
Guida alla serata finale dello Eurovision Song Contest 2015, che si tiene a Vienna il 23 maggio
Qui troverete: i 27 brani che sentiremo sabato sera nell’ordine di uscita e i rispettivi video; una breve recensione; un giudizio da 1 a 5 sulla qualità del pezzo, la quantità di locura (cit.) prevista e le possibilità di vittoria (calcolate con un complicato algoritmo che unisce le quotazioni dei bookmarkers alla mia preveggenza); un riassuntino per capire come se l’è cavata ogni nazione negli ultimi cinque anni.
Slovenia

Gli scommettitori mettono la Slovenia in top 10 e hanno i loro buoni motivi. “Here For You” è un altro pezzo scritto da Charlie “Rise Like a Phoenix” Mason e prodotto da Gabry Ponte (!), ma la sua vera forza sta nell’eccentricità vocale di Marjetka e un riff di violino irresistibile. Purtroppo, uno dei brani più forti della gara è abbinato a una delle messe in scena più deboli.
Francia

Dopo essere finiti ultimi nel 2014 per eccesso di ironia, i francesi tornano con la faccia tutta seriosa e una lagna che più francese non si può. Bonus: il tema della canzone è I CADUTI DELLA GUERRA. (“Ma quale guerra?”, vi chiederete. TUTTE LE GUERRE, crepi l’avarizia.) C’avete Yelle, santo cielo, perché ci propinate ‘sta roba?
Israele

“Golden Boy” ha così tante variazioni che è difficile starci dietro: Nadav Guedj inizia con un’imitazione di John Legend, continua come Ed Sheeran, si trasforma brevemente in Justin Timberlake e alla fine si lancia in un ritornello dance con influenze mediorientali. Il testo è tremendo, ma è divertente, creativo e si è meritato la finale.
Estonia

Stig (non quello di Top Gear) ha trovato Elina su YouTube, e tre anni dopo eccoli qui a rappresentare l’Estonia col suono di Nashville. Hanno vinto le selezioni nazionali col 79% dei voti ed è facile capire perché. Il country può sembrare una curiosa novità nello ESC, ma dopo il successo dei Common Linnets, Elina Born e Stig Rästa costituiscono un’incognita interessante.
Regno Unito

Il Regno Unito (ovvero l’unica nazione che potrebbe vincere schioccando le dita) continua a non volerci umiliare e ci lascia giocare. Ecco quindi gli Electro Velvet, un duo sconosciuto che cerca di capitalizzare sul revival del Grande Gatsby come se fosse il 2013. Il pezzo è passabile o perfino carino più o meno per un minuto. Poi il tizio inizia a fare scatting.
Armenia

L’Armenia ha non uno ma SEI cantanti da cinque continenti perché è la genetica, bellezza. Dovrebbero rappresentare la diaspora armena e, secondo i materiali per la stampa, “sono uniti dal sangue nelle loro vene, che contiene geni armeni”. Purtroppo il loro sangue contiene anche il gene della musica brutta, che a quanto pare è ereditario.
Lituania

La Lituania ultimamente deve avere ascoltato un sacco di One Republic perché “This Time” suona come il tipo di canzone che Ryan Tedder passerebbe a qualcuno di non-Beyoncé. Non è malaccio, ma non sembra un duetto con del potenziale (a meno che non si qualifichino per la finale e vengano indicati come possibili vincitori: in quel caso editerò questo pezzettino e farò finta di non avere mai detto niente) (EDIT: sono passati, ma non sembrano avere speranze per la vittoria.)
Serbia

La canzone serba sembra un altro stantio inno di empowerment finché non arriva il middle-eight. A 1:50, la ***Flawless Bojana Stamenov inizia a urlare su un’enorme base eurodance, come in preda a una crisi isterica nel mezzo di una discoteca nel 1997. Il brano è stato scritto da Charlie Mason, che ha avuto tra i suoi clienti una certa Miley Cyrus (nel periodo Hannah Montana) e una certa Conchita Wurst.
Norvegia

