Il tuo vicino è un social media manager

Anche se ancora non lo sai

Avevo pensato di scrivere un post sulla fine delle code dell’Expo, poi però per fare la rivoluzionaria (?) ho deciso di lanciarmi su qualcosa tra il polemico e l’auto-riflessivo.

Ogni giorno nascono social media qualcosa.

Spesso anche dall’inaspettato. Hai fatto biotecnologie? Agraria? O forse non sei convinto di giurisprudenza?

Allora…

Benvenuto nel favoloso mondo del social media management!

Indossa il tuo completino migliore, apri Facebook, poi twitta qualcosa. High five! Hai Instagram? Il gioco è fatto! Hai tra le competenze di Linkedin «Facebook»? (Facebook?!? O_o mi sa un pò come quelli che scrivono nel cv «navigazione web» -signori benvenuti nel 2015…- ndr)

Partiamo dal presupposto che sono una di quelle persone che quando tutti iniziano a fare le stesse cose mi stufo. Del tipo che alle medie tutte le mie amiche erano fans dei Take That e io avevo i poster dei Blur (solo uno, di Damon Albarn, per la precisione, ma questa è un’altra storia…).

È mia personale opinione che in questo momento, aprire partita iva e lavorare come freelance nel mondo social, sia come essere una pecora bianca in un gregge infinito di pecore. Tutte bianche.

Una noia mortale.

Il che tradotto a livello lavorativo significa: molto difficile distinguersi dalla massa. Il che equivale a dire: difficile guadagnarci e viverci (bene).

Penso che saremo tutti d’accordo se dico che i social sono (e saranno) sempre più presenti ed essenziali per la vita dei brand. Ma siamo davvero sicuri che non si stia davvero eccedendo nel numero di social media qualcosa?

Tutto sta nel differenziarsi, trovare la propria nicchia e rispondere ad un’esigenza del mercato. Ma il mercato ha ancora così tanta necessità?

Boh… sta di fatto che la moltiplicazione è tutta intorno a noi.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.