in morte di Friendfeed, la prima vera community social italiana


Il 9 aprile 2015 i server di Friendfeed verranno spenti.
Forse ad alcuni questo nome oggi non dirà granché ma è stato un passaggio molto importante per i Social Media, soprattutto in Italia.
Friendfeed nasce in quel periodo degli anni 2000 in cui si iniziava a scorgere il valore dei Social Media, ben oltre il “web 2.0", ma in cui ancora mancavano strumenti validi per realizzarlo.
Era la fine del 2007, esisteva già Facebook e Twitter, Flickr e Youtube ci avevano aperto una finestra su nuovi mondi e non era ancora chiaro come avremmo potuto spingere il blog verso questi nuovi confini.
Friendfeed era lo strumento giusto al momento giusto: permetteva di aggregare in un unico posto i contenuti che normalmente sarebbero stati dispersi in decine di social network, aggiungendo commenti e ulteriori contenuti.
L’idea era così geniale che il suo sviluppo fu fulminante e ben presto la visualizzazione dei contenuti, commenti, like, diventò in tempo reale: un balletto di interazioni sui nostri schermi che, semplicemente, fino ad allora non si era mai visto. Esaltante.
Non a caso venne acquistato da Facebook nel 2009, un modo per ingaggiare i suoi geniali creatori e per togliere di mezzo un temibile concorrente.
Facebook decise di non spegnere subito il servizio ma nessuno ci lavorò più da quel giorno.
Molte delle innovazioni che oggi caratterizzano Facebook provengono da lì.
Ma il valore “social” di Friendfeed fu persino superiore a quello tecnologico.

Friendfeed è stato forse il Big Bang delle community social come le conosciamo oggi.
L’ambiente più fertile e dinamico, non solo in Italia.
La sua popolarità venne dalla qualità dei contenuti che si potevano trovare al suo interno.
Non a caso nel primo nucleo di colonizzatori vi era uno dei blogger più popolari al mondo, Robert Scoble, che la fece conoscere molto, soprattutto in antitesi alla leggerezza e dispersività di Facebook.
Insomma una piattaforma per i contenuti di qualità e gli approfondimenti.

In Italia venne notata subito da quella community online legata ai blog, definita “blogosfera”, sia dai pionieri sia da chi aveva iniziato successivamente a costruire una propria identità forte, che spesso raggiungeva i mass media, a volte con risvolti commerciali.
Il boom dei social network rischiava di disperdere questa community preziosa e queste identità.
Friendfeed era la soluzione ideale per continuare a far vivere la propria identità online e in pochissimo tempo radunò una quantità di autori e personaggi digitali che fino ad allora non si era mai vista in Italia su un’unica piattaforma.

Successe lì per la prima volta qualcosa che poi avremmo visto sempre più spesso: la capacità, catalizzando tali contenuti, di influenzare non solo la scena digitale stessa ma anche contaminare i mass media (la stampa, la tv).
Diversi giornalisti ed esperti di comunicazione presero a frequentare Friendfeed e potevano attingere da lì dati, elementi, informazioni.
Questa concentrazione di contenuti attirò anche i blogger di seconda, terza e quarta generazione (figli spesso del gran parlare che si faceva del blog sui mass media), semplicemente perché quello era IL posto dove essere.

È lì anche che abbiamo visto dove può portare una tale collisione di identità ed esperienze in un unico spazio digitale.
Alcuni parlerebbero di degrado e fino a poco tempo fa non nascondo che ne ero convinto anche io.
Ma a distanza di tempo devo ammettere che era semplicemente un’anticipazione di quello che sarebbe successo negli anni successivi mille volte in mille contesti analoghi.
La comunità italiana di Friendfeed smise gradualmente di concentrarsi sui contenuti per concentrarsi soprattutto sulle relazioni in quanto tali, sui rapporti tra i vari personaggi (influencer o meno), fino a diventare quasi autoreferenziale, sempre più distaccata dal resto, e frantumandosi in più gruppi/community separati.

Non è necessariamente un’evoluzione negativa, succede da sempre (persino nei gruppi sociali reali), ma ben presto FF (come veniva abbreviata) si trasformò da felice convivenza a convivenza forzata in un unico spazio, generando sempre più conflitti.
La parte peggiore di noi” che quella situazione tirava fuori era sorprendente per chi era abituato ad un ambiente digitale esternamente buonista in cui tutti, da sempre, sembravano o volevano apparire in armonia.
Il sarcasmo, la cattiveria, il trolling, il bullismo di gruppo emersero all’attenzione di tutti e diventarono parte del panorama, qualcosa che oggi non ci meraviglierebbe molto.
Il lato oscuro della natura umana che ha sempre fatto parte della Rete fin dall’inizio ma che la community online di volta in volta tenta sempre di bilanciare, per sopravvivere e autoconservarsi.
Per la prima volta ci trovavamo di fronte a una community (o una piattaforma ormai) che alimentava sempre più questa tendenza in una sorta di Digital (Micro-)Celebrity Deathmatch senza fine e senza confini, contribuendo a un abbandono lento e inesorabile, soprattutto dei meno motivati.

Tutto questo non avveniva per la natura particolarmente malvagia o incattivita dei suoi partecipanti (tutt’altro), era probabilmente inevitabile in un contesto senza contromisure naturali.
E ancora oggi osserviamo lo stesso identico fenomeno su Facebook prima e oggi su Twitter.
L’universo dei Social Media nato dal Big Bang di Friendfeed, in cui ancora oggi viviamo, tende rapidamente all’entropia.

Negli ultimi 20 anni ho partecipato alla nascita, e visto morire, decine di community online nei contesti più differenti.
Accade sempre così.
Ci lasciano un’eredità, in termini di relazioni, di conoscenze, di amicizie, di esperienze che vale la pena portare avanti e che spesso attraversano di volta in volta ogni nuovo gruppo online.
O almeno, a me capita così. Quanti ancora, dalle prime community a cui ho partecipato, oggi fanno parte del mio orizzonte su Facebook o su Twitter.
Ma in questo caso ci lascia qualcosa in più: la questione su come evolverci nei Social Media e bilanciare meglio questo fenomeno (o esigenza?), su come affrontare meglio la scoperta della natura umana online.

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