Italicum, il Governo incassa la prima fiducia

Sono stati 38 del Pd gli astenuti sulla legge elettorale


Superato oggi dal Governo, in Aula alla Camera, il primo scoglio sulla legge elettorale.

L’emiciclo di Montecitorio ha dato il via libera alla prima delle tre fiducie poste sul testo dell’Italicum, con 352 voti a favore e 207 contrari. La fiducia di oggi riguarda l’articolo 1 della riforma elettorale, asse portante del nuovo sistema di voto, frutto dell’accordo siglato tra Pd e Forza Italia, poi riformulato con l’introduzione di nuove modifiche durante il passaggio al Senato (su tutte il premio di maggioranza alla lista e non più alla coalizione), e infine disconosciuto da Forza Italia a seguito della rottura del cosiddetto patto del Nazareno. Domani seguiranno le altre due votazioni su altrettante questioni di fiducia poste dal Governo sugli articoli 2 e 4 del testo.

A seguito della riunione della minoranza Dem, tenutasi ieri in tarda serata alla Camera, stamane tutti riflettori erano puntati sui deputati e sulla loro linea in Aula al momento del voto.

A tenere banco è stato, inoltre, un documento, anticipato ai giornalisti in Transatlantico, presentato da una cinquantina deputati di Area riformista i quali hanno dichiarato il loro voto favorevole al Governo, pur considerando un errore la scelta di Renzi di aver posto la fiducia sull’Italicum.

A ridosso del primo voto di fiducia il fronte del no torna sui propri passi ed è così che il Premier incassa la prima delle tre fiducie sull’Italicum con 352 sì e 207 no.

L’articolo 1 dell’Italicum introduce le più significative novità nel sistema di voto e prevede:
- 100 CAPILISTA BLOCCATI POI PREFERENZE
- CANDIDATURE MULTIPLE
- SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 3%
- PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA LISTA
- BALLOTTAGGIO

— Resta però lo strappo di 38 deputati della minoranza tra cui Bersani, Fassina, Bindi, Epifani, Speranza, Letta, Civati e D’Attorre i quali non hanno partecipato al voto —

Nonostante questo il Premier Renzi ha accolto con grande soddisfazione l’esito del voto, ringraziando su twitter i propri deputati ricordando però che «la strada è ancora lunga».

Soddisfatta anche il ministro Boschi, che minimizza i 38 voti mancanti al Pd: «siamo in linea con i numeri delle altre fiducia, è solo il primo passo.»

Un appello agli stessi esponenti del Pd arriva da Dario Franceschini: «si può essere d’accordo o meno sulla legge elettorale e questo è normale ma non votare la fiducia al governo guidato dal proprio segretario è un atto sproporzionato.»

Gli altri voti mancanti arrivano dalle file di Area Popolare: Lorenzin in missione mentre De Mita, De Girolamo e Cera non hanno partecipato al voto.

Il vice segretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, ridimensiona quanto accaduto alla Camera: «il voto di fiducia è molto alto, il secondo più alto di tutta la legislatura. Si è contenuto anche lo strappo nel Pd e
rassicura non espelliamo mai nessuno.»

Dal fronte opposizioni non arrivano sorprese: nessun partito di minoranza sceglie l’Aventino, ma sia FI che Sel, Lega, FdI e M5S confermano il loro no alla fiducia.

In serata, dal Movimento 5 Stelle, fanno sapere che stanno riflettendo sull’eventualità di raccogliere le firme per un referendum abrogativo dell’Italicum: «decideremo nei prossimi giorni», spiega Danilo Toninelli.

Domani sono in programma gli altri due voti di fiducia, uno la mattina l’altro il pomeriggio.

L’ultimo scoglio che il Governo dovrà affrontare sarà la settimana prossima con il voto finale, a scrutinio segreto, sul provvedimento, senza la possibilità di mettere la fiducia. Sono forti i timori secondo cui in virtù dell’anonimato potrebbero coalizzarsi i dissidenti Pd con parte delle opposizioni.