Expo 2015 o dell’addio dell’uomo alla Terra?


Immaginate che gli esseri umani abbiano popolato Marte ormai da qualche anno. Immaginate che si organizzi un’esposizione che racconti quel pianeta a chi vive ancora sulla Terra. Che atmosfera avrebbe tale esposizione? È l’atmosfera che si respira in alcune affascinanti parti di Expo.

Ma il pianeta non si chiama Marte, bensì Terra.

Padiglione del Bahrain

Nel padiglione del Bahrain, mi scopro a osservare affascinato della normalissima acqua zampillante da una fontana e una comune pianta di olivo. Le piante sono incastonate come micro-oasi fra superfici bianchissime a rappresentare il deserto e la non-vita al confine con la vita. Si osserva il verde sopra un duro pavimento di uno sterile bianco, da una posizione di osservatore alieno rispetto a quel terreno e quel verde.

Padiglione del Bahrain
Padiglione del Bahrain

Su una parete candida e arida, in un piccolo riquadro si proiettano le immagini di strani esseri che lavorano una materia grossolana, i piedi piantati in quella sostanza. Sono… agricoltori. Quel quadro assume forme quasi astratte e sembra essere un museo di un mondo che non c’è.

Alcuni angoli di Expo rendono il visitatore un alieno sulla Terra. Si genera un senso straniante e interessante in cui vedi ciò che dovrebbe essere naturale come esistenze di un pianeta diverso che stai visitando.

Padiglione del Brasile

La sensazione diventa più intensa nel padiglione del Brasile. Un lungo tappeto elastico attraversa per decine di metri il padiglione, sospeso a qualche metro di altezza su rettangoli di terra in cui crescono varie forme vegetali. Il tappeto elastico è descritto nei giornali come attrazione divertente. Standoci sotto, in realtà vedi degli essere umani che — letteralmente — sono sospesi sulla terra senza toccarla. Le piante sono specie aliene sottostanti.

Padiglione del Brasile

All’interno del padiglione brasiliano, vasi bianchi sospesi in aria contengono piccole piante. La sede naturale delle piante sarebbe le terra, invece qui dozzine di piccoli contenitori staccano quei semi e li contengono, sospesi in aria. Una sala in cui presenze fantasmatiche chiamate vegetali oscillano lentamente. Esobiologia marziana. Uno schermo parla di “banca dei semi”. Chiudere dei semi in una banca: è il senso di un mondo che viene conservato come una rara pietra lunare.


Si potrebbe assumere un atteggiamento pessimistico, su un essere umano che ormai vede la natura solo dietro una teca di plastica trasparente. Complice il tono vitale e sorridente dell’Expo, leggo invece una storia di futuro positivo in cui l’alieno terrestre scopre che la Terra è — udite udite — un pianeta. Non è il solito “siamo ospiti su questa Terra”. È piuttosto un “siamo alieni su un pianeta ospitale”. Una presa di distanza dalla Terra che può esaltare sia noi umani che la Terra. È una terza via fra i due classici estremi di uomo-parassita/Terra sacra vs. uomo-divinità/Terra soggiogabile.

Questo guardare la Terra come se fossimo alieni, equivale all’addio dell’uomo al pianeta Terra?

Futuro azzardato e utopico (o distopico), certo. Ma non abbastanza da non notare che in questi anni si sta verificando una decisa accelerazione data dall’homo sapiens sapiens a scienza e tecnologia. Il terraforming sta passando da immaginazione fantascientifica da Star Trek a ingegneria planetaria futuribile, quindi pensabile.

L’Expo non equivale certo all’inizio della preparazione della cultura umana per la partenza verso altri pianeti, ma un retro-gusto di stelle lo lascia. Gusto sottile, non preponderante, ma qua e là si avverte che si sta sollevando un tema per le future generazioni. Homo sapiens astrorum?


Lasciamo le stelle e torniamo verso Expo, che merita di essere respirato a pieni polmoni e con i piedi a terra. Expo è un ripensare la nostra presenza su questo pianeta? Lo slancio italiano verso il globale? Una sana piadina declinata in mille modi diversi? Ognuno vede cose diverse in un contesto di biodiversità come Expo 2015. L’Expo — come tutto ciò che fa incontrare persone diverse — è comunque un contesto che può stimolare una delle caratteristiche che distingue l’essere umano dalle altre entità biologiche: l’auto-coscienza. E una delle conseguenze stranianti dell’auto-coscienza è pensarsi diversi da ciò che si pensa normalmente di essere, per poi diventarlo davvero: esseri viventi di un pianeta vivente.

Padiglione della Repubblica Ceca

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