Idee? Ti finanziano i vicini!

Social street e crowdfunding combinati insieme potrebbero avere una forza enorme. E non si tratta solo di finanziare progetti sul territorio, ma di realizzarli insieme. Una serata a Milano per provarci.


Se leggendo il titolo pensate che queste righe siano dedicate al vicino di casa di Zuckerberg o di Jeff Bezos, vi sbagliate: non serve che l’inquilino dell’appartamento accanto al vostro sia nella top twenty delle persone più ricche del pianeta.

Sto parlando di civic crowdfunding o, per meglio dire, neighborhoodfunding. Ma andiamo con ordine.

Ricorderete forse appassionati pedagoghi, un po’ catastrofisti a dire il vero, vaticinare all’inizio dell’era dei social che saremmo diventate monadi, iperconnesse forse, ma pur sempre monadi chiuse a doppia mandata nella solitudine delle loro stanze. Insomma qualcosa a metà tra degli hikkomori e degli stiliti digitali.

Invece abbiamo assistito a un fiorire di associazioni di zona, di isolato e di via: le social street e con loro moltri altri soggetti aggregativi, più o meno strutturati, sul territorio. Il fenomeno è nato anche grazie ai social network e proprio sui social network si organizza, scambia informazioni, consigli ecc…

A conti fatti i social network non sono stati un surrogato dalla socialità vera, quella in carne e ossa, anzi, si sono prestati a esserne veicolo e volano.

Nel frattempo, nel mondo, un altro fenomeno è cresciuto fino a raggiungere dimensioni all’inizio impensabili: il crowdfunding. Tanto impensabili, per dire, che è arrivato anche qui da noi. Registrando successi sempre meno episodici.

Ora, se si trovasse il modo di unire la rinnovata attenzione per i problemi del proprio territorio, per le esigenze della socialità metropolitana e per le progettualità ad essa connesse, con la raccolta diffusa di micro-finanziamenti, il potenziale non sarebbe immenso?

Semplificando. Crowdfunding + Social street = Neighborhoodfunding

Se hai un progetto con una ricaduta potenzialmente positiva per te, per le persone che ti vivono attorno, per il tuo quartiere, non sei solo e puoi chiedere aiuto proprio ai tuoi vicini.

Il che non rappresenta di per sé una straordinaria novità -senza scomodare i mostri sacri dell’antropologia è probabile che le palafitte si erigessero anche grazie alla reciproca solidarietà. La novità è il mezzo, anzi i mezzi. Attraverso il crowdfunding chiunque può proporre un progetto, attraverso le associazioni di via, il progetto può circolare, arricchirsi di suggerimenti, professionalità, disponibilità di tempo e, last but not least, economiche.

Una socialità che vive il proprio territorio, che lo valorizza, può rapprentare -e rappresenta- per chi amministra il territorio uno stimolo e un collettore di necessità, segnalazioni e bisogni. Ma non basta, può anche intervenire direttamente auto-realizzando progetti volti a migliorare e a trasformare il proprio quartiere.

Si realizzerebbe così una partecipazione molto più forte e completa di quella che si può realizzare tra cittadino (o gruppi di cittadini) e amministrazione. Nel neighborhoodfunding la partecipazione ai processi decisionali è immediata, il contributo individuale, di qualsiasi natura possa essere, si rende determinante per la realizzazione di un progetto.

Parleremo anche di questo da Talent Garden Milano giovedì 23 aprile dalle 18.30 durante l’iniziativa Crowdfunding per Milano: città, cultura e territorio organizzata da BeCrowdy e bookabook alla quale parteciperanno Aldo Colonetti (Advisory Board Fondazione 3M), Davide Corritore (Presidente Metropolitana Milanese), Simone Serafini (Direttore Commerciale e CRM Eni/Enjoy), Cristina Tajani (Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca Comune di Milano) e Jacopo Tondelli (Direttore Gli Stati Generali).

Accesso libero per interessati e curiosi, ma se avete delle idee su crowdfunding e territorio… è la serata giusta!


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