All’estero è sempre meglio. In Italia non si va mai avanti per motivi che non dipendono (che strano!) mai da noi. Non a caso i due paragrafi che precedono questo sono soltanto degli archetipi mentali, giustificazione di un’immobilità nazionale che porta a una graduale deresponsabilizzazione e disinformazione del cittadino. Ormai è inutile muoversi… è già una lotta persa appena si solleva il sedere dal proprio posto.

Una delle tante parodie dei rendering di Expo 2015.

Gli organizzatori di Expo potrebbero dire che le informazioni c’erano tutte ed erano disponibili (vero). Probabilmente peccano di eccessivo ottimismo, pensando che tutti sanno come fiondarsi sulle informazioni giuste, senza finire su un blog che prende in giro i rendering bizzarri e gli altri epic fail di Expo 2015.

Dall’altra parte, il cittadino, quello dello zoccolo duro più popolare, non sente di essere toccato dall’Esposizione. Se ne cura poco e probabilmente non se ne sarebbe mai curato a prescindere. Lasciamo dunque fare tutto all’élite impegnata in procedure poco trasparenti. Magari quella di Dubai sarà organizzata meglio, in tempo, e ci sarà un posto anche per me. Loro già stanno iniziando a lavorarci.

Ah, ci fossimo informati tutti meglio e prima su Expo.

Domani ci penseremo.


Rimini, 15/03/2015


Expo2015, Milano, MilanoODD, Italia, post-Expo, 2016


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