La medicina di genere nella salute mentale
Meich
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“Superare la diagnosi negata”


Il motivo per cui in individui come me il “mascheramento” a volte riesce così bene da non consentire la diagnosi durante l’infanzia a mio modesto avviso è da ricercare nel fatto che le donne in generale si trovavano a dover far sopravvivere una prole totalmente dipendente dalle proprie capacità di accudimento e nutrimento. Questo ruolo genetico ha selezionato femmine capaci di applicare strategie di sopravvivenza per se e per i propri figli estremamente efficaci anche in presenza di deficit cognitivi o comportamentali. In effetti poi anche se si tratta di una esperienza personale, e quindi di un sondaggio estremamente “artigianale”, le mie colleghe Asperger sono in larga maggioranza estremamente gradevoli alla vista e dotate di un QI uguale o superiore alla media.

Questo non le rende meno soggette a tutte le problematiche legate alla sensorialità, all’immaturità emotiva, all’incapacità di comprendere adeguatamente il linguaggio sociale, alle frequenti cadute di autostime, alle ripetute depressioni, ai problemi con l’alimentazione, a problemi anche molto gravi con le dipendenze, alla facilità di essere plagiate dovuta a una ingenuità sociale assolutamente invalidante, a cui si aggiunge l’abitudine culturale di attribuire “isterie” passeggere a mutamenti ormonali e a cattivo carattere che vengono dati per scontati nelle femmine già in età pre-puberale.

La diagnosi negata è poi causa stessa del prosieguo del successo evolutivo nel presente.

La resilienza è uno strumento di superamento dei deficit molto funzionale, e la capacità di autodiagnosticarsi in età adulta permette la presa di coscenza dei propri limiti allo stato dell’arte, e permette la riconciliazione con il proprio “io bambina” regalando una consapevolezza dei propri limiti e indulgenza verso i propri deficit che permettono a volte di gestire una famiglia e anche di inserirsi nel mondo del lavoro anche se in modo discontinuo.

Questo mi vede indecisa e altalenante tra il desiderio che si arrivi a una diagnosi precoce anche nelle femmine per evitare dolore, sofferenza e senso di inadeguatezza ed estraneità che spinge a forme di autolesionismo tra le più crudeli e sottili, e ad auspicare invece che non si elimini con la diagnosi alcuni dei nostri punti di forza che ci permettono di arrivare all’obiettivo della riproduzione, che spesso è solo una delle tappe della nostra parabola di crescita che è lenta ma non si arresta in età adulta permettendoci di sviluppare nuovi interessi e individuare in noi talenti prima sconosciuti anche quando siamo molto avanti con l’età.

Grazie per l’articolo Meich, perchè affronta un tema su cui mi interrogo ogni giorno della mia vita.

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