Opera di Dilkabear (dettaglio da un murale realizzato con Paolo Petrangeli)

Genius Loci parte II: Tor Pignattara e Quadraro

Altra street art a una passeggiata di distanza da casa mia

Come la precedente, anche questa storia è già apparsa in un’altra versione in inglese. L’ho tradotta e condensata.

La street art è come i funghi, spunta in gruppi. Dove ne trovi un po’ è probabile trovarne altra, ma ha bisogno dell’humus giusto per crescere. Predilige gli angoli in ombra, gli edifici brutti e i vicoli ciechi.

La prima volta mi sono fatta un giro per il mio quartiere, il Pigneto. La seconda, mi sono avventurata nell’adiacente Tor Pignattara. Come al solito, le foto sono tutte mie: per vederle ingrandite basta cliccarci sopra.


Villa Certosa (che fa parte di Tor Pignattara) è uno di quei posti in cui Roma sembra meno un’enorme metropoli e più un villaggetto di campagna, tutto casette e graziosi giardini e il lieve, dolce profumo dei fiori.

Chi ha fatto questi graffiti? Me lo dite?

Ciro Principessa, pugnalato a morte dal militante neofascista Claudio Minetti nel 1979 mentre svolgeva il servizio di bibliotecario nella sezione del PCI di Tor Pignattara, è un eroe locale.

I don’t know what the scaffolding is doing there, but I thought I’d take a picture anyway. It’s in the spirit of the project.

Il cuore di Tor Pignattara è la parte più malconcia del quartiere, il che, come per il Pigneto, la rende il posto perfetto per la street art. Non cerco mai le opere prima di uscire di casa, perché preferisco incrociarle per caso, proprio come con i funghi: farmi sorprendere è parte del divertimento.

In altro, da destra a sinistra: opere di Jef Aerosol, L’Atlas, C215. In basso: C125.

Nel pomeriggio dello stesso giorno mi sono fatta un giro dalla parte opposta della zona, verso Largo Preneste. Le mura intorno all’ASL Santa Caterina sono coperti di graffiti: purtroppo i più belli (quelli sul muro davanti alla facciata) sono stati deturpati e sono impossibili da fotografare, anche perché oscurati dalle file di cartelloni elettorali. Siamo in piena corsa per il posto al Campidoglio, che si è ormai capito, nessuno vuole. Sta diventando una barzelletta. Ma facciamo che non ne parliamo.
Gli altri due lati del muro sono per lo più intatti e coloratissimi.

L’ombra degli alberi sui graffiti li fa sembrare vagamente ipnotici, e come effetto non mi dispiace.

Il Quadraro è stato la mia quarta meta: si trova subito dopo Tor Pignattara, con la quale condivide l’anima, come si capisce anche dai murales che circondano la pista di pattinaggio nel parco vicino al bellissimo Acquedotto Alessandrino. Il quartiere è una versione più bellina, più tranquilla del Pigneto, con case piccole che probabilmente erano baracche fino a qualche decennio fa.

Il Quadraro e Tor Pignattara, simbolicamente uniti.

Nella versione inglese di questo pezzo ho un po’ spiegato chi era Stefano Cucchi. Agli italiani penso di non dovere troppe spiegazioni, ma va ricordato che era di Tor Pignattara.

Il Quadraro (come Tormarancia, Roma sud-ovest) è uno di quei posti in cui la street art è incoraggiata e organizzata, e quindi per lo più priva della sua spinta sovversiva. Progetto M.U.Ro è un museo a cielo aperto al Quadraro: nella mattina in cui ci è andata, la sottoscritta e la sua macchina fotografica hanno incontrato un gruppo di visitatori condotti da una guida ad ammirare i dipinti. Ammetto che mi è presa un po’ a male.

L’arte comunque è pazzesca. Ecco Alice Pasquini.

Il murale qui sotto non compare sul sito Progetto M.U.Ro, quindi potrebbe essere brado. Il che me lo fa amare ancora di più. L’ha fatto Alexey Luka.

Buff Monster adora il rosa. Ma proprio un sacco.


La scena hip hop romana è vivissima e molto più politicizzata della corrispondente scena milanese, e rimane per lo più fuori dal mainstream. Questo lavoro di Daniele Tozzi aka Pepsy utilizza il testo di Il codice di Kaos One, uno dei decani dell’hip hop italiano (che però è legato alla scena bolognese), e in origine, come molti, writer. Il pezzo parla proprio del writing.


Anche qui non serve che vi spieghi tutta la storia della lupa, Rea Silvia stuprata da Marte e messa a morte e i gemelli abbandonati nell’Aniene come Mosè. Comunque l’artista è Maupal.

Qualcuno aveva parcheggiato davanti al mio preferito, ma anche a metà è stupendo. L’ha fatto Fin Dac.


Questa è l’opera più nota di tutto il Quadraro, al punto che sta diventando una specie di attrazione turistica. Va detto che è meravigliosa. Il modo in cui l’architettura della casa è stata utilizzata per incorniciare l’opera d’arte è oltre ogni definizione di bellezza. L’ha fatto Veks Van Hillik.


Questo muro a via dei Quintili fa un po’ rabbrividire ma è anche molto bello. Neanche questo è presente sul sito di M.U.Ro, ma dato che mi è sembrato di percepire qualche resistenza da parte degli artisti locali contro il progetto, mi viene da pensare che questa sia una delle sue manifestazioni. Non so chi l’abbia realizzato.

Questa foto è un po’ sbilenca, ma è rilevante. La scritta dice: “Via dei Quintili è nostra… e Banksy ci fa schifo.”


Proseguiamo: questo è il mio preferito in assoluto. L’ombreggiatura trompe-l’oeil è ancora più bella nelle foto che dal vivo. L’ha fatto Ron English.
Ti fa venire voglia di toccarlo per sentire se è vero — e puoi farlo, perché è su un muro, per strada.


Diavù è uno degli artisti che hanno contribuito a creare M.U.Ro. “E io pago” aggiunto nel fumetto lasciato vuoto è tanta Italia, comunque lo si legga.

Un po’ di Picasso, un po’ di Modigliani, tutto Quadraro: questo l’ha fatto Jim Avignon. Bonus: sta sulla fiancata del miglior ristorante della zona.

Questo lungo muro è stato in buona parte deturpato (che tristezza), ma è ancora una bella botta di colori. Il dipinto di Dilkabear che c’è in testa al pezzo si trova qui, un po’ più giù. Era stupendo, ma mi faceva così male vederlo rovinato che ho deciso di prenderlo in dettaglio.

Il primo e ultimo della fila sono di Omino 71 e Zelda Bomba. Non so chi abbia fatto quello in mezzo.

Infine, questo. L‘ha realizzato Beau Stanton ed è uno di quelli che mi piacciono di più, perché come altri utilizza la superficie scabrosa di una casa malandata come parte della visione artistica.

Per ora è tutto. Non so dove andrò la prossima volta, tenete d’occhio il mio profilo, ok?


Questa è la seconda parte di un progetto saltuario. La prima è qui:

Grazie a Emiliano Colasanti per le informazioni sulla scena hip hop romana e per avermi prestato la macchina fotografica, cosa che rende queste storie parecchio migliori.

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