Expo, bella vetrina
ma è un’occasione mancata

di Alessio Samele


Da quel 31 marzo 2008, data in cui l’Italia si aggiudicò l’Expo, sono passati circa 7 anni e 4 governi (Berlusconi, Monti, Letta e ora Renzi).

Un motto:

“Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, la città di Milano sarà la vetrina in cui i Paesi mostreranno il meglio delle ore tecnologie per riuscire a garantire cibo sano e sufficiente per tutti.

L’Esposizione Universale nasce a Londra nel 1851 nell’età dello sviluppo industriale e degli imperi coloniali; la prima in Italia risale al 1906 a Milano, dedicata ai trasporti e permise alla città di guadagnarsi un ruolo di prestigio sulla scena internazionale.

Quella del 2015 ospiterà 144 Paesi, tre organizzazioni mondiali (ONU, UE e CERN); sono attesi circa 20 milioni di visitatori, di cui il 70% italiani.

I padiglioni sono divisi per aree tematiche, luoghi in cui verrà sviluppato il tema dell’evento.

Si parte con il Padiglione Zero che introduce la visita al sito espositivo; il Future Food District, il quale presenta possibili scenari legati all’applicazione estesa delle nuove tecnologie; il Children Park, spazio dedicato ai più piccoli; Biodiversity, dedicata alla biodiversità; Arts & Food investiga la relazione tra arte e alimentazione.

L’Expo lascerà in eredità la Carta di Milano, un documento politico e di sensibilizzazione sul ruolo del cibo e nutrizione che arriverà fino alle Nazioni Unite il 16 ottobre. Ogni visitatore potrà firmarla ed essere così partecipe di un processo di definizione dell’agenda per il nuovo Millennio.

Il documento è frutto di un lavoro iniziato con il Protocollo che la fondazione Barilla Center for Food and Nutrition ha messo a disposizione fin dall’inizio, dal primo appuntamento dell’Expo delle idee a Milano.

L’ambizione della Carta sarebbe quello di essere una guida per gli Stati affinché “un mondo senza fame sia possibile” mentre l’Italia, attraverso le parole del ministro per le politiche agricole e forestali Maurizio Martina, si impegna a inserire il diritto al cibo in Costituzione anche se il dibattito politico intorno al tema sembra non essere mai iniziato nè pare l’opinione pubblica tanto interessata.

Purtroppo le cronache di questi ultimi mesi ci consegnano un panorama non idilliaco giacchè le buone intenzioni di un evento di questa portata lasciano il posto a casi tristemente noti di corruzione e malaffare.

I lavori vanno sono andati a rilento e forse non tutti i padiglioni saranno pronti all’apertura; la società Expo è stata costretta a indire una gara d’appalto da 2.685.200 milioni di euro per le coperture d’abbellimento (c.d. camouflage) per coprire le strutture che non sono pronte.

Inoltre, i costi sembrano essere lievitati parecchio: basti pensare che il Padiglione Italia sarebbe dovuto costare 63 milioni di euro e arriverà a 92 milioni.

Cosa sarà Expo per l’italia? Quale sarà la sua eredità?

Nonostante le accuse di “gufismo”, l’evento di Milano avrebbe dovuto rappresentare la rinascita culturale per il nostro Paese, un capitolo nuovo mentre gli eventi probabilmente porteranno verso l’ennesimo fallimento. Non parliamo solo dei casi giudiziari che ci sono stati e sicuramente ci saranno al termine dell’avvenimento. Come dimenticare le polemiche sui giovani volontari pur di partecipare a Expo perché tanto “fa curriculum”? Per non parlare degli sponsor delle multinazionali come Mc Donald e Coca Cola che hanno fatto infuriare non pochi.

Lo spirito di Expo dovrebbe essere quello di cooperazione rafforzata tra gli Stati e invece sarà l’ennesima operazione di facciata per mostrare all’opinione pubblica gli impegni verso un futuro migliore ma intanto il futuro resta sempre più incerto e non sarà un evento come questo a cambiare la situazione. Purtroppo.