Il segreto del Bosco Vecchio, tra Buzzati e Cansiglio

Questo fenomeno, finora poco studiato, si verifica in qualsiasi bosco, campagna, forra, pascolo o palude: animali e piante manifestano una speciale vitalità quando si trovano in compagnia di bambini e le loro facoltà di espressione si moltiplicano tanto da permettere veri e propri colloqui. Basta però la presenza di un solo uomo adulto a rompere questa specie di incanto.
Dino Buzzati, Il segreto del Bosco Vecchio
Un enorme abete del Cansiglio mi osserva dall’alto dei suoi centinaia d’anni

Un bosco è molto più che un insieme di alberi e piante, è una dimora di sensazioni che non riusciamo ad avvertire quando siamo in città. Il perché richiederebbe lunghi ed estenuanti trattatati o forse basterebbe andarci di persona in un bosco, per capire — non certo con la testa — che laddove non si corre dietro alle lancette di un orologio impazzito, ai doveri e a mille altre piccole o grandi follie, c’è una dimensione che non ha nome e che non ha senso racchiudere in poche parole.

L’amore per il bosco non nasce studiando un libro di biologia ma immergendosi in esso, come dentro un mare. Esistono però libri che ci conducono per mano laddove la ragione non riesce. Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati è uno di quei romanzi che veicola la magia segreta della Natura e lo fa in modo semplice, come se fosse un racconto per bambini e forse viene etichettato come “letteratura per ragazzi” ma ad un occhio attento ed un cuore sensibile, risulta che il bambino a cui si rivolge è quello dentro ogni adulto.

Io l’ho scoperto per caso — chiamiamolo ancora con questo termine “antiquato” — qualche settimana fa e me ne sono letterariamente innamorato. L’ho aperto e pagina dopo pagina, mi sono sentito avvolgere da una sensazione familiare, da ricordi di quando mi trovo a camminare in mezzo agli alberi, da quella indefinibile sensazione che lì, nella natura non addomesticata, non sono solo. Non voglio svelarti nulla, ti invito a leggere il libro, in fondo non sono che poche pagine, scritte con una prosa diretta e senza fronzoli, perché le grandi verità non hanno bisogno di termini oscuri, sono di per sé evidenti, certo non subito e non per la mente che indaga e cerca continui riscontri, ma per quella parte di noi che se ne sta in silenzio e si apre all’inaspettato.

Questo è un libro per tutti quei viaggiatori che amano abbandonare i sentieri più battuti e al mattino presto o nel tardo pomeriggio si lasciano tentare dalla densa ombra di un bosco, quelle persone che di fronte ad un albero antico come un monumento di una loro città, se ne stanno in silenzio, ammirandolo con il rispetto che si deve ad un essere che ha centinaia di anni. Perché un albero non è solo una macchina di legno e di foglie che produce ossigeno, è molto di più e qui le parole servono veramente a poco, perché sono sensazioni quelle che si avvertono, impalpabili.

Sale alla mente un bosco incredibile in cui sono stato lo scorso autunno, prima che l’inverno coprisse di brina e di dolce pigrizia il mondo. Una porzione della foresta del Cansiglio, casa di faggi e abeti dalle dimensioni enormi, mai viste prima, un luogo di un silenzio penetrante, denso di magia. Camminando lì dentro, prima che facesse sera, mi sentivo in un altro mondo, antico e primordiale, dove non abitavano le leggi dell’uomo. Nonostante il mio essere adulto, l’incanto non si ruppe ma ora preferisco tacere ed invitarti a fare silenzio, per entrare in punta di piedi nel Bosco Vecchio, sia esso tra le pagine di un libro, che tra le Prealpi del Veneto e del Friuli.

Solo il fruscio delle cime s’udiva, simile al gemito della risacca.
Dino Buzzati, Il segreto del Bosco Vecchio

Originally published at www.lucavivan.com on March 12, 2016.

A single golf clap? Or a long standing ovation?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.