Ero uno dei 20 italiani alla finale olimpica di volley. Ecco cosa ho imparato

Di Alessio Pieroni

1. Crederci, Sempre.

Immaginate di essere a Rio. Durante le olimpiadi. Avete appena assistito alla semifinale di volley tra Italia e USA. Vittoria epica. Hai l’ opportunità della vita di assistere alla finale olimpica. Quella che potrebbe dare il primo oro della storia di questo sport alla tua nazione. Manca solo una cosa. Il biglietto.

Per caso, conosci un bagarino su Facebook che ti promette di venderti un biglietto davanti allo stadio. Prezzo un po’ alto, ma va bene. E’ un’ occasione più unica che rara.

Arrivi allo stadio. Un’ora e mezzo di anticipo. Il bagarino non si vede. Passa mezz’ora. Niente. Un’ altra mezzora. Ancora niente. Lo chiami, non risponde. Ormai hai capito, sei stato fregato.

Da buon italiano, c’è solo una cosa da fare. Arrangiarsi. Con il mio portoghese maccheronico provo a fermare persone e a chiedere se mi possono vendere un biglietto. Nada. I brasiliani il loro biglietto se lo tengono stretto.

Poi, nella marea gialla, scorgo delle tute azzurre. C’è la scritta Italia. Sembra un miraggio. Mi avvicino. Avranno l’età dei miei genitori. Punto sulla pietà. Hanno un biglietto in più. Non ci credo. Ha funzionato. E mi fanno anche lo sconto. Non ci credo. Ce l’ho fatta. Io, il mio oro l’ho già vinto.

2.La Torcida Brasileira è Unica.

Entro. E’ davvero una marea gialla. Tutti urlano, all’ unisono. E’ fantastico. Inizia la partita. Siamo un po’ troppo contratti. Ci proviamo su ogni palla, ma non riusciamo ad essere noi stessi. Ed in mezzo a 14mila tifosi brasiliani, capisco anche il perchè. Ogni punto viene festeggiato come se avessero vinto il mondiale. La loro battuta è fantastica. Ad ogni ace il Maracanãzinho trema. Ormai l’ ho capito. Si è messa male. Cresciamo pian piano nel secondo set, ma poi perdiamo all’ ultimo. E’ andata. Spendo il terzo set pensando a come avrei potuto spendere in maniera migliore i soldi del biglietto. Ma ancora non avevo capito che lo spettacolo vero stava per iniziare.

https://youtu.be/H_JdPzEycbM

3.Le Olimpiadi Possono Davvero Cambiare Il Mondo.

Abbiamo perso. Io e i miei 5 vicini italiani siamo in mezzo al tripudio. Ci sono 5 minuti di delirio. Poi una persona viene verso di noi e ci abbraccia. Ci dice “Complimenti, siete una squadra fantastica”. Ne arriva un altro, con un’ italiano stentato “Eu amo Italia”. Inizia una piccola processione. Tutti vogliono conoscerci. Fare amicizia con noi. Dirci quanto amano il nostro Paese. Quanto hanno goduto quando in semifinale abbiamo battuto gli Stati Uniti. Quanto amano la pasta e la pizza. Quanto ci vogliono bene. Ne arriva qualcuno che ci racconta delle sue origini italiane e di come vivesse questa partita come un derby.

Quelli che erano odiati avversari, sono appena diventati nostri amici. Lo sport non ci ha divisi. Ci ha uniti.

Ecco, io prenderei qualsiasi ultras violento, qualsiasi politico razzista e qualsiasi diffidente e lo metterei lí in mezzo. Gli farei capire che nel mondo c’è tanta bellezza. E solo viaggiando e facendo esperienze uniche la si può scoprire fino in fondo. E andare alle Olimpiadi, può essere davvero una delle migliori esperienze per aprire gli occhi. Un piccolo consiglio. Fatelo. Almeno una volta nella vita. Iniziate a mettere da parte i soldi per il Giappone. O spingete per far vincere Roma nel 2024. Conta molto di più portare milioni di persone alle olimpiadi che organizzare dieci G8. E’ dal basso che si cambiano le cose. Con gli Erasmus. Con Aiesec. Con le Olimpiadi. Viaggiate. Esplorate. Ampliate i vostri orizzonti.

