Il FOIA è quasi legge

Ma quel “quasi” contiene un mondo di insidie e opportunità

andrea fama
Oct 28, 2015 · 3 min read

L’Italia è una delle poche democrazie avanzate a non avere ancora una norma adeguata a garantire il reale diritto dei cittadini di accedere alle informazioni in possesso della Pubblica Amministrazione. Una norma che, oltre a costituire un fondamentale principio democratico, è uno strumento concreto in termini di efficiente ed efficace gestione della cosa pubblica, partecipazione e consapevolezza dei cittadini, piuttosto che contrasto alla corruzione, solo per citare i risvolti più significativi.

Cosa si può fare col FOIA

Infografica di Riparte il Futuro

Oggi, dopo anni di impegno da parte di società civile e associazionismo (che poco ha goduto del sostegno e dell’attenzione dei media), il Freedom of Information Act -FOIA è stato finalmente inserito nella riforma della PA, cosiddetta riforma Madia. Le deleghe sono state assegnate al Governo ed è attualmente in corso la scrittura del decreto attuativo che, entro i prossimi 4 mesi, renderà operativa la norma. Si tratta di un passaggio cruciale, che può rilanciare o azzoppare i principi guida alla base del FOIA.

Il testo della norma nasce da una consultazione pubblica, ma la versione su cui bisogna lavorare è quella modificata dall’ufficio legislativo del Partito Democratico. E già a leggerla sorgono diversi dubbi.

Cosa non va nell’ultima bozza resa pubblica

Dalle definizioni, ad esempio, si apprende che con “chiunque” si intende “qualsiasi cittadino italiano”. Ma chiunque è chiunque, sia esso italiano o straniero, e sarebbe quindi opportuno correggere in tal senso l’ambito di applicazione della legge. In caso contrario, non solo verrebbe meno l’universalità del principio (tale per cui anche un cittadino italiano può utilizzare il FOIA statunitense), ma, soprattutto, si creerebbe un meccanismo discriminante che non riconoscerebbe, ad esempio, il diritto di accesso ai tanti cittadini che pur vivendo stabilmente in Italia non hanno la cittadinanza italiana.

Un altro aspetto che genera qualche perplessità riguarda l’art. 5 del testo, dove si legge: “Decorsi inutilmente trenta giorni dalla ricezione della richiesta di accesso da parte dell’amministrazione, questa si intende respinta”. In questo modo si confermerebbe quindi il principio del silenzio-dissenso, mentre in realtà, in caso di diniego, dovrebbe essere la PA a motivarne le ragioni.

E poi ci sono i 10 principi di base senza i quali una legge sul diritto di accesso non può considerarsi una legge sul modello del Freedom of Information Act.

L’importanza di un processo aperto e partecipato

Insomma, siamo di fronte a un’opportunità storica, ma resta ancora molto, delicatissimo lavoro da fare — e sarebbe auspicabile che ciò avvenisse in modo aperto e collaborativo, perché una semplice parola “fuori posto” in sede di scrittura del decreto attuativo potrebbe vanificare l’efficacia di un intero principio.

In primo luogo, sarebbe opportuno, vista anche la natura del provvedimento (trasparenza, partecipazione e accessibilità), che il Governo pubblicasse la versione attuale del testo e le relative modifiche in corso. In secondo luogo, un importante valore aggiunto potrebbe derivare dal rendere tale processo di scrittura/modifica aperto alla partecipazione e ai contributi di quella società civile che, attraverso le proprie competenze e passioni, ha di fatto reso possibile tutto questo, portando un acronimo infelice e poco conosciuto al centro dell’agenda governativa e di una riforma pesante come quella della Pubblica Amministrazione.

La palla è ora al Governo, ma l’attenzione resta alta e non si faranno attendere altre iniziative da parte dei soggetti a vario titolo impegnati in questa partita, a partire dalla conferenza prevista per giovedì 29 ottobre (visibile qui), dove saranno presentate tre autorevoli review al testo di legge in corso di redazione.


andrea fama, è presidente dell’associazione foia.it

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La pubblicazione di Medium in italiano.

andrea fama

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Independent journalist, mediActivist and translator. Contributor at Repubblica.it, l’Espresso, il FattoQuotidiano. President at FOIA.it. Board member at LSDI.it

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