Giovani iraniani celebrano l’accordo sul nucleare, Theran, 14 luglio 2015, Reuters/Tima

La speranza di Teheran

L’accordo sul nucleare in Iran, prevede la revoca delle sanzioni economiche occidentali in cambio della limitazione delle attività nucleari per 10 anni

di Silvia Boccardi


Il 14 luglio è stato firmato a Vienna l’accordo storico tra Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Iran sul nucleare di Teheran.

L’accordo prevede la limitazione dell’attività nucleare iraniana per più di dieci anni e permette periodici controlli da parte dell’ONU alle sue installazioni nucleari in cambio della revoca delle sanzioni economiche imposte da ONU e potenze occidentali.

i ministri degli esteri e i rappresentanti di Stato, dopo la firma dell’accordo sul nucleare in Iran, palazzo delle Nazioni Unite, Vienna, 14 luglio 2015, Reuters/Carlos Barria

Ci sono voluti anni e più di ottanta pagine per dare una cornice legale a un accordo che stabilisse le tempistiche per entrambe le parti: l’Iran spingeva per la revoca totale dell’embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2006, mentre dall’altra parte Europa, USA e ONU temevano che, avendo accesso a armi e ad entrate per la vendita del petrolio, l’Iran possa supportare attivamente il Presidente Bashar al-Assad in Siria.

Ma le condizioni imposte ora sembrano limitare questo rischio.


AMERICA

Questo accordo è anche il preludio di uno storico riavvicinamento diplomatico tra Stati Uniti e Iran, due stati che condividono una lunga storia di amicizia, antagonismo e conflitti.

Dall’imposizione di un re filo occidentale nel ’53 alla sua deposizione con la rivoluzione del ’79 in seguito rivendicata dagli Islamisti, dall’appoggio statunitense a Saddam Hussein nella prima guerra del golfo contro l’Iran alla cooperazione nel costruire un governo post-Taliban in Afghanistan, dall’axis of evil di Bush alla vittoria del Presidente Ahmadinejad nel 2005, dalle sanzioni economiche dell’ONU fino alle elezioni del più moderato Hassan Rohuani, le relazioni tra i due paesi sono sempre state strette.

Questo accordo rappresenta una grande vittoria per l’amministrazione di Barack Obama, che adesso si trova ad affrontare l’ala repubblicana del suo governo per l’approvazione ufficiale del negoziato.

La posizione contraria dei Repubblicani potrebbe creare dei problemi ma Obama ha affermato che metterà il veto su qualsiasi legge che impedirà la realizzazione dell’accordo.

ARABIA SAUDITA

Che nell’instabile Medioriente, Riad e Teheran fossero gli indiscussi protagonisti, da sempre contrapposti perché gli uni sunniti e gli altri sciiti, già si sapeva. Il rischio ora, con l’accordo con Teheran è che i rapporti della monarchia saudita con i suoi alleati del Golfo, oltre che con Washington, si incrinino, e che Paesi come il Qatar o l’Oman estendano i propri legami economici e commerciali con l’Iran.

La vera paura della monarchia saudita però è che l’Iran dichiari guerra al Califfato, penetrando direttamente nel territorio iracheno con il consenso del governo sciita di Baghdad e prendendo il controllo diretto delle operazioni militari anche nelle aree a maggioranza sunnita dell’Iraq: un tentativo di accerchiamento dell’Arabia Saudita, che Riad non può permettersi.

YEMEN

Il desiderio di Riad di frenare i gruppi sciiti che intendono consolidare il proprio potere nello Yemen potrebbe però essere realizzato proprio dall’Iran, l’unico in grado di esercitare potere sui militanti houthi che da dieci anni sono protagonisti di una rivolta nel nord del paese che ha ucciso migliaia di civili.

SIRIA

Anche se l’Iran non rinuncerà ad avere un ruolo politico di influenza nel decidere il futuro della Siria, un riavvicinamento alle potenze occidentali potrebbe spingere Teheran a decidere di togliere il suo appoggio al Presidente Bashar al Assad.

ISRAELE

Secondo il premier Benjamin Netanyahu, le concessioni fatte all’Iran sono un errore gravissimo, che permetterà a Teheran di ottenere centinaia di milioni di dollari e quindi di avere la possibilità di acquistare armi nucleari e continuare la sua politica di espansione terroristica nel Medio Oriente.


Un buon inizio?

L’italiana Eni sta già considerando di tornare a investire in Iran. C’è però il rischio che il sospetto reciproco tra paesi del Medio Oriente possa infuocarsi, specialmente il conflitto tra sciiti e sunniti, ma alla fine è proprio il valore strategico dell’Iran a far sì che sia auspicabile un suo coinvolgimento più responsabile a livello internazionale.

E l’accordo in sé rappresenta un fondamentale successo diplomatico.