Photo credits: EBU

Guida alla prima semifinale dello Eurovision Song Contest 2015, che si tiene a Vienna il 19 maggio

Qui troverete: i 16 brani che sentiremo martedì sera nell’ordine di uscita e i rispettivi video; una breve recensione; un giudizio da 1 a 5 sulla qualità del pezzo, la quantità di locura (cit.) prevista e le possibilità di vittoria (calcolate con un complicato algoritmo che unisce le quotazioni dei bookmarkers alla mia preveggenza); un riassuntino per capire come se l’è cavata ogni nazione negli ultimi cinque anni.

Moldavia

La Moldavia ha reclutato il 22enne ucraino Eduard Romanyuta e una squadra di autori internazionali per portare in gara un po’ di pop dal sapore primi Anni zero. Tuttavia, la polizia eurovisiva ha già notato come sembri molto simile a un mashup tra “Just a Little” dei Liberty X e un campionamento non autorizzato da “It’s Like That” di Mariah Carey. Secondo i bookmakers, non ce la farà mai ad arrivare in finale (e per “bookmakers” intendo “uno squadrone di avvocati di Mariah Carey assetati di sangue”).

Armenia

L’Armenia ha non uno ma SEI cantanti da cinque continenti perché è la genetica, bellezza. Dovrebbero rappresentare la diaspora armena e, secondo i materiali per la stampa, “sono uniti dal sangue nelle loro vene, che contiene geni armeni”. Purtroppo il loro sangue contiene anche il gene della musica brutta, che a quanto pare è ereditario.

Belgio

Il concorrente belga di quest’anno non potrebbe essere più lontano dal tenore col problema edipico del 2014. Con una produzione minimale e brillante che ricorda (o meglio, copia) lo stile di Lorde, “Rhythm Inside” del finalista di The Voice Loïc Nottet è la canzone più contemporanea in gara. “We gonna rapppabab tonight”, qualunque cosa significhi.

Paesi Bassi

“Walk Along” è stata scritta da Anouk e ha un ritornello che non si stacca dal cervello. Proprio come la stessa Anouk e i Common Linnets (secondi classificati l’anno scorso), Trijntje Oosterhuis non arriva con uno showstopper, ma va dritta al punto con una ballata alla chitarra piacevolmente nostalgica — una gradita anomalia nel contesto dello ESC.

Finlandia

I Pertti Kurikan Nimipäivät sono il primo gruppo punk in gara allo ESC (e, durando solo 1:25, “Aina mun pitää” è la canzone più breve nella storia dell’evento). I quattro membri soffrono di disturbi dello sviluppo e hanno partecipato alle selezioni locali per sensibilizzare il pubblico ai problemi della Sindrome di Down. È una storia commovente e bellissima, vorrei potere dire lo stesso della canzone.

Grecia

Se devi prenderti una pausa dalla maratona eurovisiva, l’esibizione di Maria-Elena Kyriakou potrebbe essere il momento migliore per abbandonare il divano. A meno che tu non adori i tribute act di Céline Dion: in quel caso non perdertela per niente al mondo.

Estonia

Stig (non quello di Top Gear) ha trovato Elina su YouTube, e tre anni dopo eccoli qui a rappresentare l’Estonia col suono di Nashville. Hanno vinto le selezioni nazionali col 79% dei voti ed è facile capire perché. Il country può sembrare una curiosa novità nello ESC, ma dopo il successo dei Common Linnets, Elina Born e Stig Rästa costituiscono un’incognita interessante.

Macedonia

Il vincitore macedone dell’X Factor balcanico Daniel Kajmakoski porta una canzone d’amore assai deprimente, ma impacchettata in una furba produzione svedese che risolleva lo spirito del pezzo. Malgrado le analogie poco ispirate (“cadere come foglie d’autunno”: ma chi sei, Giuliano Sangiorgi?) il curriculum del suo autore e compositore Joacim Persson fa la sua figura.

Serbia

La canzone serba sembra un altro stantio inno di empowerment finché non arriva il middle-eight. A 1:50, la ***Flawless Bojana Stamenov inizia a urlare su un’enorme base eurodance, come in preda a una crisi isterica nel mezzo di una discoteca nel 1997. Il brano è stato scritto da Charlie Mason, che ha avuto tra i suoi clienti una certa Miley Cyrus (nel periodo Hannah Montana) e una certa Conchita Wurst.

Ungheria

L’Ungheria in questo video compete per il premio di flashmob più noioso dell’universo — vincendolo. “Wars for Nothing” di Boggie è una canzone folk anti-guerra che dubito si trasformerà nell’esibizione più eccitante dell’evento.

Bielorussia

La canzone si chiama “Time” e parla di un concetto senza tempo: il tempo. Tant’è vero che hanno chiuso una violinista dentro una clessidra. Uzari corre e canta ossessivamente: “il tempo è come un tuono”, mentre il suo pezzo proprio no.

Russia

Sembra proprio che la Russia sia in gara con una canzone sulla pace e l’amore, LOL. Non ho ancora deciso se è una scelta geniale o offensiva ma, testo moraleggiante a parte, “A Million Voices” è una canzone da Eurovision ai limiti della perfezione. E considerando che una di queste million voices arriva dalla bocca di una fotomodella bionda, non stupitevi se la troveremo tra i primi posti.

Danimarca

Questi danesi si chiamano Anti Social Media e li potete trovare su Facebook e Instagram. A questo punto, facevano prima a chiamarsi “Anti Twitter”. Oltre ad avere il peggiore nome ironico per una band di quattromillennial, fanno un pop-rock tiepidino ispirato agli Anni ’60. Orecchiabili e banali: andranno bene.

Albania

Secondo i materiali per la stampa, “Elhaida Dani è una vera star non solo nella sua Albania ma anche in Italia” (ovvero: il suo primo EP è arrivato alla posizione 28 della FIMI dopo avere vinto The Voice). “I’m Alive” dovrebbe essere un inno di self-empowerment, ma è troppo verboso per risultare efficace. Il ritornello è così dimenticabile che a metà della canzone inizi a chiederti se ci sia un ritornello — e in una gara che premia soprattutto ritornelli giganteschi, è un gran bel problema.

Romania

C’è una categoria speciale per gli uomini di mezza età che cantano pensosi sulle scogliere? Perché i Voltaj la vincerebbero subito. La decisione del gruppo di cantare il pezzo in inglese è stata molto criticata dai connazionali, e hanno quindi deciso di presentare una versione bilingue che non farà felice nessuno. “De la capăt” parla del problema dei figli di emigrati lasciati soli in Romania, ma il testo (in entrambe le lingue) è tanto generico quanto la produzione.

Georgia

Nell’estetica, Nina Sublatti si è fatta influenzare da Woodkid, ma dal punto di vista musicale, tira fuori un pezzaccio electro-rock urlato e con un arrangiamento esagerato. Con la giusta direzione artistica, l’insieme potrebbe fare una bella figura sul palco, ma potrebbe anche essere un po’ troppo dark per lo Eurovision.


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