“Honey, I’m telling the truth: I did something terrible in my early youth.” La Norvegia sa come scrivere un’introduzione. Il crimine di cui parlano non viene svelato nel corso del brano, che mantiene un’aria sobria ed enigmatica finché non esplode in un ritornello scintillante. Sebbene questo giallo in musica sia un vincitore improbabile, la Norvegia si riconferma una delle nazioni più innovative e stilose.
Svezia

Un’altra trovata impeccabile in un’infinita serie di trovate impeccabili per la Svezia. Il modello più evidente di Zemerlöw è il connazionale Avicii col suo crossover folk/EDM, ed è per questo che “Heroes” suona come un successo radiofonico di qualche annetto fa. Ma la coreografia è potente, il ritornello è un inno, il messaggio è universale e il tizio è belloccio in maniera rassicurante. Candidato al podio e nemico da battere.
Cipro

John Karayiannis è l’incredibile nome d’arte di Giannis Karagiannis (o forse è il suo alter ego non troppo fierce). Porta il tipo di canzonetta beige che ti ricorda altre mille canzonette ma non riesci a capire quali. E non è certo il tipico materiale da Eurovision: è una serenata così semplice e dimessa che potrebbe persino funzionare solo per la sua diversità in questo contesto.
Australia

L’Australia fa il suo debutto allo Eurovision con una canzone che cerca in tutti i modi di plagiare sia “Get Lucky” che “Uptown Funk” e diventa un prevedibile pastrocchio. Guy Sebastian a casa sua è 43 volte platino (ok, quante copie servono per una certificazione in Australia?) (70mila) (ah, comunque più che in Italia) e accede di diritto alla finale, ma se dovesse vincere, lo Eurovision 2016 avrebbe comunque luogo in Europa.
Belgio

Il concorrente belga di quest’anno non potrebbe essere più lontano dal tenore col problema edipico del 2014. Con una produzione minimale e brillante che ricorda (o meglio, copia) lo stile di Lorde, “Rhythm Inside” del finalista di The Voice Loïc Nottet è la canzone più contemporanea in gara. “We gonna rapppabab tonight”, qualunque cosa significhi.
Austria

Questi hanno l’aspetto dei Kings of Leon pre-”Sex Is on Fire”, ma il loro sesso non sta andando affatto a fuoco né tantomeno la loro ballata blueseggiante. Sono gradevoli e credibili (pure troppo), ma è inutile perdere tempo su di loro perché è altamente improbabile che la nazione ospitante vinca ancora.
Grecia

Se devi prenderti una pausa dalla maratona eurovisiva, l’esibizione di Maria-Elena Kyriakou potrebbe essere il momento migliore per abbandonare il divano. A meno che tu non adori i tribute act di Céline Dion: in quel caso non perdertela per niente al mondo.
Montenegro

Capisco le tue intenzioni, Montenegro: un pezzo dal gusto tradizionale con qualche timida pennellata contemporanea. Non è un approccio sbagliato alla creazione di un pezzo per lo ESC: è che, proprio come il colour grading del tuo video, non funziona.
Germania

Ann Sophie ha staccato un biglietto per Vienna quando il vincitore delle selezioni nazionali ha deciso che, meh, non c’aveva voglia di fare lo Eurovision. Il suo pezzo soul-pop è stato scritto da 1/4 degli Ultra (completisti delle boyband Anni ’90 cliccate qui) ed Ella Eyre, ed è eseguito con uno stile che fa pensare a Paloma Faith. È una proposta abbastanza forte, ma non abbastanza da farti alzare la cornetta per votare.
Polonia

Scordatevi le lattaie tettone dell’anno scorso: il 2015 polacco è fatto di ballate d’amore riflessive middle-of-the-road. Tuttavia, il testo parlerebbe anche della storia personale dell’artista, che è rimasta paralizzata dopo un incidente stradale qualche anno fa. Questa interpretazione rende più potente un brano molto standard e sarà sufficiente per farlo accedere alla finale, ma non è materiale da top 10.
Lettonia

