La SocialMediAbility delle Aziende Italiane
Ovvero la sintesi della sintesi della IV edizione dei risultati dell’indagine dell’Osservatorio IULM. Secondo me.
La scorsa settimana sono andata alla presentazione dei risultati dell’indagine sull’indice di SocialMediAbility delle aziende italiane dell’Osservatorio IULM.
In breve questo indice valuta come e quanto il campione delle 720 aziende monitorate, appartenenti al settore alimentare, bancario, arredamento, hospitality, moda & design, utilizzino i social media per attività di marketing, comunicazione e relazione con gli utenti.
Quello che è interessante è che l’indagine non si limita a raccontare, come quasi sempre avviene, le performance delle solite grandi aziende, ma si basa su realtà di dimensioni differenti in grado di rappresentare al meglio “lo stato dell’arte”.
Qualche considerazione sui risultati
I risultati che sono emersi non mi hanno stupito più di tanto. In generale risulta un quadro in crescita: c’è più consapevolezza da parte delle aziende sull’uso dei social e del digitale ma l’Italia delle aziende (non dei consumatori), resta comunque un passo indietro.
Niente di nuovo, eh?!?
L’andamento è positivo e, senza addentrarmi nei numeroni, c’è più apertura e l’indice di socialmediabilty è cresciuto.
Un dato che mi è balzato all’occhio (per deformazione professionale ndr) è che il 25% delle aziende monitorate non ha un sito web istituzionale. Il professor Guido Di Fraia, Direttore scientifico della ricerca, ha detto che spera che l’anno prossimo sia un dato da tralasciare. Ma tant’è ad oggi è ancora lì e fa pensare.
Le aziende sono timide: aprono i canali social ma poi non li aggiornano e non inseriscono le icone sul loro sito (e -aggiungerei io- non fanno aprire i link in una nuova scheda…).
Emerge che il canale più utilizzato resta saldamente Facebook, ma crescono anche YouTube, Twitter e Linkedin e Instagram che cresce a doppia cifra, passando dal 4% al 34% (wow!). A quando le aziende su Medium?
Detto questo però, le aziende continuano ad utilizzare poco il linguaggio del canale e su Facebook tendono a parlare al consumatore come in uno spot, al posto di usare un approccio “Hey consumatore, facciamo qualcosa insieme?”.
Si è parlato tanto di content marketing e del fatto che ogni azienda è e dovrà essere sempre più editrice di sè stessa. Ci vogliono competenze e figure specifiche in azienda che non tutte hanno.
Più caring e meno specchi
Va migliorato il social caring e come ha detto Mauro Lupi, Strategic Director di DigitalBreak: “Nelle nostre aziende dovremmo sostituire gli specchi con delle finestre, che permettano di colloquiare con le persone, perché non esiste una strategia social, esiste una strategia di relazioni”.
Verso fine mattinata, twittavo affamata mentre mi chiedevo perchè ad ogni evento ci sia sempre qualcuno che fotografa tutte le slide... mah! Meno male che è giunto in mio soccorso il buffet aggratis dello IULM e… ciao povery!
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