Il gruppo di Italiani con dei brasiliani che ci erano venuti a conoscerci.

4.Noi Italiani Siamo Unici.

Di fianco a me ci sono 6 persone. Una coppia, lui di Milano, lei brasiliana. C’è Rosario, un ragazzo di Salerno, arbitro di pallavolo, che è qua per fare un viaggio dopo un periodo difficile della sua vita. Ci sono due ricercatori siciliani che vivono a Rio da qualche tempo. E poi ci sono io. Che vivo in Malesia e sono qui in Brasile quasi per caso. Siamo il gruppo più improbabile di persone mai viste. Ma abbiamo gli stessi occhi. Siamo pittoreschi. Abbiamo urlato per tutto il match. Probabilmente non ci ha sentito nessuno, ma lo abbiamo fatto comunque. Abbiamo inventato scherzi, urla, cori. I tifosi brasiliani ci hanno amato. Non so come, ma siamo diventati amici.

Nel frattempo in campo c’è la premiazione. Hanno appena premiato gli Stati Uniti con il bronzo. Tocca a noi. Lo stadio si alza in piedi e fa una standing ovation alla nostra squadra. Ho le lacrime agli occhi. Direttamente dal cuore mi esce un urlo. I-TA-LIA. I miei compagni di avventura italiani lo riprendono e iniziano ad urlare a squarciagola. I brasiliani intorno a noi ci seguono. Nel giro di dieci secondi tutto il Maracanãzinho canta I-TA-LIA. E’ il giusto tributo per i nostri campioni. Noi Italiani siamo unici.

5.Tengo Cuore Italiano.

La premiazione continua. Tocca a lui. Tocca allo Zar. Il pubblico va in visibilio. Urlano come fosse il capitano del Brasile. E mi chiedo, ma cosa cavolo hanno fatto questi ragazzi? Come hanno conquistato questo pubblico in questo modo?

E poi ci ripenso. La risposta è semplice. Hanno fatto tutto con il cuore. Tanto cuore. Il Cuore Italiano. Quello che, da che mondo è mondo, ci ha sempre fatto tirar fuori il meglio di noi stessi nei momenti più difficili. Quando nessuno ci crede più. Noi ce la facciamo. Non si sa come, ma ce la facciamo. Forse non saremo i più bravi, ma ce la mettiamo tutta. Come ai mondiali del 2006. O come in semifinale con gli Stati Uniti. Quando sul 18–21 sembra tutto finito e poi lo Zar cambia tutto. O comunque, anche se non ce la facciamo. Siamo sempre lí. Punto su punto. Come in questa finale. E si esce a testa non alta, altissima.

Lo Zar

Ecco, è per questo che ci applaudono. E’ cosi che li abbiamo conquistati. Ed è cosi che ci dobbiamo comportare nella vita di tutti i giorni. Tutta l’Italia e tutti gli italiani dovrebbero imparare da questa nazionale. Dovremmo cercare di unirci e di tirare fuori il meglio da noi stessi. Perchè noi Italiani non siamo affatto da buttare. E allora ragazzi, ci vediamo alla prossima olimpiade. Con ancora più ignoranza, ancora più cattiveria. Ma soprattutto con ancora più cuore italiano.


(Questo è il mio primo articolo che scrivo su Medium. Se vi è piaciuto cliccate sul cuore qui sotto e condividetelo con i vostri amici. Se avete dei feedback o volete ripubblicarlo su altre piattaforme scrivetemi pure a: alessio.pieroni89@gmail.com)