Il seguito de “La bionda che studia ingegneria al MIT”

Innanzitutto, wow. Quando ho scritto “Cosa dice la gente se sei una bionda che studia ingegneria al MIT”, non mi sarei mai aspettata che l’articolo potesse avere un successo simile.

A pensarci bene, la cosa mi ha sorpreso proprio perché io sono una persona normalissima, niente di speciale: studio ingegneria (ci sono molti ingegneri al mondo), sono una donna (come la metà della popolazione), e sono bionda (cosa di cui avrete già sentito parlare). È sorprendente il fatto che una caratteristica così semplice come il colore dei capelli e così complessa come il sesso, nel contesto degli studi di ingegneria, possa causare reazioni assurde da parte di estranei.

Sono molto grata per le varie opinioni e idee che la comunità online ha condiviso in risposta al mio articolo: certamente ha ampliato la mia comprensione dei tanti stereotipi che le persone da diversi ambienti devono affrontare.

Ringrazio tutti per l’immenso sostegno morale. È toccante leggere commenti positivi da parte di persone che non ho mai incontrato.

Per i commenti negativi, esistono due scelte possibili: 1) consentir loro di distruggermi; o 2) usarli come motivo di base per lavorare ancora di più per sbarazzarsi degli stereotipi e favorire i principi di empatia e gentilezza in contesti sociali.

“Solo un’altra bamboccia dei social media in cerca di attenzione. Scommetto 5 dollari che non fa nemmeno un giorno di vero lavoro da ingegnere.”

“Lo equiparerei a un saggio su quanto ti girano le scatole quando il barista di Starbucks sbaglia il tuo ordine.”

“Vuoi un esempio di problemi veri? Vai a far visita ai bambini malati di cancro.”

“Ma smettila di piagnucolare e vai a fare qualcosa di produttivo.”

“Crede di essere sexy. Ma dalla sua foto non sembra un granché.”

1. È per via di commenti di questo tipo che chi viene offeso dalle parole o dalle azioni degli altri non se la sente di esprimersi apertamente. La semplificazione, la banalizzazione, la derisione e la colpevolizzazione ci fanno tornare indietro di 10 passi, ogni volta.

Quando una persona racconta la propria esperienza nell’affrontare una malattia fisica, un tragico incidente, un disastro naturale, o una situazione terribile, attribuiamo la colpa a cause esterne e indipendenti da quella persona. Ma quando racconta di essere stata offesa dalle azioni o dalle parole di qualcun altro, incolpiamo direttamente la persona che ha condiviso la propria esperienza. Non prendiamo in considerazione i suoi sentimenti e le diciamo di essere meno sensibile, di smetterla di piagnucolare, di farsene una ragione, o di pensare alle persone meno fortunate. Questa è crudeltà nel peggiore dei casi, mancanza di tatto nel migliore.

Con questo atteggiamento, mettiamo a tacere quelle e altre persone. E così il ciclo dei comportamenti irrispettosi continua. Incolpiamo chi condivide la propria esperienza perché non vogliamo ammettere di fare parte del problema: a volte, ognuno di noi è colpevole di dare troppe cose per scontate, di giudicare, di stereotipare e di offendere in qualche modo un’altra persona. Questo ciclo perpetuo che porta a ridurre al silenzio coloro chi cerca di parlare dei propri problemi è stato discusso più volte. Lo ritroviamo anche in casi di violenza domestica, di stupro e di razzismo. Dobbiamo mettere fine a questo tipo di comportamento. Dobbiamo essere consapevoli del nostro atteggiamento e del modo in cui trattiamo gli altri.

2. Ogni esperienza ed emozione è valida e degna di rispetto. Alcune donne si sono dette offese dal fatto che avevo preso in considerazione l’idea di tingermi i capelli di castano per evitare reazioni assurde; queste donne mi hanno riferito che pur essendo castane hanno dovuto affrontare anche loro reazioni simili. So bene che certi tipi di esperienze non sono riservati solo alle bionde.

Vorrei mettere in chiaro che il commento sul tingermi i capelli di castano era riferito al mio contesto personale. Il MIT non ha un gran numero di bionde tra la popolazione studentesca; avere i capelli castani mi avrebbe aiutato a “mimetizzarmi” meglio nella comunità, a dare meno nell’occhio e forse a non essere più presa di mira. In varie occasioni, ho ricevuto sms da amici del tipo: “Vedo una bionda in quarta fila a lezione. Ti si riconosce subito”, mentre mi trovo in una classe con più di 200 persone; i miei capelli tendono a essere un fastidioso faro lampeggiante in un mare di capelli castani. Inoltre, il colore dei capelli è associato a stereotipi. Sono stata stereotipata un sacco di volte per il mio essere bionda; i capelli castani non saranno la panacea di tutti i mali, ma forse possono eliminare lo stereotipo delle bionde.

