Ghost Boat

“Ed è qui che incappiamo in un ostacolo”

Brevi appunti dal vostro inviato sul campo

La mia camera all’hotel Regina Margherita è tutta in disordine. Il mio portatile è poggiato su una semplice scrivania di legno affollata da taccuini e documenti, la pattumiera è piena di scatole vuote di cibo da asporto e bucce d’arancia, mentre i pochi vestiti che ho portato con me quando ho lasciato il mio appartamento a Tunisi quasi due mesi fa sono sparsi sul letto in più.

Per quasi una settimana questa è stata la mia casa.

Sono venuto a Catania con un solo scopo: intervistare Measho Tesfamariam, il trafficante che è stato con i 243 passeggeri della “barca fantasma” in una fattoria nei pressi di Tripoli, prima della loro partenza per la costa libica – e quindi prima della loro scomparsa. È da quella sosta alla fattoria, infatti, che sono svaniti nel nulla, senza lasciare traccia.

Measho è in prigione a Catania in attesa di processo, per il suo ruolo come membro attivo di una rete di trafficanti che ha trasportato migliaia di profughi attraverso il Mediterraneo – un’operazione gestita da un certo Jamal Al-Saudi. Come raccontato la scorsa settimana nella settima puntata della nostra indagine, mi ero fermato a Catania in attesa dell’autorizzazione per intervistare Measho.


Non posso avere la certezza che parlare con Measho ci dia nuove informazioni. Ma so che è uno dei pochi, forse l’unico al momento, che può darci informazioni dettagliate su quanto accaduto ai passeggeri della “barca fantasma” nelle ore prima della loro scomparsa. So anche che è disposto a parlare. Ma c’è un problema: abbiamo scoperto solo in seguito che il giudice del caso ha autorizzato l’intervista a condizione che avvenga dopo la condanna di Measho. Il processo avrebbe dovuto iniziare il 1° dicembre.

Ed è qui che siamo incappati in un ostacolo, almeno per ora.


Gli avvocati penalisti in Italia hanno dichiarato uno sciopero dal 30 novembre al 4 dicembre, per chiedere la riforma del processo penale. Lo sciopero ha portato alla sospensione per tutta la settimana dei procedimenti giudiziari in tutta Italia, compreso quello di Measho. La sua udienza è stata così spostata in avanti: ora è prevista per il 15 dicembre, con una possibile seconda udienza il 22. Ciò significa che ci vorranno almeno due settimane prima di poter parlare con Measho, forse anche di più.

Questo ritardo è frustrante – per i lettori, per le famiglie dei dispersi, per tutte le persone coinvolte nelle indagini.

In parte, però, è soltanto la realtà che ci impone di fare i conti con le dimensioni e la portata di quello che stiamo cercando di fare. L’inchiesta ha preso un ritmo incredibilmente rapido nelle ultime sette settimane. Quando abbiamo iniziato a pubblicare la prima parte dell’inchiesta – e man mano che voi lettori avete iniziato a collaborare – avevamo ben poche certezze e molte domande su tutti gli aspetti del caso; ora almeno siamo riusciti a circoscrivere la nostra ricerca a un paio di domande molto specifiche.

Questo contrattempo che fa slittare in avanti l’intervista con Measho è il primo ostacolo vero e proprio che abbiamo incontrato, ed è tutt’altro che insormontabile. Significa solo che ci toccherà essere pazienti e flessibili con le tempistiche di lavoro per il resto del progetto – e significa anche che non abbiamo un nuovo episodio questa settimana. La prossima settimana, invece, pubblicheremo un articolo per approfondire oltre alcuni dettagli del mistero della barca scomparsa e dei suoi passeggeri.

Quanto a me, sto per dire addio – o meglio, arrivederci – a Catania e alla mia camera al Regina Margherita. Ci tornerò quando potrò parlare con Measho. Per ora dovrò rientrare a Tunisi – e nel frattempo cercheremo di mandare avanti la nostra inchiesta su altri fronti.

Eric Reidy


Non ci fermiamo. Andiamo avanti.

(Lettera inviata ai 1.505 follower della pubblicazione originale di Ghost Boat)