Il tema dell’immigrazione nei talk show… che tristezza


Nella programmazione televisiva di questi giorni, si capisce pienamente perché il talk politico, o quello di informazione che dovrebbe farci capire le cose ponendo temi e visioni distinte ma serie, sia in crisi. Giustamente le vaporose (e quantomai distanti dal reale) redazioni giornalistiche propongono come temi di punta l’immigrazione, i morti nel Canale di Sicilia e soprattutto il come si possa trovare una soluzione duratura al problema. Se il conduttore di turno e la squadra di redattori e inviati attorno sono seri, vi sono mediazione giornalistica, proposizione di servizi interessanti e domande mirate. Se la serietà manca, si hanno solo chiacchiere in libertà, in stile bar sport oppure panchina di paese. Peccato che i protagonisti dei talk non siano dei cittadini annoiati o presi dalla vita quotidiana, ma politici che paghiamo per risolvere i nostri problemi, non per sparare aria fritta e la filastrocca cantata, partorita dagli uffici comunicazione dei loro rispettivi partiti.

Sentire De Girolamo, Bonafè, Alfano o Richetti, qualunque sia l’orario e il salotto televisivo prescelto, è lo stesso. Ripetono le stesse parole, che se elencate per filo e per segno da una persona sveglia, creerebbero la fortuna di un bravo comico o giornalista dalla penna mordace.

I mantra sono sempre gli stessi e si riassumono in: “L’Europa deve fare di più“. Peccato che questa frase sia pronunciata spesso da nostri parlamentari europei, i quali dovrebbero sapere che la Commissione può fare poco se il Consiglio dei capi di Stato e di governo non decide di intervenire; sarebbe corretto dire, “i governi devono fare di più“. E i Trattati europei, che anche l’Italia ha firmato, dicono chiaramente che deve essere il primo Paese soccorritore a smistare le pratiche di asilo. Come abbiamo spiegato in un precedente articolo, non possiamo rispedire nessun straniero indietro se nella terra d’origine non vi sia una democrazia stabile che garantisca concretamente i diritti umani oppure se non abbiamo prima verificato la domanda d’asilo del migrante. Quindi avremmo bisogno di un polo organizzativo da Bruxelles.

Finalmente il nostro governo ha posto al centro la questione“, si dice, dimenticandosi che siamo un Paese fondatore dell’UE e che non abbiamo più bisogno di passerelle o pacche sulle spalle, ma di soluzioni concrete. Il Semestre Europeo, che doveva risolvere tutti i nostri problemi, perché non è stato impostato su questo?

Avremo più soldi per l’operazione Triton“, che è una missione di polizia, non di salvataggio e solamente fino a 30 miglia dalla costa italiana. Pertanto inutile, visto che i barconi vanno in difficoltà dal 40esimo miglio in poi.

Bombardiamo i barconi“. Ma stiamo scherzando? Cosa vorreste fare, distruggere barche vuote? E se sono piene spariamo a gente inerme? Siamo veramente in grado di controllare una costa intera che tocca numerosi paesi?

Quando qualcuno dirà che per risolvere il problema la dobbiamo smettere di depredare quelle terre per il nostro finto benessere, che dobbiamo smetterla anche di pensare ai nostri affari mettendo il naso nei governi altrui e che per risolvere le questioni a livello europeo ci vorrà tempo (è prevista una modifica dei Trattati) sarà forse troppo tardi.


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