L’eclissi social(e)

Ovvero del fotografismo esistenziale

L’ultima eclissi solare ha dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, quanto gli umani gettati in questo scorcio temporale, abbiano desiderio di guardare le stelle, la luna, il sole.

C’è una sete di evasione interstellare comprensibile e anche un po’ romantica, nel senso vero (e drammatico) del suo significato.

Perciò non sono rimasto stupito del successo, come mi pare sia accaduto agli addetti ai lavori (astrofisici, astronomi e dotta compagnia) per esempio all’Università di Tor Vergata, dove ho avuto la fortuna di partecipare all’osservazione dell’eclissi solare parziale di venerdì 20 marzo 2015.

Un pubblico soprattutto di giovani studenti, una folla educata e curiosa, che aspettava in fila con pazienza sia per entrare in aula, dove il sagace professor Berrilli provava ad avvicinarci meglio ai misteri del sole, della luna e della nostra Terra, sia fuori, per usufruire dei telescopi predisposti per seguire il “movimento” (mai come durante un’eclissi si comprende quanto tutto si muova) dei protagonisti nel cielo.

Vedere tanti ragazzi intorno ad un argomento come questo riempie il cuore di ottimismo. Non c’è che dire. Mentre qualcosa in più occorre dirla su un malanno che si portano dietro (anche molti di noi “senior”) in questo inizio di terzo millennio:

Il fotografismo esistenziale

Ne avevo già scritto in parte a proposito della bulimia fotografica dei viaggiatori, ma in questo caso la patologia è ancora più grave, perché è figlia della follia social che prende il sopravvento sulla realtà.

Praticamente se non dimostri sul social network (via foto immediata, e quindi con lo smartphone) che in effetti stai “osservando l’evento” è come se non lo stessi facendo.

Il risultato è paradossale. Tutti in fila a fotografare con il proprio mezzo, dall’occhio del telescopio, generando non solo molto più tempo d’attesa (non è facile mettere a fuoco la messa a fuoco) ma soprattutto una serie d’immagini clone che finiscono in rete. Che senso ha?

https://instagram.com/p/0cfRoumbgo/?taken-by=rondoner

Così, dalla sensazione di profondo ottimismo sale invece un’ansia contemporanea di “eclissi sociale”. Già analizzata e denunciata un po’ da tutti, per cui l’umanità comunica sempre di meno dal vivo e sempre più sul mezzo elettronico, dove può permettersi di schermare e filtrare, mostrare solo ciò che vuole, ed impedire, quello che Sartre aveva individuato come uno dei più spietati mostri sociali: “Lo sguardo (l’occhio) dell’altro”.


Originally published at paroletario.blogspot.it.

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