Il fatto di essere donna ha di sicuro contribuito alle reazioni descritte sopra. So bene che le reazioni offensive, sprezzanti e violente contro le donne e contro le persone LGBT sono un problema enorme. Non sto cercando di banalizzare o sminuire le esperienze o i sentimenti delle more, delle rosse, delle bionde o di qualsiasi altra persona con un altro colore di capelli. Anzi, mi piacerebbe sentire le loro opinioni, esprimere tutta la mia solidarietà per gli atteggiamenti inappropriati che hanno dovuto sopportare e dare loro tutto il mio sostegno morale e incoraggiamento.

3. Non mi considero né mi sono mai presentata come “super bellezza bionda intelligente”. Ho avuto i tipici traumi da sfigata: in quinta elementare ero quella con gli occhiali, l’apparecchio per i denti (quello fisso e pure quello esterno a trazione), l’acne e un gusto terribile per la moda — tutto contemporaneamente. Sono stata vittima di bullismo dalle medie ai primi anni del liceo. Sono passati un po’ di anni, ma nella mia mente per certi versi mi vedo ancora come “quella sfigata”.

4. Pregiudizi e privilegi. Ci sono stati alcuni commenti che hanno descritto il post come “egocentrico” e hanno espresso con sarcasmo la commiserazione per il mio essere “una donna bianca, bionda, giovane, privilegiata e con l’opportunità di usufruire di un’istruzione di alto livello al MIT”. È vero che le seccature di cui ho parlato sono marginali, ma il loro effetto nell’insieme può essere molto pesante, specialmente se si tratta di situazioni affrontate quotidianamente da moltissime donne. È “la morte causata da un migliaio di taglietti da foglio di carta perché non hai avuto il potere di fermarli”.

Non ho parlato della mia esperienza di donna bionda come se fosse la sfida principale che devo affrontare in questo momento. Non è proprio il caso di dare per scontato che tutto il resto della mia vita sia una passeggiata; ho dovuto affrontare anche situazioni di vita o di morte. So cosa significa rischiare di perdere un genitore per un arresto cardiaco, ho un fratello che soffre di una malattia grave e potenzialmente letale e io stessa ho avuto un intervento al cuore. Detto questo, non cambierei niente del mio passato e delle mie esperienze, proprio perché hanno avuto un ruolo formativo nel modo in cui affronto la vita.

Ci sono molte cose che non ho ancora vissuto e che molto probabilmente non vivrò mai, perciò non riuscirò mai a comprenderle del tutto. Sono immensamente privilegiata sotto molti punti di vista, e me ne rendo conto sempre di più ogni giorno che passa. La vita è dura; e per alcuni è decisamente più dura che per altri. La difficoltà è relativa. Tutti fanno esperienze diverse e la reazione di una singola persona dipende dalle sue esperienze e dalle sue opinioni precedenti. Possiamo anche non capirla completamente, ma possiamo almeno provare a essere comprensivi e di mentalità aperta. Mi si spezza il cuore a pensare a chi nel mondo deve affrontare sfide inimmaginabili, oltraggi orribili, ingiustizie sconfortanti e le situazioni più terribili. Poter alleviare anche una minima quantità di sofferenze con quello che faccio nella mia vita sarebbe un onore per me. Non scegliamo noi le circostanze in cui nasciamo e la cosa migliore che possiamo fare è aiutarci l’un l’altro come esseri umani, soggetti alla casualità della condizione umana e destinati a condividere la stessa realtà fisica così effimera.

5. L’essere vulnerabili è la qualità umana più sottovalutata. So che Internet è un posto turbolento, che l’anonimato protegge anche i comportamenti più irresponsabili e che la gente a volte è offensiva solo per il gusto di esserlo. Mi piacerebbe che fosse permesso alle persone di condividere le loro esperienze e idee senza essere giudicate e senza ricevere commenti umilianti; è una semplice cortesia che può e dovrebbe essere concessa a tutti. In poche parole, quello che conta è come ci sentiamo con noi stessi e come facciamo sentire gli altri. Quando condividiamo i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre esperienze con altri, diventiamo vulnerabili. Ed è proprio questa vulnerabilità che incoraggia anche gli altri a condividere pensieri, sentimenti ed esperienze con noi, diventando a loro volta vulnerabili. È questo tipo di onestà e franchezza che permette di stabilire relazioni veramente profonde e meravigliose con un’altra persona.

Siamo tutti sulla stessa barca, a prescindere dal colore dei capelli, dalla razza, dal sesso, dall’orientamento sessuale, dall’istruzione, dalle origini, dall’appartenenza etnica, o dalla nazionalità.

Cerchiamo di essere migliori.


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