Grazie alla sua produzione all’avanguardia, “Love Injected” di Aminata si guadagna il titolo di pezzo hipster di quest’anno. E io ne vado matto. Le strofe sono misuratissime e accentuate da glitch elettronici finché tutto non esplode in un ritornello gigantesco e liberatorio con wobble dubsteppiani. È costruita da dio, è coraggiosa e non ha speranze in questa gara. Europa, dimostrami che mi sbaglio.
Romania

C’è una categoria speciale per gli uomini di mezza età che cantano pensosi sulle scogliere? Perché i Voltaj la vincerebbero subito. La decisione del gruppo di cantare il pezzo in inglese è stata molto criticata dai connazionali, e hanno quindi deciso di presentare una versione bilingue che non farà felice nessuno. “De la capăt” parla del problema dei figli di emigrati lasciati soli in Romania, ma il testo (in entrambe le lingue) è tanto generico quanto la produzione.
Spagna

Con le sue percussioni tribali e i suoi IEIEEEEEH, “Amanecer” non sembrerebbe fuori posto in uno dei primi album di Shakira. Se l’esibizione sarà costosa e piena di effetti speciali quanto il video, Edurne potrebbe far guadagnare alla Spagna il suo piazzamento più alto degli ultimi dieci anni.
Ungheria

L’Ungheria in questo video compete per il premio di flashmob più noioso dell’universo — vincendolo. “Wars for Nothing” di Boggie è una canzone folk anti-guerra che potrebbe trasformarsi nell’emozionante momento in cui andate a portare fuori il cane o mettete i piatti nella lavastoviglie.
Georgia

Nell’estetica, Nina Sublatti si è fatta influenzare da Woodkid, ma dal punto di vista musicale, tira fuori un pezzaccio electro-rock urlato e con un arrangiamento esagerato. L’insieme fa una bella figura sul palco, ma potrebbe essere un po’ troppo dark per un buon risultato allo Eurovision.
Azerbaijan

Gli azeri sanno come giocare: fino al 2014, non erano mai usciti dalla top 10. “Hour of the Wolf” è un’intensa ballata con un potentissimo crescendo corale che porta a un key change scontato ma efficace. Con una messa in scena altrettanto forte, l’Azerbaijan potrebbe meritatamente tornare in top 10.
Russia

Sembra proprio che la Russia sia in gara con una canzone sulla pace e l’amore, LOL. Non ho ancora deciso se è una scelta geniale o offensiva ma, testo moraleggiante a parte, “A Million Voices” è una canzone da Eurovision ai limiti della perfezione. E considerando che una di queste million voices arriva dalla bocca di una fotomodella bionda, non stupitevi se la troveremo tra i primi posti.
Albania

Secondo i materiali per la stampa, “Elhaida Dani è una vera star non solo nella sua Albania ma anche in Italia” (ovvero: il suo primo EP è arrivato alla posizione 28 della FIMI dopo avere vinto The Voice). “I’m Alive” dovrebbe essere un inno di self-empowerment, ma è troppo verboso per risultare efficace. Il ritornello è così dimenticabile che a metà della canzone inizi a chiederti se ci sia un ritornello — e in una gara che premia soprattutto ritornelli giganteschi, è un gran bel problema.
Italia

Ed eccoci qua. Sarebbe stato bello presentarsi col meglio del pop contemporaneo italiano e i suoi silenzi per cena (Malika Ayane) o con un volto un tempo noto in Europa e ora desideroso di prendersi una rivincita con l’EDM (Nek), ma Barone, Boschetto e Ginoble sono la nostra scommessa migliore per la vittoria. No, non rappresentano la musica italiana (quanto opera pop vedete in classifica oltre a loro e Bocelli?) bensì un’idea di musica italiana esportabile perché non richiede sforzo: è ciò che si aspettano da noi. Quest’anno glielo diamo. E vinciamo.

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